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Indipendenza energetica degli USA: a che punto siamo? A confronto con Lucio Miranda

L’obiettivo dell’indipendenza energetica in America ha preso corpo a partire dagli anni 2011/2012, quando in Italia nessuno sapeva cosa stesse accadendo, mentre cominciavano a trovare applicazioni le nuove tecnologie di perforazione (“horizontal drilling”, “deep-sea drilling” e “fracking”) nonché la possibilità di estrarre petrolio dalle “tar sand”, le sabbie bituminose in Colorado e Canada. Se le nuovi fonti di petrolio stanno portando rapidamente l’America all’indipendenza energetica, lo scenario per il gas naturale è diverso.

Nel corso degli anni, l’estrazione di gas naturale ha avuto sviluppi inaspettati, tant’è che ora gli Stati Uniti stanno puntando in modo massiccio all’esportazione. La necessità di esportare sta plasmando in parte anche la politica estera americana, come hanno dimostrato le recenti dichiarazioni del Segretario dell’Energia americano Rick Perry.

“Dalle dichiarazioni rilasciate dal Segretario nel corso del CERAWeek 2019 di Houston lo scorso marzo e in occasione della conferenza Italia, Europa e Stati Uniti: affrontare i cambiamenti inevitabili in modo intelligente tenutasi presso l’Ambasciata d’Italia a Washington agli inizi di luglio, otteniamo un quadro chiaro di come la politica energetica sia diventata lo strumento privilegiato dell’Amministrazione Trump per raggiungere gli obiettivi di politica estera americana” – afferma Lucio Miranda, Presidente di ExportUSA, società di consulenza per l’export in USA che da anni studia il fenomeno vivendolo in prima persona.

Vendere gas naturale non è semplice: serve una infrastruttura export e una infrastruttura import nei porti di arrivo (terminali di degassificazione) visto che il gas naturale americano si trasporta con le navi gasiere. All’elemento tecnico si aggiunge quello commerciale: serve concludere contratti di fornitura di lungo termine e questo mette sul piatto temi importanti.

La concorrenza, almeno in Europa, è con il gas naturale russo che arriva con i gasdotti. La Russia sta terminando la costruzione del gasdotto North Stream 2 che porterà il gas in europa attraverso la Germania saltando l’Ucraina e la cui costruzione dovrebbe essere terminata alla fine di quest’anno.

E qui entra in gioco l’interconnessione tra politica estera e politica energetica perché per vendere il gas naturale in Europa serve “spiazzare” almeno parte dell’offerta russa. Il re-branding del gas naturale americano come è stato battezzato dal Dipartimento dell’Energia “Freedom Gas” racconta, con due parole, la narrativa creata attorno all’esportazione del gas naturale americano.

“Aldilà della retorica, pensiamo che avere dei contratti di fornitura con gli USA, alternativi a quelli con la Russia, sia un’ottima cosa” – afferma con convinzione Lucio Miranda – specie se adesso la Russia può permettersi di bloccare la fornitura all’Ucraina senza rinunciare a vendere a tutto il resto dell’Europa. E’ questo il vero filo conduttore delle prossime mosse dell’Amministrazione Trump su molti fronti: dazi import americani, relazioni commerciali americane, accordi per la vendita di gas naturale, sanzioni americane legate a gasdotto North Stream 2 e posizione degli Stati Uniti in relazione al gasdotto TAP – Trans Atlantic Pipeline”.

a cura di ExportUSA

a cura di ExportUSA

ExportUSA New York Corp. è una società di diritto statunitense basata in America, a New York, e con uffici in Italia, a Rimini. Export USA è stata fondata nel 2003 per fornire alle piccole e medie imprese italiane tutti i servizi necessari per esportare con successo negli Stati Uniti. https://www.exportusa.us/

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