Il vino italiano che piace a Obama

 Il vino italiano che piace a Obama

Per festeggiare il compleanno della moglie Michelle, il presidente degli Stati Uniti ha scelto di brindare con il “Costa di Giulia” prodotto da Michele Satta, viticoltore toscano apprezzato in tutto il mondo.

Michele Satta, viticoltore toscano, è in partenza per New York. Qualche mese fa il suo bianco “Costa di Giulia” è stato scelto dal presidente Obama per festeggiare, al Cafe Milano di Washington, il compleanno di sua moglie Michelle. Ma il presidente degli Stati Uniti non è l’unica very important person ad amare i vini di Satta. «Anni fa in un locale di Los Angeles – racconta divertito Michele – ho scoperto che Julia Roberts ordinava sempre il “Costa di Giulia” perché c’era scritto il suo nome».

Michele Satta seduto davanti alle sue vigne
Michele Satta seduto davanti alle sue vigne

 

Essere catapultati sulle prime pagine dei maggiori quotidiani perché scelti dal presidente degli Stati Uniti è senza ombra di dubbio gratificante, ma per chi produce da anni bottiglie tra le migliori al mondo può non essere una sorpresa. «Una piccola azienda artigiana che fa vino», così la definisce il suo fondatore, una delle prime nate nella zona di Bolgheri, le sue vigne si stendono tra Bolgheri e Donoratico e producono oltre ai classici rossi tipici di questa zona anche un Sangiovese 100%, l’unico di tutta Bolgheri, e straordinari vini bianchi come il “Giovin Re” e il “Costa di Giulia”.

Michelle Obama brinda con il "Costa di Giulia" di Michele Satta
Michelle Obama brinda con il “Costa di Giulia” di Michele Satta

 

Ha poco più di vent’anni Michele quando decide di trasferirsi da Varese in Toscana. Rinuncia senza rimpianti all’assunzione in banca e inizia a lavorare come bracciante agricolo nelle fattorie di queste meravigliose terre. Nel 1983 riesce a prendere in affitto una piccola vigna e la cantina e nel 1984 fonda la sua azienda. «A venticinque anni non sapevo ancora che nella vita avrei prodotto vino e messo in piedi un’azienda – racconta – ma volevo rischiare e con le mie mani estrarre dalla terra il frutto. Si può dire che tutto ha seguito la stessa logica della relazione amorosa: c’è una passione iniziale confusa della quale solo il tempo svela il valore». Michele è sposato con Lucia e ha sei figli, cinque femmine e un maschio, Giacomo, iscritto ad Agraria.

VIDEO: Michele Satta racconta la sua terra e i suoi vini.

Il Made in Italy è il nostro petrolio
Un milione e trecento mila euro di fatturato, oltre trenta Paesi in cui esporta vino – dopo New York la seconda tappa principale sarà Mosca -, con una quota di esportazione che si aggira intorno al 50%. Se però si elimina quella sorta di patina sentimentale che ancora fa commuovere qualcuno all’idea che un piccolo imprenditore possa fare qualche cosa di bello e grande insieme alla sua famiglia, la realtà è che in Italia quasi tutti gli strumenti finanziari e giuridici messi in atto stanno gravemente ostacolando l’attività del singolo. «C’è l’ossessione del controllo – spiega Satta amareggiato – e paradossalmente è più libero in Italia chi fa circolare armi e droga piuttosto che chi produce centomila bottiglie di vino piuttosto che quattro prosciutti o dieci formaggi». La Coldiretti ha calcolato che un’impresa agricola perde ogni anno più di cento giornate lavorative per stare dietro alle varie carte burocratiche e dimostrare ai vari enti pubblici il proprio operato.

«Non ho scelto il mio lavoro per un calcolo, altrimenti avrei fatto il funzionario di banca» dice qualche minuto prima di chiudere la conversazione al telefono, ed è per questo che nonostante i mille ostacoli quotidiani questo “piccolo grande” viticoltore non si arrende e fa conoscere al mondo i suoi preziosi vini, il “nostro petrolio” così lo definisce. «Ricordo con gratitudine una frase che un giorno mi è stata detta: tu non dai a tuo figlio il tuo posto di lavoro, tu dai la tua passione per il lavoro». Ed è da questa passione che si riparte sempre.

Bettina Gamba

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