Internazionalizzazione di PMI: trappole e Fiere

 Internazionalizzazione di PMI: trappole e Fiere

Tempo fa ho partecipato, per una PMI che seguo, ad una fiera – non specifico né quando, né fiera né luogo per i motivi che risulteranno ovvi di seguito.

In poche parole, se ne sono viste di tutti i colori, compresa una probabile tentata truffa: parlo principalmente solo degli aspetti legati all’internazionalizzazione ed all’export, ma ce ne sarebbero tante da dire su tutto. Badate bene che non era nemmeno una fiera dedicata all’internazionalizzazione, eppure l’internazionalizzazione ha continuato a spuntare – spesso e volentieri in forma (anche estremamente) negativa.

Fra l’altro, erano presenti anche PMI straniere (talvolta in fiera tramite la Camera di Commercio del loro paese) che cercavano di fare internazionalizzazione in Italia – ho avuto modo di colloquiare con molte di queste aziende e raccogliere le loro impressioni: in poche parole, erano sconcertate dalla pressoché totale mancanza di conoscenza dell’inglese in Italia, e si parla di PMI, di professionisti, ecc.

Infine, ho raccolto la testimonianza di PMI italiane che hanno subito il contraccolpo delle sanzioni della UE contro la Russia e conseguenti contro-sanzioni: gli effetti sono stati e sono tuttora devastanti.

  1. La fiera dell’internazionalizzazione
  2. Care PMI, occhio alle truffe!
  3. Operazioni sospette
  4. L’internazionalizzazione senza esperienza estera
  5. Le “trappole” da evitare

1- LA FIERA DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

La quantità di persone (che non esponevano) che giravano per gli stand delle aziende, a tutti gli effetti promuovendo le loro attività di internazionalizzazione, era notevole.

Visto il momento questo potrebbe anche essere normale, non fosse che:

  1. In un caso si trattava di un probabile tentativo di truffa
  2. Almeno in un caso la cosa era estremamente sospetta
  3. In un caso si trattava di operazione lecita, ma proposta da chi non aveva nessuna reale esperienza lavorativa estera.

Ma prima di trattare nel dettaglio i tre punti precedenti, vorrei aggiungere altre considerazioni generali.

Per cominciare, lo stand (di gran lunga) più frequentato era quello di una PMI straniera che proponeva alle imprese italiane di trasferire l’attività nel suo paese – peraltro si trattava di attività perfettamente lecita ed il personale dell’impresa era simpatico e disponibile.

I visitatori dello stand in questione erano più che altro operatori di altri stands, ovvero PMI (e forse anche imprese più grandi) che, pur essendo presenti in fiera, erano ovviamente fortemente interessati ad abbandonare l’Italia. È pur vero che la fiera in questione era fiacca e che il pubblico non era esattamente quello che corrispondeva alle aspettative delle aziende, però un simile fatto fa pensare – e molto.

Alcune imprese espositrici giravano gli stand delle altre aziende, per proporre i loro prodotti.

C’era una fitta attività di ricerca di sinergie tra le PMI espositrici: in poche parole, stavano cercando in tutti i modi di sopravvivere al pessimo momento economico che sta colpendo l’Italia.

Quanto appena visto da’ un’idea del perché della fitta attività di società (o presunte tali) per l’internazionalizzazione.

Ma passiamo alla parte forse più interessante per la PMI che sia intenzionata a fare export ed internazionalizzazione.

2 – CARE PMI, OCCHIO ALLE TRUFFE!

Quanto appena scritto non solo da’ un’idea della pessima situazione del mercato, ma descrive l’ambiente ideale per chiunque voglia cogliere l’occasione, legalmente o meno.

Per quanto possa essere spiacevole avere a che fare con chi si propone per operazioni (in questo caso export ed internazionalizzazione) senza reale esperienza estera, si tratta comunque di business lecito – per quanto io lo giudichi ben poco simpatico perché, secondo me, in questo modo un’impresa già in difficoltà potrebbe incontrare il suo fato ultimo.

Ma qui si parla di ben altro: si parla di individui che si presentano come funzionari di organi ben conosciuti, con tanto di business card con loghi ed indirizzi web.

Ebbene sappiate, care PMI, che eventualmente tali organi sono presenti in fiera in modo ufficiale, che non propongono miracolose operazioni di internazionalizzazione chissà dove, che non propongono una percentuale per sé stessi, ecc. E poi, non credete che gli organizzatori avrebbero comunicato la presenza di simili funzionari, anche perché ciò darebbe lustro alla fiera?

Ma soprattutto, tali organi inseriscono nelle loro business cards il sito specifico ed un numero ed indirizzo e-mail ufficiali – non numeri di cellulare ed indirizzi e-mail dubbi; eventualmente, vi sono anche il numero di fisso e cellulare ufficiali del funzionario.

Nel caso specifico, i personaggi sono spariti alla velocità della luce appena “sfidati” a provare la veridicità di quanto affermavano – ma quante PMI ci cascano?

E non è il primo caso che sento di probabili tentate truffe a PMI che si apprestano ad internazionalizzare: ho sentito perfino di personaggi che si spacciano per personale consolare, con tanto di loghi ufficiali.

Care PMI, state attente e se del caso verificate! Le organizzazioni il cui nome (ed i loghi) vengono usati saranno più che liete di assistervi – e verificare se qualcuno sta abusando del loro nome.

