Chi pianifica l’acquisto di un macchinario 4.0 ha oggi uno strumento che, se ben utilizzato, restituisce in deduzione fiscale una parte rilevante dell’esborso. Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore volta pagina rispetto al credito d’imposta: l’incentivo torna a essere, come nel 2017-2019, una maggiorazione figurativa del costo di acquisizione, rilevante solo ai fini della deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing (non IRAP). La differenza pratica è sostanziale: niente compensazione in F24 a scadenze prefissate, ma un risparmio d’imposta spalmato sul piano di ammortamento del bene.
Le aliquote, calcolate per singola beneficiaria e per singolo anno – non sull’intero triennio – premiano soprattutto le PMI: 180% fino a 2,5 milioni di investimenti, 100% tra 2,5 e 10 milioni, 50% tra 10 e 20 milioni; oltre tale soglia nessuna maggiorazione. In termini concreti, un macchinario 4.0 da 500.000 euro genera una deduzione fiscale aggiuntiva di 900.000 euro extracontabili, spalmata sugli anni di ammortamento: con aliquota IRES del 24%, il risparmio teorico sfiora i 216.000 euro, a fronte di un esborso di mezzo milione.
La misura, per gli investimenti dall’1.1.2026 al 30.9.2028, ha una dotazione di 9,8 miliardi di euro, con l’obiettivo ministeriale di attivare tra 23 e 25 miliardi di investimenti nel triennio. Il gradimento è già misurabile: già nei primi 25 giorni di operatività della piattaforma GSE (dal 12 giugno) erano state presentate circa 7.000 comunicazioni preventive per 2,5 miliardi di investimenti dichiarati: un investimento medio di circa 357.000 euro per comunicazione, che conferma come la misura stia intercettando in prevalenza progetti di taglia medio-piccola.
L’accesso passa da tre comunicazioni telematiche al GSE – preventiva, di conferma (che attesta il versamento di un acconto almeno pari al 20% del costo) e di completamento, quest’ultima decisiva perché individua il periodo d’imposta di rilevanza fiscale dell’agevolazione: la maggiorazione infatti non segue le regole ordinarie di competenza dell’art. 109 TUIR, ma decorre dal periodo in cui è trasmessa la comunicazione di completamento con esito positivo del GSE – un disallineamento che può far slittare il beneficio all’anno successivo rispetto al completamento sostanziale dell’investimento.
Due novità operative rilevanti. È stato eliminato, salvo per il fotovoltaico, il vincolo di produzione UE/SEE dei beni agevolabili, ampliando il parco fornitori qualificabili. Resta invece ferma, a prescindere dall’importo, la necessità di perizia asseverata e certificazione contabile del revisore: non è prevista alcuna autocertificazione sostitutiva per gli importi contenuti.
La misura è cumulabile con altri incentivi nel limite del costo sostenuto – tipicamente con la Nuova Sabatini e con il credito d’imposta ZES Unica per il Mezzogiorno – trattandosi di misura generale e non di aiuto di Stato.
Per le imprese che prevedono nuovi investimenti produttivi e tecnologici, la finestra fino al settembre 2028 consente una pianificazione pluriennale: scaglionando gli investimenti su più esercizi, restando entro i 2,5 milioni annui per beneficiaria, si può accedere all’aliquota piena del 180% anziché scivolare sugli scaglioni inferiori.
Questa misura non è quindi da considerare un bonus una tantum, ma una variabile strutturale da inserire nella pianificazione pluriennale degli investimenti dell’impresa, per ottenere, oltre a maggiore produttività ed efficienza, anche un significativo vantaggio economico.
Senior Associate Tax Compliance Adacta Tax & Legal
