Italian factor, i casting continuano

 Italian factor, i casting continuano

Immagino un reality proprio come altri noti al pubblico televisivo, con tanto di selezione ai casting e una giuria di esperti, quindi il nostro candidato che deve, in un tempo uguale per tutti, raccontare e convincere giudici e pubblico di averlo davvero l’Italian Factor.

Se l’idea vi piacesse potremmo produrlo un programma così che potrebbe far le scarpe al “povero” the Apprentice di Briatore, ho già il canale pronto alla messa in onda e la società di produzione. Che ne dite?

Ma che cos’è questo Italian Factor?

È un po’ come quella particella genetica presente nel DNA di alcuni e non di altri. Nel nostro caso si tratta di quel “gene” che rende il Made in Italy speciale.

E cioè?

Per dirla con Francesco Morace e Barbara Santoro, è qualcosa che ha a che vedere con il genius loci, quel quid che contraddistingue l’italiano modo di fare da un punto di vista sociologico, espressivo e quindi imprenditoriale.

Anche questo è Italian Factor.

Un po’ riduttivo sintetizzarlo in “qualità e tradizione”, eppure da un punto di vista “imprenditoriale” non è cosa semplice trovare il rispetto di questo binomio.

Sono d’accordo con Morace e Santoro, e lo dico anche nel mio recente Il Marketing del Made in Italy (edizioni Armando Editore), che l’Italian Factor non possono averlo altri che non abbiano origini italiane perché è «il prodotto di millenni di storia che hanno caratterizzato lo sviluppo del nostro paese e delle genti che lo hanno abitato… Arte, cultura, tradizioni, quindi stile e modi di fare e di vivere, sono sicuramente gli elementi che formano il carattere italiano».

Trasponiamo tutti questi elementi nel fare impresa, nel prodotto finale delle nostre imprese, traduciamolo in scelte strategiche operative e vincenti.

Troveremo che qualsiasi prodotto Made in Italy ha un massimo comune divisore che lo caratterizza in modo unico, una sorta di codice univoco che non è solo l’origine delle materie prime o il luogo dove queste vengono trasformate e poi assemblate o almeno non è solo quello.

È quel qualcosa di intrinseco che scorre nelle vene e permea ogni momento dall’ideazione alla produzione, passando per la gestione:

  • Territorio/Paesaggio/Ambiente
  • Storia socio economica
  • Arte e cultura
  • Architettura
  • Tradizioni
  • Vocazione all’innovazione (creatività)
  • L’Italian Factor è il mix di questi elementi ma soprattutto è quando tutti questi elementi pur in percentuale diversa sono presenti in un prodotto/marchio, allora questo si può definire “italiano”.

Made in Italy in quanto italiano al 100% diventa un marchio DOC, di elevata garanzia, non solo di qualità ma di unicità.

Se tutte le imprese italiane percepissero questo, potrebbero acquisire un vantaggio competitivo fondamentale e smettere di soffrire nelle battaglie all’ultimo centesimo.

Non ci sarebbe più concorrenza!

Naturalmente non basta possedere per storia e tradizione l’Italian factor se poi non lo si trasforma in uno strumento di governance e di awareness, cioè di gestione aziendale e notorietà di marca. Soprattutto quando si tratta di relazioni B2B, di costruire un legame vincente con il trade e gli addetti ai lavori nel mondo!

Mi sono divertita nel mio lavoro a scovare i potenziali candidati per il nostro casting e ne ho trovati tanti, più di quanti non si creda.

Aziende e imprenditori dotati di Italian Factor che mi sono entusiasmata ad ascoltare e che sicuramente vincono sui loro mercati facendo innovazione nel rispetto dell’italianità e soprattutto essendo capaci di essere percepiti come #totalmadeinitaly.

Qui vi lascio con qualche nome e l’invito a saperne di più, andando in azienda da loro o comunque sul web perché chi è davvero dotato di Italian Factor sa che anche il modo in cui si comunica è parte integrante di una strategia vincente. Comunicare e condividere perché il futuro è dei Millennials abituati a qualcosa di più e di diverso dei soliti “spot patinati” in tv.

I Millennials che sono già “consumAttori” non amano essere sedotti a distanza, preferiscono essere coinvolti personalmente. «La ricetta per il successo ha ingredienti come ascolto e personalizzazione, servizi pre e post vendita oliati come quelli delle multinazionali, e rapporti diretti on e off line». Ne parlo anche con Laura Traldi su DCasa a proposito del settore “mobili e arredo” (DCasa numero 29 ottobre 2016).

Settore importante direi fondamentale per l’Export italiano, quasi 12,4 miliardi di valore (2015 – Federlegno).

Coinvolgere e personalizzare l’offerta condendo il tutto con innovazione e qualità è parte dell’Italian Factor.

Qualche nome di cui parlare: i signori Quercetti, quelli dei chiodini, le tavolette giocattolo. Italian Factor Made in Piemonte. Bella storia di successo (alla pari della più internazionale Lego) e un’idea (Pixel Art) per Natale anche per i più grandi!

Oppure Nau! Bravo e sicuramente candidato ai live Fabrizio Brogi (CEO), con i suoi occhiali tutti italiani.

Ma a proposito di occhiali e di accessori, ecco chi diversifica nel lusso e passa da leader nell’interior design a brand fashion. Si tratta di Budri e dell’incontro con il designer Valerio Cometti, insieme riescono a dare leggerezza al marmo e a ritagliarsi un posticino in un nuovo mercato.

Poi ci sono quelli “amari”, la famiglia Vena con il loro Amaro Lucano, da quel di Pisticci in provincia di Matera, 121 anni di storia, 22 milioni di fatturato con un piano di espansione all’estero da vera multinazionale. E i Caffo di Calabria, con l’Amaro del Capo e circa 50 milioni di fatturato. «Noi abbiamo fatto come i salmoni – dice Gianmichele Rosa oggi nel CdA ex direttore commerciale – siamo partiti dal Sud e siamo saliti al Nord… È stata una bellissima avventura in cui abbiamo messo tutta la passione di cui siamo capaci…». E nelle Distillerie Caffo le decisioni vengono prese e condivise tra tutti i dipendenti che «partono a testa bassa per raggiungere e superare i traguardi prefissati». E oggi quel 90% di vendite in Calabria si è ribaltato ed è il valore delle vendite oltreconfine. Estero compreso dove i migliori “ambassador” (consiglieri d’acquisto e clienti) sono proprio i tanti calabresi emigrati. Oggi l’Export vale il 15% dei ricavi del gruppo: Germania e Stati Uniti in testa. Senza trascurare grazie a una rete di importatori mercati come l’Australia (importante lì la community di origine calabrese), il Sudamerica, il Giappone e l’Estremo Oriente. E poi Caffo non produce solo in loco, ma ha acquistato distillerie “tipiche” come la Passons Pasian di Udine dove fa produrre morbide grappe friulane; oppure la più famosa Borsci di Taranto. La nota divertita è che i Caffo di Calabria sono partiti nel 1915 acquisendo una distilleria a Santa Venerina di Catania. Come a dire che il territorio ci mette del suo, ma il resto lo fanno gli uomini (italiani).

Vi lascio con questi primi candidati ai casting, che tuttavia restano aperti perché a Italian Factor i lavori continuano.

Selena Pellegrini

Selena Pellegrini esperta di strategie d'impresa per la valorizzazione del Made in Italy, e' imprenditrice e produttrice multimediale, consulente per l'export, mentore di acceleratori d'impresa e tutor di start up, docente di digital marketing presso Università. elena.pellegrini@thebrandexperience.it

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