Industria 4.0 tra conoscenza ed implementazione versione 2.0

 Industria 4.0 tra conoscenza ed implementazione versione 2.0

Ad agosto scorso mi ero rivolta al Il Giornale delle PMI con un articolo dal nome ‘Industria 4.0:tra conoscenza ed implementazione’ al fine di diffondere su larga scala il mio questionario su Industria 4.0, inserito all’interno di un progetto di ricerca del Politecnico di Torino, dove mi stavo laureando nella magistrale di ingegneria gestionale.

Ora da laureata mi rivolgo alla stessa testata per presentare i risultati a cui sono pervenuta con la mia ricerca.

Il mio elaborato dal titolo Assessment of the awareness and stage of development of Industry 4.0 in Italian enterprises si prefiggeva l’obiettivo di indagare appunto la consapevolezza e lo stadio di implementazione dei concetti di Industria 4.0 all’interno del variegato ecosistema delle imprese italiane.

A tal proposito alcune premesse sono indispensabili: il campione di imprese rispondenti (48) non può essere considerato rappresentativo, in quanto, statisticamente parlando, non è numericamente rilevante se paragonato alla totalità delle imprese italiane e non sarebbe corretto inferire il comportamento delle varie industries sulla base unicamente delle poche aziende che hanno risposto in nome del loro settore specifico di attività. Inoltre, va aggiunto che la maggior parte delle aziende rispondenti (oltre il 90%), sono aziende nate o aventi l’ HQ in Emilia Romagna, dunque, sarebbe scorretto rivolgere le mie considerazioni alla totalità delle imprese italiane, perciò mi limito ad esprimere un giudizio (derivante dai dati che ho raccolto) sulla realtà imprenditoriale dell’Emilia Romagna in ambito Industria 4.0.

Le imprese rispondenti sono per il 58% startup, per il 31% SMEs e per il 10% large enterprises. La maggioranza di esse appartengono al settore ICT (21%), seguite da: imprese metalmeccaniche (17%), farmaceutiche/biotech e education&entertainment (al 10%), food&beverage (8%) e, con percentuali minori, consulenza, commercio e finanza, tessile, chimica, logistica e packaging, elettronica, costruzioni. Si annovera inoltre anche l’importante testimonianza di un innovation hub, realtà sorte proprio per avvicinare le imprese a Industria 4.0.

Addentriamoci ora nei risultati pervenuti: il primo step consiste nella comprensione del grado di conoscenza da parte delle imprese del tema Industry 4.0, mentre il secondo nella rilevazione del livello di implementazione delle varie tecnologie afferenti al paradigma di Industry 4.0.

Conoscenza

Il 79% delle imprese intervistate ha sentito parlare di Industria 4.0. Le SMEs sono le realtà che conoscono meno il termine (solo il 67%), le large companies sono allineate con la media generale mentre le startup sono le realtà più informate (l’86% ne ha sentito parlare).

Se analizziamo i livelli di conoscenza utilizzando un range del tipo ‘molto basso’, ‘basso’, ‘medio’, ‘alto’, ‘molto alto’, vediamo che i valori mediani (misura usata per la traduzione numerica di questionari con scale Likert) ci indicano che vi è alta conoscenza per Cloud e Internet of Things (IoT), media conoscenza intorno a sensori smart, Big data anlytics, Virtual reality, robotica, dispositivi indossabili (wearables), medio-bassa conoscenza sulla stampa 3D, bassa conoscenza dei sistemi di sicurezza cibernetica e molto scarsa consapevolezza dei sistemi ciberfisici (CPSs). Tratto comune tra le grandi, piccole e medie imprese e startup è la poca conoscenza dei CPSs. Si nota inoltre come grandi imprese e startup abbiano più consapevolezza della stampa 3D, della robotica e dei wearables rispetto alle piccole imprese, e come le grandi imprese si sentano ancora impreparate sugli strumenti di analisi di grandi moli di dati.

Implementazione

Sempre in riferimento ai valori mediani si evidenzia che un numero di imprese maggiore uguale al 50% del totale non ha interesse ad implementare tecnologie quali CPSs, stampa 3D, sensori smart, Virtual reality e wearables. In generale si assiste ad una bassa percentuale di implementazione delle tecnologie I4.0-compliant da parte delle imprese intervistate (<20%, eccetto per il Cloud implementato dal 40% di esse e l’IoT implementato dal 21% di esse). Elemento degno di nota è che il 40% delle aziende ha nei piani lo sviluppo di sistemi di Big Data analytics. Se le SMEs mostrano buoni valori di implementazione di Cloud e IoT (come le startup) e oltre la metà di loro non hanno interesse nell’implementazione di CPSs, stampa 3D, robotica e wearable, la maggioranza delle large companies si mostrano pronte in ambito 3D, sensori smart, analytics e wearables, ma non interessate alle prospettive offerte dalla realtà virtuale.

Inoltre lo studio ha evidenziato come circa il 70% delle imprese rispondenti non sia a conoscenza degli strumenti di finanziamento per l’implementazione delle tecnologie afferenti al paradigma Industria 4.0. Il restante 30% delle imprese che hanno affermato di conoscere questi strumenti ha citato in maggioranza il Piano Nazionale Industria 4.0 seguito dai programmi messi in atto dalla regione Emilia Romagna. Solo parzialmente sono stati nominati i programmi avviati dalla Commissione Europea, quali ICT for Manufacturing SMEs (I4MS) e Factory of the Future (FoF), iniziative inserite all’interno del programma Horizon 2020.

Infine si può osservare che, sebbene uno dei principali obiettivi teorici che l’Industry si pone sia l’integrazione (orizzontale, verticale, ma anche end-to-end) persino a livello di supply chain (quindi cross-company), in realtà tra i benefici meno citati dalle imprese con un principale fornitore o cliente (intese qui come le più potenzialmente integrabili rispettivamente a monte o a valle) vi sono proprio quelli di trasparenza ed interoperabilità. Anzi, queste imprese identificano la interoperabilità e la standardizzazione dei protocolli di comunicazione come delle sfide poste dall’Industry 4.0, che si aggiungono ovviamente alle problematiche più menzionate quali i costi dell’equipaggiamento e la formazione dei dipendenti.

In conclusione si può afferire che il termine Industry 4.0 ha un buon livello di penetrazione sul territorio emiliano romagnolo, anche se il livello di consapevolezza sulle varie tecnologie varia molto da tecnologia a tecnologia con picchi che si registrano sul Cloud e IoT e minimi su sistemi di sicurezza cibernetica e sistemi ciberfisici (CPSs). In generale i livelli di implementazione sono bassi e il numero di imprese che ha interesse nelle tecnologie è superiore al numero di imprese che ha già definito piani di sviluppo concreti (eccetto per i Big Data Analytics).

Usando la terminologia dell’Hype Cycle di Gartner, che normalmente identifica le fasi in cui si trova una determinata tecnologia, possiamo classificare lo stadio di Industry 4.0 in Emilia Romagna al 2017 come technology trigger, ossia fase in cui tecnologie molto innovative sono avviate, sono promosse tramite notevole attenzione mediatica, ma ancora non si annoverano esperienze diffuse di successo su larga scala.

Iolanda Tassoni

Laureanda in ingegneria gestionale magistrale presso il Politecnico di Torino.

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