Il sarto delle scarpe che fa gola ai francesi

 Il sarto delle scarpe che fa gola ai francesi

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Carlo Daveri, fondatore e presidente di DVR Capital

[dropcap]«A[/dropcap]ll’estero ci sono tanti investitori interessati all’Italia. Hanno capito che, dopo la burrasca degli ultimi anni di crisi, il Paese è rimasto in piedi e conta molte imprese che possono far gola a chi ha capitali da investire». La pensa così Carlo Daveri, fondatore e presidente di DVR Capital, merchant bank milanese che dal 2008 ha operato 50 operazioni di fusione e acquisizione di società italiane e cura l’attività di advisory per le operazioni nel nostro Paese di grandi fondi internazionali.

A conferma dell’attenzione dei grandi capitali nei confronti del nostro Paese, l’ultima operazione seguita proprio da DVR Capital che ha visto L Capital Management e L Capital Asia, due società di private equity sponsorizzate dal Gruppo Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH), acquisire una quota del 30% nel calzaturificio Vicini S.p.A., società proprietaria del marchio Giuseppe Zanotti Design (GZD).

Giuseppe Zanotti è nato a San Mauro Pascoli, una piccola città nei pressi di Rimini, nota per la sua tradizione calzaturiera.
Giuseppe Zanotti è nato a San Mauro Pascoli, una piccola città nei pressi di Rimini, nota per la sua tradizione calzaturiera.

Quello di Giuseppe Zanotti Design è il tipico esempio di Made in Italy vincente. Scaturito dal genio e dall’inventiva di Giuseppe Zanotti, originario di San Mauro Pascoli, un piccola città a pochi chilometri da Rimini, nota per la sua grande tradizione calzaturiera, il marchio ha un fatturato in costante crescita: dai 71.000 euro del 2011 agli 81.000 del 2012 per raggiungere gli oltre 115.000 del 2013, con un’ottima previsione per il 2014 con un’ulteriore crescita a doppia cifra.

sneakerL’estro di Giuseppe Zanotti non si è limitato alla calzatura da donna elegante, ma negli anni ha lanciato un’ampia gamma di sneaker da donna e da uomo che stanno riscuotendo sempre più successo sul mercato e nel mondo dello spettacolo, la jewelry collection, nata come estensione del gioiello per il piede, e, infine, la linea Giuseppe Homme, dedicata all’uomo che ama lo stile.

scarpe-2Il successo dell’azienda, che produce 2.300 paia di scarpe al giorno per un totale di 450.000 paia annue, è particolarmente significativo in quanto bilanciato in tutti i maggiori mercati mondiali: in USA, in Europa e nel Far East, mercati nei quali il numero dei monomarca di proprietà e dei franchisee raggiungerà la soglia dei 100 per la fine del 2014.

«Da un punto di vista strategico – spiega Daveri – la nuova partnership nasce dalla volontà di Giuseppe Zanotti, il quale ha intelligentemente scelto di creare, grazie all’apporto di capitali esteri, le condizioni ideali per promuovere la futura crescita della società nei sempre più competitivi mercati globali. Sotto questo aspetto, l’operazione è stata strutturata in modo da non interessare la posizione finanziaria netta della società. Zanotti potrà così continuare il proprio impegno nella vincente strategia di questi anni, senza modificare i modelli di attività della società e mantenendo il controllo e l’organizzazione attuali. Il supporto di un partner come L Capital consentirà una più efficace penetrazione nei diversi mercati e promuoverà l’ingente e ancora inespresso potenziale del brand Giuseppe Zanotti Design».

Il lusso, come dimostra anche l’accordo tra Zanotti e L Capital, rimane il settore d’elezione per gli investitori internazionali che guardano al nostro Paese. Dall’inizio del 2011, infatti, sono state quasi 200 le operazioni di fusione e acquisizione operate da aziende straniere in Italia, con 54 miliardi di euro investiti nel know how e nei prodotti di punta delle eccellenze italiane. Se operazioni come quelle di Krizia, Loro Piana e Poltrona Frau hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, quasi tutti i settori produttivi della nostra manifattura sono attrattivi per gli investitori esteri.

A testimonianza di tale interesse e a riprova che alla base dell’investimento c’è la convinzione nella bontà del prodotto, valgono le parole di Andrea Ottaviano, partner L Capital Management: «È entusiasmante avere l’opportunità di affiancare un grande imprenditore e designer come Giuseppe e tutto il suo team. Siamo convinti che il brand GZD continuerà ad essere all’avanguardia nei prossimi anni nel settore delle scarpe e degli accessori di lusso e siamo impegnati a lavorare con la società per sviluppare pienamente il suo enorme potenziale».

Anche Ravi Thakran, managing partner L Capital Asia, non ha nascosto la sua ammirazione per l’eccellenza del Made in Italy incarnata dalle creazioni di Zanotti: «Sono stato molto colpito dal contenuto creativo e dalla manifattura 100% italiana dei prodotti GZD e credo che il potenziale della società sia eccezionale per un’ulteriore crescita nei mercati asiatici. L Capital Asia collaborerà con la società fornendo l’accesso al suo network di contatti locali e potenziali partner per favorire questo processo nell’imminente futuro».

Sarà grazie ai capitali esteri, dunque, che il nostro sistema industriale, fatto di piccole e medie imprese, potrà riprendere a crescere, superando la crisi nella quale si dibatte da tempo? Non proprio.

«Non tutte le aziende hanno lo stesso appeal all’estero – puntualizza Daveri -. I criteri d’investimento restano molto selettivi. Con il nostro mercato interno che non accenna a riprendersi, infatti, gli investitori sono interessati a puntare su aziende già internazionalizzate o comunque facilmente internazionalizzabili. Aziende troppo piccole o esclusivamente rivolte al mercato interno  risultano poco o nulla interessanti per gli investitori».

«La finanza – continua Daveri – può rappresentare un utile strumento che permette all’impresa di crescere e di internazionalizzarsi. A patto, però, che finanza e impresa imparino a dialogare tra loro. L’impresa non può guardare agli strumenti finanziari come a una qualche forma di sussidio (chi investe lo fa per guadagnarci, anche se in modo “sano”, per cui cerca aziende di qualità). La finanza, dal canto suo, deve evitare un atteggiamento esclusivamente speculativo, ricordando che può guadagnare solo se l’impresa funziona, visto che è nell’impresa che investe».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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