Indagine CNA: Jobs Act promosso da artigiani e pmi

 Indagine CNA: Jobs Act promosso da artigiani e pmi

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[dropcap]A[/dropcap]rtigiani e piccole imprese promuovono il Jobs Act. È quanto emerge da un’indagine realizzata nei giorni scorsi dalla CNA, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, su 1630 imprese associate, per le quali il provvedimento ridurrà la segmentazione del mercato del lavoro e incentiverà la nuova occupazione a tempo indeterminato, senza aumentare i costi per le piccole imprese sotto i 16 dipendenti.

Ad artigiani e pmi piace il contratto a tutele crescenti, perché semplifica l’attuale ordinamento senza ridurre la flessibilità necessaria.

Per il 53% delle imprese intervistate, infatti, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti rappresenta una necessaria semplificazione rispetto ai contratti oggi esistenti.

Per un’impresa su cinque produrrà vantaggi anche in termini di maggiore flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro. La decontribuzione per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti viene valutata con favore dalle imprese. Per il 49,5% l’esonero dal versamento dei contributi sposterà la convenienza verso il contratto a tempo indeterminato. Gli effetti della decontribuzione sull’aumento dell’occupazione appaiono invece incerti.

La decontribuzione appare la misura più idonea per rilanciare l’occupazione ma potrebbe risultare poco efficace senza la crescita economica del Paese. Per un imprenditore su cinque l’esenzione dal pagamento dei contributi INPS aumenterà sicuramente la domanda di lavoro. Tuttavia, secondo il 71,7% delle imprese, è necessario che prima migliorino le condizioni economiche dell’Italia. Non a caso sono le imprese operanti nei settori maggiormente colpiti dalla recessione (costruzioni e impiantistica) a ritenere che il Jobs Act, da solo, rischia di non essere sufficiente a fare ripartire l’occupazione.

Per le piccole imprese la risoluzione dei rapporti di lavoro non è un problema. Per le imprese intervistate l’articolo 18 non risulta essere il  problema principale dell’attuale normativa sul lavoro. Nel complesso, circa il 51% delle imprese dichiara di non avere avuto mai la necessità di licenziare i propri dipendenti. Per oltre una impresa su tre (34,5%) la risoluzione dei rapporti di lavoro è avvenuta sempre in maniera consensuale.

L’assenza di conflittualità aumenta nelle imprese più piccole nelle quali essa rappresenta un autentico valore per i rapporti, spesso molto stretti, che legano gli imprenditori ai Il TFR in busta paga preoccupa soprattutto le imprese più grandi.

Per il 23,5% delle imprese intervistate l’erogazione anticipata del TFR non avrà alcun impatto sugli equilibri finanziari aziendali. Il restante 76,5% dei rispondenti ritiene, invece, che l’anticipo del TFR potrebbe originare problemi di liquidità anche gravi. Le maggiori perplessità vengono espresse dalle imprese di dimensione maggiore, per le quali l’erogazione anticipata dei TFR, risulta più onerosa da sostenere.

Redazione

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