Internazionalizzazione pensata

 Internazionalizzazione pensata

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[dropcap]C[/dropcap]ogito ergo sum (penso dunque sono) è da sempre una massima profonda e di grande effetto ma applicandola all’internazionalizzazione molte aziende si sentono libere di arricchirla del suffisso Es (per nulla latino) ma che trasforma la massima Cartesiana in Escogito ergo sum (escogito dunque sono… furbo!).

Sono molte le aziende più impegnate ad escogitare una scorciatoia ai mercati internazionali che nella maggior parte dei casi si manifesta nell’amico dell’amico che guarda caso ha quasi sempre un altro amico che vive a Shanghai (destinazione sicuramente interessante ma che molte volte ha lo stesso appeal sugli italiani che il paese dei Balocchi aveva su Pinocchio).

«In Cina ci sono 1.5 miliardi di cinesi, ergo 1.5 miliardi di potenziali acquirenti, ergo vado a internazionalizzare in Cina».

Equazione banale che purtroppo ho dovuto ascoltare molte volte da imprenditori che sotto lo stupefacente del BRIC (per i più raffinati ora nella nuova formula arricchita BRICST) pensavano, o meglio escogitavano, di internazionalizzarsi partendo proprio da Brasile, Russia, India, Cina.

Realtà economiche sicuramente degne di attenzione e in grande fermento economico, anche se per alcune di esse bisognerebbe fare delle considerazioni a parte e più approfondite, che però non sono consigliabili tout court “tutto per tutti” ma vanno valutate con molta attenzione.

Internazionalizzazione pensata prima di tutto significa autoanalisi: quali sono le reali potenzialità della mia azienda e lo stato di salute?

Questa è la fase più delicata di tutto il processo di internazionalizzazione.

Ogni azienda ha il suo dna e come tale ha percorsi differenti e mercati differenti dove poter attuare anche esclusivamente un progetto di export mirato verso un singolo mercato.

I mercati idonei al proprio piano di internazionalizzazione non si misurano in funzione di distanze geografiche (alcuni mercati a noi vicini possono risultare saturi mentre alcuni diametralmente opposti possono presentare interessanti opportunità) ma con la stessa metrica è inutile ambire a mercati altamente competitivi quando per tipologia di prodotto e servizio la propria azienda è più indicata per operazioni commerciali dove la qualità del servizio e le peculiarità del prodotto hanno ancora una valenza strategica di primaria importanza.

Se Sant’Agostino, forse più caro alla nostra cultura, sosteneva “Si fallor sum” (se sbaglio esisto), concetto poi capovolto da Cartesio, non significa che dagli errori possiamo ottimizzare le nostre operazioni con i mercati esteri perché gli sbagli per molte aziende possono rappresentare una delicata perdita di budget e di tempo (assets preziosissimi) che ahimè rischiano di non poter essere investiti la volta buona che si è pronti… per un’internazionalizzazione pensata.

Massimiliano D’Aurelio (max@marketingthatworks.us) è Chief Creative Officer e Managing Director di Marketing that Works! (www.marketingthatworks.us), società di International Business fondata a Miami e con sede a Singapore, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’Internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende con potenziale di crescita in selezionati mercati in Asia e negli USA.

Massimiliano D'Aurelio

Massimiliano D’Aurelio (max@marketingthatworks.us) è Managing Director di MTW GROUP – Foreign Market Entry Advisors (www.marketingthatworks.us), società di International Business fondata a Miami e con sedi a Singapore, Milano, Hong Kong e Kuala Lumpur, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende che guardano ai mercati Asia e USA per la loro crescita ed espansione.

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