Jobs Act e legge di stabilità 2014: le nuove regole su assunzione, licenziamento e rapporti di lavoro

 Jobs Act e legge di stabilità 2014: le nuove regole su assunzione, licenziamento e rapporti di lavoro

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[dropcap]I[/dropcap]l Jobs Act prevede una drastica riduzione delle tipologie contrattuali, che dovrebbero convergere verso la forma del contratto a tutele crescenti, che dovrebbe assicurare un maggior margine di manovra, in particolare nei primi anni, per i datori di lavoro, in caso vogliano interrompere il rapporto.

Nel nuovo Testo unico (in via di definizione) la forma contrattuale predominante sarà quella a tempo indeterminato, dunque sottoposta al nuovo articolo 18, che dovrebbe prevedere indennizzi in caso di licenziamenti economici, mentre non si prevedono modifiche sul fronte dei discriminatori.

In aggiunta, però, dovrebbe essere stilata la lista dei licenziamenti disciplinari soggetti a reintegro, nell’apposito decreto attuativo che seguirà la riforma. Questo, al fine di chiudere la fase di incertezza sulla legittimità, definita in ultima analisi, allo stato attuale, solo da parte dell’autorità giudiziaria.

Sostanziosa la parte del Jobs Act riservata agli ammortizzatori sociali: per i giovani, fondamentale la garanzia di maternità anche alle lavoratrici assunte con contratti precari. In caso di disoccupazione “involontaria”, si punta a uniformare l’applicazione degli ammortizzatori sociali, con l’estensione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, al termine dei due anni di sperimentazione concessi nel ddl.

Definita, in via di principio, la norma secondo cui verrà disposto un compenso orario minimo a quei lavoratori che non siano iscritti ad alcun contratto nazionale.

Anche nella legge di stabilità 2014 ci saranno massicci interventi riguardanti le regole sul lavoro:

Viene confermato l’intervento sull’Irap da cui viene cancellata la componente lavoro. L’obiettivo “rilancio dell’occupazione” viene perseguito poi con la previsione, peraltro già annunciata, degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato per cui per i primi tre anni non saranno dovuti contributi.

Sempre con riferimento alle imprese viene finanziato poi con 300 milioni di euro il credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione.

Per rilanciare i consumi si conferma il bonus degli 80 euro e si prevede la possibilità, su base volontaria per il lavoratore, della destinazione del TFR in busta paga, come chiarisce il Governo, “con zero costi per le imprese”. Per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie viene poi previsto il rafforzamento degli sgravi per i nuclei numerosi. Assoluta novità è poi la previsione di un regime fiscale forfettario per le partite Iva sotto i 15 mila euro.

La Legge di Stabilità rifinanzia ancora le spese indifferibili a legislazione vigente (le missioni internazionali), gli ammortizzatori sociali, l’attivazione di clausole di salvaguardia previste dai Governi precedenti, l’assunzione dei 149 mila insegnanti delle graduatorie a esaurimento. Di notevole rilevanza anche l’attribuzione di maggiori margini di manovra ai Comuni sul Patto di Stabilità (Renzi ha quantificato la flessibilità in una percentuale del 70 per cento).

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Ettore Pietro Silva

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