Imprese: boom di domande per “Smart&start Italia”, 394 in 10 giorni

 Imprese: boom di domande per “Smart&start Italia”, 394 in 10 giorni

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[dropcap]B[/dropcap]oom di domande, nei primi dieci giorni, per “Smart&Start Italia”, la nuova edizione dell’incentivo promosso dal ministero dello Sviluppo economico e gestito da Invitalia, che quest’anno è rivolto agli aspiranti startupper di tutto il territorio nazionale e non più soltanto del Sud.

Da quando lo sportello è stato aperto, il 16 febbraio, infatti, sono state presentate ben 394 domande. Nel dettaglio, 215 sono le start up innovative e 179 sono le proposte che derivano da team imprenditoriali che hanno intenzione di costituire un’impresa innovativa.

«Sono richieste di finanziamento, quindi business plan presentati, che provengono o da start up già costituite o da team che hanno intenzione di costituire una start up. Con questi numeri e con questa articolazione, lo strumento risulta equamente utilizzato sia per la nascita di nuova impresa sia per lo sviluppo di start up innovative», afferma a Labitalia Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia.

Se si osserva la distribuzione geografica, la parte del leone la fa sempre la regione Campania, da dove sono arrivate 72 richieste. Ma è interessante la risposta che viene dalla regioni del Centro-Nord, che per la prima volta possono accedere a questo genere di agevolazione. Dalla Lombardia sono arrivate 48 richieste di finanziamento, dal Veneto 42, dal Piemonte 20, dal Friuli Venezia Giulia 11.

«La maggioranza delle iniziative presentate – conferma Arcuri – proviene dalle aree del Centro-Nord. Sulla base dell’esperienza che avevamo fatto precedentemente nelle sei regioni meridionali, eravamo abbastanza consapevoli della necessità di estendere questo strumento, perché favorire la nascita di nuove imprese innovative è una modalità per sostenere il trasferimento tecnologico, e le aree del Centro-Nord sono quelle dove da più tempo si sta investendo in politiche per l’innovazione».

«Siamo partiti dal Sud, con l’incentivo, perché è compito di un’Agenzia – sottolinea l’ad di Invitalia – partire dalle aree dove c’è più difficoltà, e quindi più bisogno non solo di una fonte finanziaria ma anche di una spinta rispetto ai temi della politica dell’innovazione, del trasferimento tecnologico, della valorizzazione economica della ricerca, dell’innovazione di prodotto e di processo. Ora, estendendo l’incentivo alle aree del Centro-Nord, troviamo un terreno più animato, più consapevole, più culturalmente educato rispetto a questo genere di iniziative».

E i primi colloqui con gli startupper sono già cominciati. «Abbiamo iniziato il percorso di istruttoria – spiega Lina D’Amato, responsabile Incentivi alle imprese di Invitalia – dopo esattamente due giorni. Il percorso di valutazione, infatti, parte proprio con un colloquio, con un incontro con i proponenti».

La prima impressione? «È che siamo noi a dare un’impressione positiva», ironizza con orgoglio raccontando un episodio: «Uno dei primi colloqui ha riguardato un ricercatore che è tornato da Londra dopo 25 anni e la prima cosa che ha detto al team di valutazione è che è orgoglioso di essere tornato in Italia: era infatti stato chiamato all’incontro di valutazione dopo soli tre giorni dalla presentazione della domanda. Ecco, questo è l’elemento differenziante: lavorare sul trasferimento e sull’innovazione tecnologici significa non solo lavorare sull’incentivo ma anche avere dei tempi di gestione dell’incentivo che siano i tempi dell’innovazione tecnologica, quindi molto veloci, e su questo stiamo facendo un investimento pesante».

Se poi a beneficiarne è un “cervello in fuga” che decide di tornare in Italia, “Smart&Start” lo aiuta di più: «Un ricercatore o un team che rientra dall’estero – ricorda – ha la possibilità di attivare una percentuale di finanziamento agevolato più alta, che passa dal 70% standard all’80%».

Redazione

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