Soprattutto, ricordate le care vecchie abitudini, anche (e soprattutto) in un momento di crisi e disperazione: diffidate di chi vi offre la luna nel pozzo, non fidatevi di chi ha più l’aria di un imbonitore che di un funzionario o di un onesto rappresentante di una società di consulenza.

3 – OPERAZIONI SOSPETTE

Le PMI sono spesso ai loro primi passi in campo internazionale, quindi non si rendono conto dei più basilari sistemi per individuare le operazioni sospette.

Una importante (a leggere il loro volantino) organizzazione privata – non specifico di più per ovvi motivi – girerebbe forse anonimamente per gli stand della fiera?

Tale organizzazione, basata in un lontano e piccolo paese estero, metterebbe forse nella sua pubblicità un indirizzo e-mail con una delle estensioni più utilizzate dai privati nel vostro paese?

Un eventuale numero di telefono straniero non prova assolutamente niente, né lo prova un sito internet: in entrambi i casi sarebbe estremamente semplice, per chi si propone, trovare una soluzione – nel caso del sito è un attimo.

4 – L’INTERNAZIONALIZZAZIONE SENZA ESPERIENZA ESTERA

Purtroppo, la pessima situazione economica spinge molti a cercare vie (in questo caso lecite) alternative per portare a casa la pagnotta.

Mi sembra infatti evidente che lo “scoppio” della bomba internazionalizzazione in Italia abbia portato al moltiplicarsi delle società che propongono servizi di export e/o internazionalizzazione.

Operare all’estero richiede esperienza reale di vita e lavoro – in paesi esteri, per l’appunto. Quali sono i rischi di affidarsi a società che impiegano personale senza vera esperienza estera – o comunque con esperienza limitata?

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Semplice, secondo me si arriva a rischiare il fallimento: perdonatemi la franchezza, ma queste cose accadono anche in Italia (ed altri paesi) quando le impresesopratutto se PMI – si affidano a personale con esperienza inadeguata. Figuratevi all’estero, magari quando l’impresa non ha alcuna esperienza in merito!

Accade quindi che ci sia chi propone la sua società di consulenza dicendo di avere lavorato per multinazionali – e magari pure i suoi colleghi hanno la stessa provenienza.

Che pensare? Nel mio caso, onestamente ho subito pensato a persone restate senza lavoro che hanno pensato a come andare avanti – il che, in sé stesso, è non solo lecito ma anche degno di lode.

Sondando l’interlocutore, ho scoperto che aveva sì lavorato per una multinazionale (di cui ignoro il nome) ma aveva sempre ed esclusivamente lavorato in Italia. Se mi consentite il paragone, è come dire che ha lavorato per un MacDonald della cintura milanese – scusate la mia franchezza!

La proposta di questa società era per un paese estero specifico, però la persona non parlava la lingua di quel paese ed ha candidamente detto – non è quindi stata necessaria una verifica sul posto – che la società di consulenza ha estrema difficoltà a trovare personale che parli la lingua in questione.

Tutto lecito ed alla luce del sole, per carità!

Ma ancora una volta, care PMI, vi consiglierei – prima di sganciare il denaro – di informarvi sulla materia internazionalizzazione e, soprattutto, …. di ragionarci sopra. Voi l’esperienza di business in Italia ce l’avete, applicate il buon senso!

5 – LE “TRAPPOLE” DA EVITARE

Care PMI, nel caso di truffe in un paese lontano potreste rischiare ben più del denaro o dell’impresa.

Non parlo del caso citato, ovviamente, ma che potrebbe succedere una volta che vi troviate in un lontano paese – ammesso che non abbiate già sganciato il denaro?

Temo che in caso di truffa la cosa si potrebbe risolvere con:

  1. Rapina più o meno cruenta – il cruento anche per convincervi a stare zitti.
  2. Rapimento e rapina o riscatto (da pagare subito, magari da voi con carta di credito e codice di accesso).
  3. Disgrazia od omicidio – a volte, quando sento certe notizie, mi chiedo se ….
  4. Minacce a voi e/o alla vostra famiglia in patria se non state zitti.

Quindi, cari imprenditori, vi inviterei come minimo a:

  1. Guardare per bene business cards, materiale, ecc.
  2. Verificare con le Camere di Commercio l’esistenza o meno di imprese estere che vogliono acquistare i vostri prodotti.
  3. Verificare l’identità di eventuali (sedicenti) funzionari.
  4. Sentire le Camere di Commercio italiane, ed eventualmente l’apparato del Ministero degli Esteri, ecc., prima di sganciare i soldi e comunque prima di partire.

Nel caso invece di società di consulenza, di solito lecite, la verifica delle competenze e dell’esperienza estera è necessaria – normalmente bastano poche domande.

Per inciso, una società recente potrebbe impiegare consulenti con reale esperienza estera, mentre una società stagionata potrebbe impiegare consulenti con poca-nulla esperienza (business) reale all’estero.

Ma soprattutto, fate come fanno le aziende di tutto il mondo: se vi interessano l’export e l’internazionalizzazione, cominciate con l’informarvi – con organizzazioni stimate e rispettate come le Camere di Commercio e l’Ascom, su internet, su LinkedIn, sui socials, ai convegni (magari ufficiali o comunque con patrocini di organizzazioni ufficiali), con consulenti di vostra fiducia o che dimostrino serietà e competenza, ecc.

Poi potrete scegliere ciò che più fa al caso vostro.

Ricordate, care PMI: l’internazionalizzazione di una PMI è spesso necessaria per la sopravvivenza e può comunque portare a grandi soddisfazioni, ma va fatta con testa.

Dave Righetto

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