Jobs Act 2.0. Le novità volute dal governo Renzi

 Jobs Act 2.0. Le novità volute dal governo Renzi

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[dropcap]L[/dropcap]a Commissione Lavoro del Senato ha approvato la versione aggiornata del Jobs Act, con l’emendamento del governo che cambia la normativa sui contratti.

Come è noto, però, il governo Renzi si è spaccato sul tema dell’articolo 18 e sulla nuova applicazione con la modalità del contratto a tutele crescenti.

Secondo alcuni, la nuova denominazione dei contratti a tempo indeterminato, con lo strumento delle tutele progressive, aprirebbe la strada al superamento dell’articolo 18, lasciando campo libero, in definitiva, ai licenziamenti senza giusta causa.

Ma, in sostanza, cosa regolamenterebbe il nuovo Jobs Act?

Il contratto a tutele crescenti trae ispirazione dall’esperienza tedesca e avrebbe come finalità quella di bloccare le garanzie dell’articolo 18 per almeno tre anni, i primi trascorsi in azienda da parte di un dipendente. La denominazione corretta di questa nuova forma è quella di “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”.

In particolare, il nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti, è inteso come un rapporto a tempo indeterminato che si stabilizza via via che il lavoratore e il datore di lavoro mantengono la collaborazione attiva.

Obiettivo generale del nuovo Jobs Act, a detta dei suoi ispiratore, dovrebbe essere quello di completare la regolamentazione di tutte le forme contrattuali esistenti, al fine di soppesarne l’attinenza al tessuto sociale e produttivo.

Secondo quanto indicato nell’emendamento presentato dal governo, all’articolo 4 del Jobs Act, con il nuovo regime contrattuale andrà presa in considerazione la revisione della disciplina delle mansioni, al fine di armonizzare gli interessi dell’azienda e l’impiego delle risorse umane presenti, affinché si tuteli il posto di lavoro, ma si considerino limiti alle modifica degli inquadramenti.

Questi gli altri punti salienti della proposta di legge.

– Controlli a distanza. Con il testo del governo, entra nella normativa del lavoro anche la possibilità di effettuare la revisione a distanza, tenendo conto dell’avanguardia tecnologica e degli obiettivi dell’azienda assieme alla tutela della dignità del lavoratore.

– Compenso orario. Si tratta di una novità di rilievo, che dovrebbe essere inserita nel testo finale – o nei decreti legislativi – che andrà riferito a rapporti di tipo subordinato o di stampo co.co.co. in quei settori i cui contratti siano regolati da accordi stipulati in via collettiva.

– Voucher. È previsto il voucher, oltre all’estensione delle prestazioni a lavoro accessorio per chi svolga attività di tipo discontinuo o occasionale, purché si garantisca la piena tracciabilità dei buoni.

– Novità anche sul fronte ispezioni sul lavoro: si prefigura la creazione di un’Agenzia nazionale unica per mezzo del coinvolgimento del Ministro del Lavoro, dell’Inps, dell’Inail e tramite i coordinamenti con Arpa e Asl locali.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore del Jobs Act, che Renzi vorrebbe approvato nella legge delega già a fine ottobre, andrà varato un nuovo testo organico delle discipline contrattuali.

Una volta che il disegno di legge sarà stato approvato, quindi, il governo otterrà la delega a riscrivere lo Statuto dei lavoratori del 1970, con apposito decreto legislativo da emanare entro un semestre dall’ok in Parlamento.

Rimane il dubbio principale: l’articolo 18.

Da una parte, nel Pd non son pochi coloro che premono per una sospensione solo parziale della norma, mentre sul fronte Ncd – area a cui appartiene lo stesso Sacconi – la posizione predominante è quella di cancellare del tutto la previsione di legge.

La conseguenza più probabile sarà quella di arrivare alla non applicazione dell’articolo 18 solo per i neo assunti per mezzo di contratti a tempo indeterminato. Nel caso si verifichi un licenziamento valutato non legittimo, quindi, sarà assicurato l’indennizzo economico e nient’altro.

Diverso, invece, il discorso per le regolarizzazioni da precari o contratti flessibili, per i quali si dovrebbe ricorrere alla categoria dei mini Jobs alla tedesca, con l’aumento progressivo del reddito e l’impiego dei voucher, che negli anni passati hanno ottenuto un buon successo. Verrano, a tal proposito, innalzati i limiti di reddito previsti per questo genere di prestazioni.

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Ettore Pietro Silva

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