Imprese Vincenti 2021: Digitalizzazione

 Imprese Vincenti 2021: Digitalizzazione

Intesa Sanpaolo ha lanciato la terza edizione di “Imprese Vincenti”, il programma grazie al quale le PMI italiane vengono inserite in percorsi di valorizzazione, visibilità e supporto allo sviluppo, advisory su competenze strategiche, formazione e workshop.

Le imprese sono definite “vincenti” perché – nonostante la crisi dovuta alla Pandemia da COVID-19 – sono state capaci di crescere, mantenere posti di lavoro, attuare trasformazioni digitali, organizzative e di business e attivare soluzioni ad elevata sostenibilità sul piano economico-sociale e ambientale.

L’edizione 2021 del Digital Tour di Imprese Vincenti è composta da tappe tematiche che rappresentano i capisaldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR):

La terza tappa del Digital Tour di “Imprese Vincenti” è dedicata alla Digitalizzazione.

Clicca qui per vedere il video di apertura del digital tour di Imprese Vincenti 2021.

L’analisi della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo sulla Digitalizzazione

In particolare, nel 2020, nonostante la flessione imposta dalla crisi economica generata dalla pandemia, gli investimenti in ICT si sono posizionati su livelli superiori dell’8% rispetto al 2008 (+21,8% per gli investimenti immateriali) a fronte di un gap sul 2008 di oltre il 20% se consideriamo gli investimenti totali.

La dinamica positiva degli investimenti in ICT e immateriali riflette in parte anche il progressivo processo di automazione e digitalizzazione che sta coinvolgendo l’intero sistema economico del nostro Paese. Nonostante questi segnali di crescita però il confronto con i paesi dell’Area Euro evidenzia ancora il ritardo italiano. Nel 2020 il peso degli investimenti immateriali e in ICT sul PIL in Italia è risultato pari al 4%, due punti in percentuale in meno rispetto ai paesi europei. Il dettaglio evidenzia soprattutto un divario nella componente degli investimenti immateriali, mentre il peso degli investimenti in ICT su PIL è analogo ai livelli europei.

L’Italia, secondo l’indice DESI, evidenzia comunque un gap rilevante nella digitalizzazione del sistema economico. Secondo l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea relativo al 2020 l’Italia si posiziona al quartultimo posto in Europa per grado di digitalizzazione del sistema economico, prima solo di Romania, Grecia e Bulgaria. L’indice analizza vari ambiti del sistema economico: la connettività (diffusione banda larga -fissa, mobile, copertura 4G, preparazione al 5G, indice dei prezzi dei servizi a banda larga); il capitale umano (competenze digitali, specialisti in tecnologie per l’informazione e la comunicazione, laureati nel settore ICT), uso dei servizi internet (utenti di internet, videochiamate, social network, frequentazione di corsi online, servizi bancari, shopping, vendite online), integrazione delle tecnologie digitali (scambio di informazioni elettroniche, big data, cloud, fatturato del commercio elettronico, vendite online da parte delle PMI), servizi pubblici digitali (utenti e-government, livello di completezza dei servizi online, servizi pubblici digitali per le imprese, Open Data).

L’Italia evidenzia un ritardo più rilevante nella componente relativa al capitale umano, posizionandosi in ultima posizione nel ranking europeo, mentre mostra un miglior posizionamento per quanto riguarda la connettività e i servizi pubblici digitali. L’indice relativo al 2021 sarà comunicato ad ottobre e potrebbe riservare alcune indicazioni positive anche per il nostro Paese. La pandemia ha infatti accelerato alcuni processi di digitalizzazione, sia dal lato della domanda, con un utilizzo più diffuso dei servizi internet da parte della popolazione, sia dal lato dell’offerta, con un aumento dei servizi offerti on-line, anche da parte della Pubblica Amministrazione.

