Indagine EY: prosegue il trend positivo dell’M&A

 Indagine EY: prosegue il trend positivo dell’M&A

Secondo quanto emerso dal 14° Global Capital Confidence Barometer di EY, un sondaggio che ha coinvolto 45 paesi e oltre 1.700 dirigenti d’azienda, le prospettive globali nel mercato delle fusioni e acquisizioni rimangono stabili con il 50% delle società che prevede di realizzare operazioni nel corso dell’anno. Giunto al suo settimo anno, il Barometer evidenzia un continuo interesse verso le strategie di  buying and bonding (acquisizioni e alleanze) ed uno scenario competitivo di operazioni di M&A, da cui emerge che circa un terzo (28%) dei capi d’azienda si aspetta più offerte di acquisizione non sollecitate nei prossimi 12 mesi. Lo studio sottolinea  il focus delle aziende sulla crescita esterna, evidenziando che il 40% dei dirigenti sta cercando di stringere alleanze con altre aziende.

Marco Mazzucchelli, EY Mediterranean Transaction Advisory Services Leader, commenta: “L’attuale scenario, caratterizzato da una crescita economica ridotta e dalla frammentazione del mercato, è all’origine del forte interesse per l’attività di M&A. Considerando la pressione sui prezzi e il rapido cambiamento dei modelli di business, la sola crescita organica non sempre è sufficiente e sempre più spesso le aziende aumentano le acquisizioni e stringono nuove alleanze per incrementare il tasso di rendimento sul capitale investito. Le prospettive per il mercato M&A si confermano comunque stabili per il prossimo anno, anche in Italia, in linea con il trend globale. Dopo il record registrato nel 2015, circa il 60% degli intervistati nel nostro Paese infatti, prevede di concludere più di un deal nei prossimi 12 mesi, guardando principalmente ad operazioni cross-border nei mercati tradizionali quali Stati Uniti e Regno Unito. La continua globalizzazione, il cambiamento delle aspettative dei consumatori, la crescente competizione da parte di nuovi player di settori differenti e la diffusione della digitalizzazione sono visti come fattori che influenzeranno maggiormente il business delle nostre imprese. Una sfida fondamentale quindi, per le aziende italiane come per quelle globali, sarà quella di mantenere una forte presa sui costi, identificando nuove fonti di ricavi e le acquisizioni, così come le alleanze, saranno sicuramente parte delle future strategie di crescita”.

Strategie audaci a sostegno della crescita

Lo studio dunque prevede uno scenario economico favorevole a nuove transazioni nel prossimo anno. Le valutazioni sono percepite stabili e i dirigenti restano fiduciosi sulla quantità e qualità delle opportunità di investimento, così come sulle probabilità di chiudere accordi di  compravendita. Lo scenario è molto interessante: l’80% delle aziende sta pianficando più di un’operazione di M&A nel corso dell’anno; inoltre, un quarto dei dirigenti si aspetta un’ulteriore intensificazione delle attività nel prossimo anno. Sempre più spesso le aziende optano per operazioni di maggiore entità, con un aumento di cinque volte nel numero di imprese che cercano di acquisire asset del valore superiore al miliardo di dollari.

Convergenza di settori

La diffusione della tecnologia e le mutevoli preferenze dei consumatori stanno dando vita ad una convergenza nei settori e all’emergere di nuovi molteplici concorrenti. A questo consegue un crescente interesse per fusioni e acquisizioni e una revisione degli asset aziendali in portafoglio: più di un terzo dei dirigenti (37%) si aspetta più cessioni di unità di business in sofferenza nel prossimo anno. Questo fenomeno è comune a diversi settori e le aziende scelgono di riposizionare il ‘core business’ in base alle proprie strategie, spesso nell’ottica di vendere gli asset con bassa performance. I settori con la più alta propensione alle acquisizioni a livello globale sono Oil and gas (il 59% delle aziende sta progettando un accordo), Consumer products and retail (59%), Power and utilities (58%), Diversified industrial products (55%) e Life sciences (51%).

