Istat: Rapporto sulla competitività dei settori produttivi Edizione 2016

 Istat: Rapporto sulla competitività dei settori produttivi Edizione 2016

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Il “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi”, giunto alla quarta edizione, fornisce un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Si tratta di un prodotto digitale composto da un e-book e da contenuti aggiuntivi scaricabili dal sito Istat a questo link http://www.istat.it/it/archivio/180542.

Il Rapporto valorizza le numerose informazioni statistiche disponibili sui settori economici; per ciascun settore viene offerta una base dati di oltre 70 indicatori, ove possibile in serie storica e con dettagli settoriali, dimensionali e per varie tipologie di impresa. Dalla scorsa edizione, inoltre, la base dati contiene anche indicatori con dettaglio territoriale. A corredo del Rapporto vengono fornite schede per ogni settore con i principali indicatori sulla struttura, le strategie e la performance delle imprese del comparto, cui si affiancano grafici che consentono una lettura degli andamenti più recenti del settore tramite alcuni indicatori congiunturali. Una novità introdotta a partire da questa edizione è l’aggiornamento in tempo reale degli indicatori di carattere congiunturale contenuti nelle schede.

Il volume in sintesi

Nel periodo 2013-2015, caratterizzato dalla fine della recessione e dall’avvio di una parziale ripresa, le imprese italiane sembrano avere adottato strategie occupazionali improntate alla prudenza: in attesa del consolidarsi della fase ciclica, hanno incrementato il proprio input di lavoro attraverso un aumento delle ore lavorate per dipendente e un contestuale, progressivo riassorbimento della Cassa integrazione guadagni (CIG). Solo in un secondo momento – e limitatamente alle attività del terziario – sono tornate ad aumentare anche le posizioni lavorative dipendenti.

In questo quadro – considerando anche i provvedimenti normativi varati nel corso del 2015 per sostenere la crescita dell’occupazione – le analisi presentate nel Rapporto propongono una chiave di lettura delle dinamiche della domanda di lavoro delle imprese industriali e dei servizi che spiega le tendenze complessive dell’occupazione alla luce delle caratteristiche dei settori e delle imprese. In particolare, viene valutata la performance occupazionale delle imprese nel contesto europeo; vengono individuati i segmenti più dinamici delle imprese e misurato il loro contributo all’occupazione, così come quello delle aziende e dei settori in flessione; infine, vengono presentate analisi dei dati sulle valutazioni delle imprese in merito all’impatto dei recenti provvedimenti normativi, che consentono di misurarne l’efficacia sulla creazione netta di posti di lavoro.

Capitolo 1. Ciclo economico e dinamiche occupazionali in Europa

  • Tra il 2008 e il 2015, la crisi di occupazione nell’Area euro ha colpito in misura maggiore il comparto manifatturiero, con contrazioni più intense nel 2009 (-5,4%) e nel 2010 (-3,4%) e una ricaduta nel 2013 (-2,3%). Nei servizi, che rappresentano più dei due terzi degli occupati nella maggior parte dei paesi europei, l’intensità della flessione dei posti di lavoro è stata minore e ha raggiunto il suo massimo nel 2009 (-0,6%) e nel 2013 (-0,2%).
  • In Italia, la caduta dell’occupazione è stata meno intensa nella prima fase della crisi rispetto alla media dell’Area euro e più marcata nella seconda recessione; il commercio ha prolungato la fase di crisi fino al 2014.
  • Rispetto alla media dei paesi dell’Unione monetaria, in Italia vi è stato un recupero occupazionale ritardato di un anno nei servizi alle imprese, ma la crescita degli addetti si è riallineata nel corso del 2015. Analoghe le tendenze per il commercio: in questo caso la ripresa è stata ancora più ritardata, ma nettamente superiore a quella media della Uem nel corso del 2015. La manifattura ha invece registrato in Italia maggiori difficoltà di ripresa occupazionale rispetto a quanto registrato nella Uem.

Capitolo 2. La domanda di lavoro delle imprese italiane: dinamica delle posizioni lavorative e profili delle imprese in crescita