Un miglior livello di digitalizzazione del sistema produttivo

Un recente studio di Intesa Sanpaolo[1], che ha approfondito il tema della digitalizzazione delle imprese manifatturiere, fa emergere alcuni elementi di forza del sistema produttivo italiano rispetto agli altri paesi europei.

L’indicatore di e-business, quello cioè che tiene conto dell’integrazione dei processi produttivi e della diffusione del paradigma 4.0, evidenzia il miglior posizionamento italiano rispetto agli altri paesi europei (Germania, Francia e Spagna). Analizzando più nel dettaglio le voci che compongono l’indicatore si può osservare come tra le imprese manifatturiere italiane ci sia una maggiore diffusione rispetto al dato medio europeo della fatturazione elettronica (per effetto anche dell’obbligo di legge a partire dal 1 gennaio 2019), di servizi di cloud computing ad alto valore aggiunto, di utilizzo di robot industriali e di servizio, di imprese che utilizzano IoT (dispositivi o sistemi interconnessi che possono essere monitorati o controllati a distanza tramite Internet), di utilizzo di intelligenza artificiale (anche se in quest’ultimo caso si tratta di fenomeni ancora molto circoscritti). Nell’ambito più strettamente connesso ai processi produttivi, e allo sviluppo ed utilizzo delle tecnologie 4.0, l’Italia evidenzia dunque un migliore risultato di Germania, Francia, Spagna e UE 27.  Anche al netto dell’indicazione relativa alla fatturazione elettronica, la performance italiana risulta superiore alla media UE. La fotografia che emerge da questo indicatore delinea una situazione italiana, che vede il sistema produttivo pronto a cogliere tutti gli aspetti più innovativi legati a Industria 4.0. Risultato che in parte potrebbe essere spiegato anche dal sistema incentivante sviluppato negli ultimi anni (Industria 4.0 e poi Transizione 4.0) che sta supportando il processo di trasformazione del sistema produttivo italiano.

Le specificità territoriali

La Commissione Europea non mette a disposizione l’indice DESI anche a livello regionale per indisponibilità di dati comparabili tra i territori, tuttavia ci sono stati dei tentativi di ricostruzione per le regioni italiane.

Il Politecnico di Milano ha ricalcolato l’indice DESI a livello regionale, ne è emerso che la miglior performance generale è ottenuta dalla Lombardia (con un punteggio di 72 su 100), al secondo posto si trova il Lazio (71,5 su 100), mentre l’ultima in classifica è la Calabria (18,8 su 100). Delle 11 regioni sopra alla media italiana 8 sono del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano) e 3 del centro (Lazio, Toscana e Umbria). Al di sotto della media italiana troviamo tutte le altre regioni e in particolare le ultime (sotto i 45 punti) sono tutte regioni del Mezzogiorno. Emerge pertanto un gap tra Nord e Sud del paese.

La Lombardiaregione più digitale d’Italia, primeggia per capitale umano (tra gli altri indicatori, ha la quota più alta di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali al di sopra del livello base) e uso di internet (servizi bancari e e-commerce sia per acquistare che vendere, in primis). Si colloca, inoltre, al secondo posto (dopo la Provincia Autonoma di Trento) per quanto riguarda i servizi digitali (miglior regione per disponibilità di open data).

Il Lazioal secondo posto nella classifica generale, si mette in luce positivamente per il livello di connettività migliore d’Italia, in particolare la regione eccelle per copertura e utilizzo della banda larga: il 48% delle famiglie è coperto dalla banda larga veloce (almeno 30 Mbps) e il 20% usa la banda larga ultraveloce (almeno 100 Mbps). Il Lazio è molto ben posizionato nel ranking italiano anche nell’area del capitale umano: il 7% della popolazione e il 5% delle donne è impiegato in settori tech e knowledge-intensive (rispettivamente 3,7% e 4,2% per l’Italia) e il 26% della popolazione è laureato (contro una media italiana del 19,6%).

