La continuità aziendale: un prezioso punto di vista da cui osservare il lavoro di un imprenditore

 La continuità aziendale: un prezioso punto di vista da cui osservare il lavoro di un imprenditore

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[dropcap]I[/dropcap]n tempi di crisi (soprattutto di una crisi così lunga, faticosa e per certi aspetti epocale come quella che stiamo ancora vivendo), in cui l’attenzione di tutti è focalizzata soprattutto sui risultati economici che faticano ad essere positivi, diventa difficile per un piccolo imprenditore, nel quotidiano ed impegnativo sforzo di “andare avanti”, trovare ragioni adeguate per poter esprimere un sincero e non occasionale “comunque ne vale la pena”. I profitti calano o addirittura scompaiono dai conti economici, i clienti annaspano e non riescono a pagare con regolarità, le banche restringono il credito: quindi, perché continuare a fare impresa, la propria impresa?

Le risposte sono molteplici, ma in questa occasione vorrei soffermarmi su quella che forse può sembrare la più impulsiva e meno ragionata: continuo perché non so fare altro, perché questo è il mio mestiere, facendo questo esprimo i miei talenti di uomo e da esso mi aspetto di ricavare il necessario per il sostentamento mio, della mia famiglia e dei miei collaboratori.

E qui si introduce uno spunto in più di riflessione, quasi una sfida: proprio perché non si sa fare un altro mestiere, forse è opportuno porsi il tema di fare questo il meglio possibile in termini di efficienza complessiva (che vuol dire impiegare al meglio tutte le risorse umane, tecniche e finanziarie disponibili) e di considerare di poterlo fare con uno scopo anche ideale, che può magari sembrare più grande delle forze di cui è dotata una persona: quello di lavorare per la continuità della propria azienda, pensando sì all’immediato ma anche cercando la soddisfazione di lasciare un segno, una traccia, un valore che possa nel tempo mantenersi e svilupparsi.

Dico questo perché mi pare di osservare un aspetto della crisi, accanto a quello (evidente) di tipo economico, che appare più preoccupante perché attiene ad una dimensione profondamente umana e non semplicemente “tecnica”: quello per cui ci si sente impotenti di fronte ad eventi che appaiono tanto burrascosi quanto ineluttabili, e per cui rischia di affievolirsi quell’atteggiamento, tipico dell’imprenditore più serio e genuino, che è fatto di positività e coraggio, di tenacia e di realismo, più propenso allo sviluppo presente e futuro e meno al ricordo dei bei tempi passati.

Lo spunto per questa osservazione mi viene da alcuni dialoghi avuti nell’ambito della attività di consulente per il rilancio delle piccole imprese, in particolare da una considerazione: la scarsa ripresa del flusso dei crediti bancari. Mi spiego meglio. Dopo gli ultimi interventi della Banca Centrale Europea di messa a disposizione dei TLTRO, ci sono oggi in Italia 85 miliardi di euro erogabili dal sistema bancario a favore di famiglie e imprese, ai quali se ne aggiungeranno altri a dicembre, a fronte della tranche già prevista dal programma, a tassi che potremmo definire di “quasi gratuità”. Bene, quello che si percepisce è uno scarso entusiasmo da parte dei possibili destinatari di tali risorse, che sembra non colgano pienamente questa grande opportunità per avviare o sviluppare progetti per investimenti, a costi bassissimi, che possano da un lato aprire nuove prospettive di crescita e dall’altro far trovare le piccole imprese pronte ed attrezzate nel momento in cui la situazione generale potesse evolvere positivamente. Sembra quasi che prevalga la paura rispetto al coraggio.

Non si tratta ovviamente di essere superficiali perché “tanto si pagano interessi bassi”, si tratta di cogliere un’opportunità molto favorevole per dare concretezza ed operatività a quello scopo ultimo di cui abbiamo detto prima, cioè l’avere a cuore la continuità della propria azienda, affrontando magari più seriamente argomenti come innovazione, ricerca, apertura di nuovi mercati, partnership per l’estero, perfino l’apertura della compagine societaria ad investitori che possano valorizzare il patrimonio di competenze ed esperienze accumulate in anni di lavoro.

Da questo punto di vista si apre una grande prospettiva anche per i consulenti, chiamati a dare supporti di sempre più alta professionalità e specializzazione, nell’accompagnare e sostenere i piccoli imprenditori nella grande sfida di impostare e realizzare grandi progetti. Grandi non solo per la rilevanza degli aspetti economici e finanziari, ma anche per il contributo che sapranno portare al superamento di quell’atteggiamento un po’ rinunciatario che abbiamo prima messo in evidenza.

Ogni azienda vale per il solo fatto che esiste, lavoriamo insieme per preservare e consolidare questo valore. Comunque, ne vale la pena.

Paolo Galandra
Consulente per il rilancio delle piccole imprese

Paolo Galandra

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