Il PMI manifatturiero dell’Eurozona rasenta un valore vicino alla stagnazione, ma segnali positivi per l’Italia

 Il PMI manifatturiero dell’Eurozona rasenta un valore vicino alla stagnazione, ma segnali positivi per l’Italia

manifatturiero-1

[dropcap]C[/dropcap]onseguentemente alla prima contrazione dei nuovi ordini da giugno 2013, il settore manifatturiero dell’Eurozona ha rallentato ad un valore vicino alla stagnazione con sia i prezzi di acquisto che quelli di vendita che hanno raggiunto valori più bassi rispetto ad agosto.

Il valore finale destagionalizzato Markit Eurozone Manufacturing PMI™ è diminuito al valore più basso in 14 mesi di 50.3, al di sotto della precedente stima flash di 50.5 e del valore di agosto di 50.7. Il valore medio del PMI del terzo trimestre è stato di 50.9 ed è risultato il più basso sin dallo stesso trimestre dell’anno scorso.

L’Irlanda ha continuato a guidare la classifica dei PMI per il settimo mese consecutivo, ciò si è verificato nonostante il corrispettivo tasso di crescita sia rallentato dal valore più alto in quasi 15 anni di agosto. La Spagna, malgrado la leggermente più lenta contrazione, è rimasta in seconda posizione. Le altre due sole nazioni a registrare PMI positivi sono state Italia e Paesi Bassi, ambedue con risultati in salita.

Classifica PMI Manifatturiero per Paese: settembre
Irlanda 55.7 minimo su 2 mesi
Spagna 52.6 minimo su 7 mesi
Paesi Bassi 52.2 massimo su 2 mesi
Italia 50.7 massimo su 2 mesi
Germania 49.9 (flash 50.3) minimo su 15 mesi
Francia 48.8 (flash 48.8) massimo su 4 mesi
Grecia 48.4 minimo su 11 mesi
Austria 47.9 minimo su 17 mesi

A settembre è risultato particolarmente stagnante il settore manifatturiero della Germania, il corrispettivo PMI ha raggiunto un valore al di sotto della soglia neutra di non cambiamento di 50.0 per la prima volta da giugno 2013. La crescita è rallentata al valore più basso in 15 mesi, mentre i nuovi ordini sono diminuiti al tasso più veloce in quasi due anni e per la prima volta dallo scorso giugno. Il tasso di crescita dei nuovi ordini è stato leggerissimo mentre rimane invariato quello del livello occupazionale.

Anche i PMI della Grecia e dell’Austria sono scivolati in territorio di contrazione, mentre rallenta la diminuzione in Francia anche se al tasso di declino più lento in quattro mesi.

Anche se il tasso di crescita è stato simile al valore minimo di agosto, per il quindicesimo mese consecutivo aumenta la produzione manifatturiera dell’eurozona. Il fattore principale che ha ridotto la crescita della produzione è stato la tendenza dei nuovi ordini totali, che ha mostrato la prima contrazione in 15 mesi.

La contrazione dei nuovi ordini totali è stata generalmente provocata dalla debole domanda nazionale in quanto gli ordini esteri hanno osservato un modesto aumento. Anche le incertezze geopolitiche e di mercato hanno sicuramente avuto un peso. Diminuiscono i nuovi ordini in Germania, Francia, Austria, Grecia e, a livelli di quasi stagnazione, in Italia.

Ciononostante, a settembre ha continuato a diminuire la domanda estera, con le esportazioni che hanno registrato l’aumento più lento dal luglio 2013. Nonostante la crescita dei nuovi ordini esteri sia rimasta solida in Italia, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda, è rimasta pressoché statica in Germania, Francia e Grecia, mentre è stato registrato un netto declino in Austria.

Rimane troppo debole la prestazione del settore manifatturiero di settembre per essere in grado di creare un numero significativo di nuovi posti di lavoro che rimangono quindi sostanzialmente invariati. Livelli occupazionali in aumento in Italia, Spagna e Irlanda sono stati controbilanciati da quelli minori riportati in Francia, Austria e Grecia. Rimangono invece invariati quelli della Germania e dei Paesi Bassi.

A causa dei minori costi per materie prime, a settembre si contraggono per la prima volta in quatto mesi i prezzi medi di acquisto. Allo stesso tempo i minori prezzi di acquisto e le forti pressioni da parte della concorrenza hanno provocato la prima contrazione dei prezzi di vendita da aprile, con nessuna delle nazioni coperte dall’indagine che ne ha riportato un aumento.

Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha dichiarato: «I dati PMI di settembre sono risultati alquanto pessimisti, infatti l’area euro ha perso quella spinta osservata ad inizio anno, sbandando a livelli di quasi stagnazione. Anche le previsioni sul prossimo futuro destano preoccupazioni, infatti peggiorano per la prima volta da giugno dell’anno scorso i nuovi ordini, dato questo che suggerisce come la produzione potrebbe iniziare a diminuire durante l’ultimo trimestre dell’anno. Di certo non è una sorpresa che le aziende campione si stiano dedicando al taglio dei costi. Ciò si traduce nell’attuale carenza di creazione di nuovi posti di lavoro e nei segnali alquanto deprimenti di poca speranza di riduzione del tasso quasi da record di disoccupazione della regione. Le imprese campione hanno inoltre diminuito i prezzi a scapito dei loro margini di profitto nell’intento di stimolare le vendite. A segnale dell’allargarsi delle pressioni deflazionistiche, i prezzi diminuiscono in tutte le nazioni coperte dall’indagine per la prima volta in più di un anno. A settembre, a prova dell’espandersi del malessere economico, si uniscono alla Francia riportando contrazioni la Germania, l’Austria e la Grecia. Ciò che desta più preoccupazione è il ritorno alla contrazione della Germania per la prima volta da giugno dell’anno scorso. Fattore questo che suggerisce come il centro nevralgico industriale settentrionale sta pagando le conseguenze della scarsa domanda della zona euro, della diminuzione dell’ottimismo, e della contrazione delle esportazioni dovute alla crisi dell’Ucraina e alle sanzioni Russe. L’indebolimento del settore manifatturiero provocherà maggiori pressioni sulla BCE per fare di più nel cercare di rinvigorire l’economia, e senza ombra di dubbio rafforza la necessità di alleggerimento quantitativo. In molti sperano che la riunione di questa settimana mostrerà una determinazione nell’affrontare il rallentamento con dettagli sul programma aggressivo di acquisto di ABS e obbligazioni garantite».

Redazione

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.