Anche la Banca d’Italia ha recentemente messo a disposizione un equivalente regionale dell’indicatore DESI, proponendo un confronto con la media europea. La Lombardia, che si conferma la regione italiana con il maggior livello di digitalizzazione, nel confronto con la media europea, evidenzia risultati migliori nell’indicatore di connettività, ma carenze nei profili legati alle competenze digitali della popolazione e all’utilizzo delle tecnologie informatiche da parte delle imprese. Anche il livello di digitalizzazione del Lazio viene riconfermato da Banca d’Italia come superiore alla media nazionale e ottiene risultati nettamente superiori alla media europea in termini di connettività.

Secondo il Censimento permanente delle imprese condotto dall’Istat, Lazio e Lombardia, in testa alle classifiche fin qui presentate, sono anche i territori che hanno registrato la quota più alta di imprese sopra i 10 addetti che ha effettuato nel triennio precedente investimenti in tecnologie digitali. Anche altri territori hanno investito più della media nazionale, come Emilia-Romagna, Veneto, Calabria e Trentino Alto-Adige.

Da una indagine interna, condotta sui gestori imprese di Intesa Sanpaolo tra giugno e luglio 2021, emerge come la digitalizzazione sia al primo posto tra le intenzioni di investimento delle imprese clienti in tutti i territori nel corso del 2021. In tutti i territori più di un’impresa su 10 effettuerà nel corso del 2021 investimenti in digitalizzazione. Anche le regioni del Mezzogiorno sembrano avere compreso l’importanza della digitalizzazione, forse anche per effetto della pandemia, e sono attese effettuare investimenti in questo senso. Spiccano per attesa di investimenti digitali in particolare la Basilicata, la Calabria e la Campania. Le imprese Medio-Grandi sono attese agire più intensamente rispetto alle imprese di minori dimensioni.

Formazione del capitale umano e trasferimento tecnologico nelle imprese sono le due chiavi per favorire l’accelerazione degli investimenti nel digitale. Per sostenere le imprese italiane nel percorso verso la digitalizzazione sono stati creati gli Innovation Hub[2] e i Competence Center[3]. Sul territorio nazionale sono presenti 8 Competence Center di cui uno sul territorio lombardo e uno nel Lazio.

Milano si trova MADE, centro di competenze tecniche e manageriali che supporta le imprese manifatturiere, soprattutto PMI, informando e mostrando le tecnologie Industria 4.0, spiegando le stesse attraverso attività di formazione ad-hoc per arrivare a trasferire e implementare attraverso progetti le soluzioni tecnologiche. Le aziende si possono rivolgere a MADE per avviare processi di innovazione tecnologica e di trasformazione digitale. I partner di Made sono 4 università (Politecnico di Milano e le 3 Università degli Studi di Bergamo, di Brescia e di Pavia), 40 imprese [4], 1 ente pubblico (Inail). MADE ha recentemente realizzato una Fabbrica Digitale Sostenibile.

Roma si trova Cyber 4.0 di cui fanno parte 37 soggetti privati, tra grandi, medie e piccole aziende, sia fruitrici sia fornitrici di tecnologie, che comprendono anche tre fondazioni di ricerca (fondazione Fornit, la Arnaldi, che è partecipata dall’Agenzia Spaziale Italiana e da Servizi Formazione Confindustria), 7 università (Università La Sapienza, Università Tor Vergata, Università Roma 3, LUISS, Università degli Studi della Tuscia, Università degli Studi di Cassino e del Lazio, Università degli Studi dell’Aquila) e 3 enti pubblici (CNR, INAIL, ISS-Istituto Superiore della Sanità). Il focus di questo Competence Center è la cybersecurity che si concentra in tre filoni specifici: la sicurezza delle comunicazioni satellitari, quella dei nuovi veicoli ad alto controllo elettronico che prevedono flussi di dati sensibili e la sicurezza della e-health e della Medicina Elettronica.

Redazione

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