  • Le posizioni lavorative si riferiscono ai posti di lavoro nelle imprese, non a persone fisiche. Generalmente a un posto di lavoro in un’impresa è associata una sola persona occupata e viceversa. Vi sono però casi in cui un unico posto è associato a più individui (ciascuno per una durata contrattuale inferiore al trimestre, periodo di riferimento delle statistiche congiunturali sulla domanda di lavoro nelle imprese) e casi in cui uno stesso individuo occupa due o più posti di lavoro in imprese diverse (ad esempio con impiego part-time). Di conseguenza, il numero complessivo di posti di lavoro può risultare inferiore o superiore a quello delle persone occupate.
  • Nel terzo trimestre 2015 le posizioni lavorative dipendenti nelle imprese industriali e dei servizi sono aumentate dell’1,3% su base annua, confermando il primo limitato recupero del trimestre precedente (+0,7%) e riportandosi su livelli molto prossimi a quelli osservati all’inizio del 2013, anche se ancora due punti percentuali sotto i livelli di fine 2011.
  • Fino al primo trimestre 2015 l’aumento complessivo delle ore lavorate nelle imprese industriali e dei servizi è stato trainato dall’incremento delle ore lavorate per dipendente, mentre i posti di lavoro hanno continuato a diminuire. Nel secondo e terzo trimestre sono tornate ad aumentare le posizioni lavorative.
  • Fra le imprese sempre attive nel periodo 2013-2015 il 32% ha registrato una crescita dei posti di lavoro dipendente, il 29,2% una diminuzione mentre il restante 38,8% non ha modificato i propri livelli occupazionali; i posti di lavoro creati tra 2013 e 2015 (dalle imprese sempre attive) sono stati 1,1 milioni e 845mila quelli distrutti, con un saldo positivo di 255mila.
  • Considerando le dinamiche di ciascun anno, è aumentata la quota di imprese in crescita sul totale delle imprese considerate (dal 27,4 del 2013-2014 al 28,2% del 2014-2015) a fronte di un leggero ridimensionamento di quelle in calo (dal 25,9 al 25,7%). La maggiore incidenza delle imprese che hanno aumentato i posti di lavoro tra il 2014 e il 2015 ha riguardato le micro (fino a 9 addetti) e le piccole (con meno di 50 addetti). Nell’intero biennio, invece, l’incidenza delle imprese in crescita è maggiore nelle unità di media dimensione (50-249 addetti), superiore al 50% in entrambi gli anni.
  • Le imprese di media dimensione hanno evidenziato la migliore propensione alla creazione di occupazione aggiuntiva.
  • Nella manifattura solo 9 settori su 23 hanno incrementato l’occupazione sia nel 2014 che nel 2015. Nei primi tre trimestri del 2015 l’aumento tendenziale più consistente di posizioni lavorative (+2,2%) è stato registrato nel settore delle riparazioni, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature; segue la farmaceutica (+1,3%).
  • Più vivace (per intensità) e più esteso (per numero di settori) l’andamento dei servizi negli ultimi due anni; quelli di mercato hanno messo a segno un +3% mentre per i servizi alla persona l’aumento di occupazione si è attestato a +6,2%.
  • Con riferimento ai servizi di mercato, in entrambi gli anni i comparti più dinamici per la creazione di posizioni lavorative sono stati quelli legati all’attività d’impresa: altre attività professionali (+11%), produzione di software e consulenza informatica (+10%), attività di direzione aziendale (+8,9%).
  • Tra i servizi alla persona, quasi tutti i comparti hanno creato nuove posizioni lavorative sia nel 2014 sia nel 2015, con incrementi particolarmente elevati nel caso dell’istruzione (+8,3%) e dell’assistenza sociale non residenziale (+8,4%).
  • Particolarmente vivace è risultato l’andamento delle posizioni lavorative in somministrazione, ossia gli ex-interinali (+43,5% tra il primo trimestre 2013 e il terzo 2015), una componente della domanda di lavoro molto sensibile al ciclo economico.
  • Per le imprese a più elevata produttività del lavoro la probabilità di aumentare l’occupazione è tra i 7 e i 15 punti percentuali superiore a quella delle unità della stessa classe dimensionale a produttività inferiore.
  • L’età giovane dell’impresa è maggiormente premiante tra le microimprese: nei diversi segmenti dimensionali delle imprese più piccole, la probabilità di assumere è tra i 13 e i 22 punti percentuali più alta rispetto a quella delle imprese meno giovani.
  • Nelle microimprese, a una più giovane età dell’imprenditore corrisponde una maggiore probabilità che l’impresa abbia aumentato il numero di posizioni lavorative tra il 2013 e il 2015. Allo stesso modo, sono gli imprenditori di nazionalità straniera, in particolare quelli provenienti da paesi extra-Ue, a mostrare una maggiore propensione ad aumentare l’occupazione dipendente.

Capitolo 3. Provvedimenti normativi e domanda di lavoro: la percezione delle imprese

  • Una indagine qualitativa condotta su campioni rappresentativi delle unità della manifattura e dei servizi consente di approfondire le valutazioni degli imprenditori in merito alle conseguenze della crisi, all’esternalizzazione di alcune funzioni aziendali, all’adeguatezza del proprio potenziale produttivo.
  • Considerando le imprese che hanno aumentato lo stock di occupazione nel corso del 2015, nel settore manifatturiero l’assunzione di nuovo personale è stata guidata prevalentemente dalla domanda, interna ed estera; nei servizi appare molto più rilevante la sola domanda interna. In entrambi i comparti l’influenza esercitata dai fattori di natura aziendale ai fini dell’assunzione di nuovo personale è molto più limitata.
  • Per la metà delle imprese manifatturiere che hanno aumentato l’occupazione tra gennaio e novembre 2015 gli esoneri contributivi hanno svolto un ruolo fondamentale per la crescita dei posti di lavoro. Nei servizi, la quota di imprese che hanno ritenuto tale novità normativa “molto” o “abbastanza” rilevante è pari al 61%.
  • Il nuovo contratto a tutele crescenti sembra invece aver esercitato un ruolo meno rilevante, ma pur sempre positivo: il 35% delle imprese manifatturiere lo ha giudicato molto o abbastanza importante, contro il 49,5% delle imprese dei servizi.
  • Le imprese non hanno rilevato ostacoli significativi all’aumento dell’occupazione aziendale nel corso del 2015. Nella manifattura, tra i fattori indicati più frequentemente si segnalano l’incertezza sulle prospettive di domanda (circa il 39% delle imprese), seguita dalla percezione di un costo del lavoro eccessivo (33%). Quest’ultimo fattore rappresenta l’ostacolo più diffuso al reclutamento di nuovo personale anche per le imprese dei servizi (31,3%).

Redazione

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