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Interessi poco chiari? L’atto del Fisco è illegittimo

Ancora una volta i Giudici hanno sancito l’illegittimità di un atto esattoriale qualora quest’ultimo non contenga, al suo interno, le dovute informazioni in merito agli elementi utilizzati dal concessionario della riscossione per il calcolo degli interessi.

Ciò in quanto la mancata indicazione di tali elementi preclude al contribuente la possibilità di controllare l’esattezza dei conteggi effettuati dal Fisco.

E’ questo il principio sancito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza che, con recente sentenza, ha accolto parzialmente il ricorso presentato da una contribuente avverso un’intimazione di pagamento nella quale non venivano specificati i criteri utilizzati dal concessionario della riscossione per il calcolo degli interessi (Sentenza n.688/3/2017 pronuncia il 22.09.2016 e depositata in Segreteria il 9.10.2017, Presidente Dott. Fiorenzo TOMASELLI, liberamente visibile suwww.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Nel caso in questione, l’allora Equitalia aveva notificato a una S.n.c. una serie di cartelle esattoriali. Non riuscendo a ottenere il pagamento del debito da parte dell’Ente, il concessionario della riscossione aveva notificato alla socia solidalmente e illimitatamente responsabile, un’intimazione di pagamento con la quale le richiedeva la corresponsione dell’intero debito societario oltre gli interessi appunto.

La socia impugnava la predetta intimazione di pagamento e le cartelle esattoriali in essa indicate dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza, eccependo l’illegittimità dei predetti atti per una serie di vizi tra cui la mancata indicazione, all’interno dell’intimazione di pagamento, degli elementi utilizzati da Equitalia per il calcolo degli interessi, come ad esempio il tasso d’interesse e la decorrenza per il calcolo degli stessi.

I Giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza hanno ritenuto fondato tale motivo di impugnazione, affermando che “… pur osservando che l’intimazione avversata appare formata secondo le modalità stabilite dall’art.25 D.P.R. 602/73, deve, tuttavia, richiamare sul punto – condividendone i contenuti – l’orientamento espresso dalle sentenze della CTR del Veneto n.6/24/13 e 262/19/15. In concreto, l’avviso impugnato, relativamente al computo degli interessi, appare carente di adeguati riferimenti al tasso ed alla decorrenza. Ora, l’intimazione di pagamento, quando essa non sia stata preceduta – come nella specie – da un atto impositivo presupposto ritualmente notificato al contribuente, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale indicati, per ogni atto amministrativo, dall’art.3 L. n.241/1990, e recepiti, per la materia tributaria, dall’art.7 L. n.212/2000. Nel caso in esame, mancando l’indicazione del tasso e della decorrenza, il contribuente non è stato posto nella condizione di calcolare la correttezza del calcolo degli interessi operato dall’Amministrazione Finanziaria sulla base della somma dovuta. IN PARTICOLARE, QUANTO AGLI INTERESSI, LA SOLA INDICAZIONE DEGLI IMPORTI, SENZA ALCUNA SPECIFICA DEI CONTEGGI CHE HANNO DATO LUOGO A QUEGLI IMPORTI, VIOLA IL FONDAMENTALE DIRITTO DI DIFESA DEL CONTRIBUENTE, IN QUANTO GLI PONE A CARICO, INDEBITAMENTE, DIFFICILI OPERAZIONI INTERPRETATIVE DI NUMERAZIONI. …”

Alla luce di quanto sopra esposto ne deriva, dunque, che secondo una parte della giurisprudenza, gli atti esattoriali devono contenere l’esatta indicazione degli elementi utilizzati dal Fisco per il calcolo degli interessi, in modo tale da consentire al contribuente la possibilità di verificare l’esatta quantificazione degli stessi. In assenza di tali elementi, l’atto esattoriale deve considerarsi illegittimo.

Avv. Matteo Sances
Avv. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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Matteo Sances e Hiroshi Pisanello

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