Le prospettive economiche interne suggeriscono investimenti all’estero

In presenza di una crescita economica locale contenuta, le aziende puntano a migliorare le prospettive di business guardando verso l’estero; il 74%, infatti, sta considerando acquisizioni cross-border. Il flusso delle operazioni di M&A dimostra che le aziende sono orientate verso una vasta gamma di aree geografiche. L’Europa occidentale si rivela, ancora una volta, la regione target più ambita, grazie a valutazioni relativamente contenute e a finanziamenti convenienti. Emerge come la tendenza degli investimenti da parte di aziende cinesi verso il resto del mondo è destinata a mantenersi stabile, vista la costante ricerca da parte loro di asset caratterizzati da proprietà intellettuali specifiche, per colmare i gap in termini di know-how. Le aziende cinesi hanno già investito oltre 100 miliardi di dollari in attività estere tra febbraio ed aprile 2016 – il valore più alto mai registrato. In termini di destinazioni di investimento, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, India e Cina sono i primi cinque paesi.

Continua la fiducia nell’M&A

Una solida prospettiva economica a livello globale ha rafforzato le intenzioni di effettuare operazioni di M&A, tanto che i dirigenti sono rimasti relativamente indifferenti di fronte alla volatilità dei mercati nel primo trimestre del 2016. Tuttavia, alcune preoccupazioni permangono. La crescente instabilità politica a livello globale e, in particolare, in Medio Oriente, nella penisola coreana e nella regione del Sudest asiatico è percepita come il rischio più elevato. Tra i potenziali rischi che potrebbero frenare i ‘megadeal’ (superiori ai 10 miliardi di dollari) c’è la preoccupazione legata alla supervisione da parte delle autorità di regolamentazione e concorrenza per i temi di antitrust. Il crescente intervento delle autorità ha di recente avuto un impatto su alcuni grandi consolidamenti industriali. Le aziende dovranno quindi considerare come rispondere efficacemente a tali sfide nel valutare  i propri progetti di consolidamento.

Lo scenario in Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese, le prospettive dell’economia sia globale sia locale sono stabili per circa la metà degli intervistati, Tra i principali driver di crescita su cui le imprese si focalizzeranno troviamo l’ottimizzazione dei finanziamenti esterni e il miglioramento delle operazioni (54%), dato che si discosta da quello globale dove il focus è spostato sull’uso del digitale e degli analytics (47%). Il tema del financing è anche al centro delle agende dei board: per il 40% la riduzione dei costi è, infatti, la principale priorità, mentre in tema di employment le aziende prevedono di mantenere l’attuale consistenza della forza lavoro (57%) o assumere nuovi talenti (26%). Anche in Italia le alleanze sono viste come un possibile strumento di crescita in un contesto globale sempre più complesso, e per la metà degli intervistati rappresentano soprattutto una soluzione per monetizzare asset tangibili e intangibili.

Le incertezze politiche mondiali sono percepite come un possibile rischio economico anche per i manager italiani (37%), insieme alla crescente volatilità del prezzo delle materie prime e delle valute (23%), ma, nel complesso, il livello di fiducia è alto per quanto riguarda sia la qualità delle operazioni che il numero delle opportunità, soprattutto nei confronti del mercato globale. Tra le mete preferite per gli investitori italiani si trovano – subito dopo l’Italia stessa – Stati Uniti, Regno Unito, Francia ed Emirati Arabi.

Aggiunge Marco Mazzucchelli: “Per quanto riguarda i settori, nel nostro Paese, Divesified Industrial Product, Consumer & Retail ed Energy sono quelli in cui si prevedono maggiori acquisizioni, mentre la dimensione delle operazioni resterà in linea con il trend degli ultimi anni”.

La dimensione delle operazioni nel nostro Paese resterà principalmente moderata, con la maggioranza dei deal al di sotto dei 250 milioni di dollari. Le acquisizioni al di fuori del proprio settore di appartenenza sono legate principalmente alla crescente necessità di rispondere alle nuove esigenze dettate dal cambiamento del comportamento dei consumatori (38%), mentre il driver principale delle operazioni per il 52% degli intervistati sarà la cessione di rami in sofferenza. Infine tra gli obiettivi strategici di un’acquisizione troviamo al primo posto la volontà di aumentare la propria quota di mercato nei mercati in cui si è già presenti, mentre tra i fattori esterni più rilevanti c’è l’aspettativa di profitti nel breve periodo.

Il report completo è disponibile online http://www.ey.com/ccb.

Redazione

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