Il Sud cresce se si sviluppa il settore primario

 Il Sud cresce se si sviluppa il settore primario

I dati Istat divulgati qualche giorno fa ci consegnano una fotografia del Paese che non eravamo abituati ad avere, perlomeno negli ultimi anni, soprattutto per quanto attiene alle ottime performance del Mezzogiorno d’Italia, in crescita dell’1% riguardo al Prodotto Interno Lordo e dell’1,5% nell’occupazione.

Dopo sette anni di cali ininterrotti, questi dati generano inevitabilmente molta speranza ma allo stesso tempo occorre analizzarli nello specifico per capire quali potrebbero essere le dinamiche di medio periodo e su cosa provare ad agire per consolidare la crescita.

Il primo aspetto che balza agli occhi se si va a leggere “dentro” quell’+1% è l’incontrovertibile miglioramento del settore primario che fa registrare addirittura un +7,2% sul fronte creazione di valore aggiunto e ulteriori dati positivi sia sul fronte occupazione che su quello delle esportazioni, con aree del Mezzogiorno che fanno registrare dati di crescita negli scambi commerciali in uscita addirittura in doppia cifra. Su tutti l’esempio della provincia di Foggia che fa registrare un incremento delle esportazioni di prodotti agricoli addirittura del +23% (dati Prometeia, elaborati e diffusi da Unicredit).

Oltre all’agricoltura, dati positivi, seppur più contenuti, si registrano anche in altri settori: nel commercio, nei trasporti e pure nelle costruzioni, in questi ultimi anni colpite gravemente da una forte recessione.

Vi sono però unitamente a questi dati molto positivi, segnali non ancora troppo incoraggianti sul fronte industria, dove non vi è ancora crescita, e sul fronte dei servizi, in calo dello 0,6%. Questo potrebbe aprire a due riflessioni, entrambe con possibili elementi di verità: 1 – pensare che i dati positivi siano frutto di un prevedibile rimbalzo nel quale il primo settore a reagire è inevitabilmente il primario. Come dire, quando si è in difficoltà si ritorna alle origini, quasi fosse un arretrare rispetto al progresso conquistato; 2 – capire che questi segnali possono indicare una strada, suggerendo attività, ipotesi di lavoro e soprattutto metodi che possano contribuire a consolidare e migliorare lo sviluppo del Mezzogiorno e del Paese intero.

Evidentemente ci conviene scommettere sulla seconda ipotesi, non per ingenuo ottimismo ma per sano realismo. E scommettere su una lettura positiva della realtà significa concretamente investire sullo sviluppo della filiera agricola, facendo in modo sempre più che l’industria della trasformazione possa essere incentivata e sostenuta, che si lavori sempre più e sempre meglio sulle aggregazioni tra produttori, che si sappiano mettere in campo leadership e intelligenze che siano in grado di creare coesione e non divisione nell’affronto di problematiche strategiche per l’intera economia (l’esempio di ciò che sta accadendo ad esempio nel mercato cerealicolo con prezzi troppo bassi e divisioni tra produttori e trasformatori è sotto gli occhi di tutti), sono aspetti indispensabili per far sì che ci possa essere una reale strategia di crescita, attorno alla quale poter scrivere una pagina nuova per il Mezzogiorno.

Vi sono in conclusione due ultimi “nota bene” che val la pena sottolineare. Innanzitutto c’è da considerare che siamo di fatto all’avvio della nuova programmazione per l’utilizzo dei fondi comunitari e da questo punto di vista di sicuro non mancheranno le risorse per fare in modo di passare dai desideri alle azioni. Occorrerà però allo stesso tempo essere molto rigorosi nel far sì che quanto scritto nei vari programmi operativi possa dispiegare al meglio i propri effetti e da questo punto di vista immaginare una sorta di task force sui territori che sappia monitorare i risultati della programmazione, non solo in termini finanziari ma anche in termini di effettivo impatto, potrebbe essere un modo nuovo per responsabilizzare gli attori locali.

Infine, un ulteriore spunto viene dal progredire della cosiddetta “industria creativa” che non riguarda solo le aree artistiche tradizionali ma anche gusto, artigianato, design. Perciò quando si parla di industria e di strategie per farla crescere occorrerebbe pensare anche a queste nuove declinazioni, comprendenti in maniera significativa l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Insomma, si può realmente fare in modo che il primario diventi sempre più un primario avanzato, dove la lettura della realtà sappia diventare metodo per disegnare il futuro.

Massimo Mezzina

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