La crescente incertezza e le difficoltà dei paesi emergenti condizionano il recupero del manifatturiero italiano

 La crescente incertezza e le difficoltà dei paesi emergenti condizionano il recupero del manifatturiero italiano

Nei primi cinque mesi del 2016 fatturato manifatturiero al di sotto delle attese

Il 2016 è iniziato con un’evoluzione deludente del manifatturiero italiano. Nel complesso dei primi cinque mesi, al buon incremento della produzione (+2,6%) si è contrapposta una dinamica sottotono del fatturato (+0,8% a valori correnti), entrata in territorio positivo solo grazie al brillante risultato del mese di maggio, peraltro sostenuto da due giorni lavorativi in più rispetto al maggio 2015.

La divaricazione tra l’andamento della produzione e quello del fatturato ha interessato soprattutto i settori della filiera elettromeccanica (Meccanica, Metallurgia, Prodotti in metallo, Elettronica) e potrebbe essere spiegata da una pianificazione della produzione in alcuni casi troppo “ottimistica” rispetto a un andamento delle vendite, rivelatosi poi deludente, in particolare sui mercati esteri (come conferma la contestuale crescita delle scorte).

Contenute, ma comunque superiori alla media, le dinamiche di Prodotti e materiali da costruzioni (in particolare il comparto delle piastrelle) e dei Mobili, settori che rimbalzano dai minimi degli scorsi anni.

Un sostenuto incremento del fatturato si è osservato nel Largo Consumo, che evidenzia ottimi risultati sia in Italia che sui mercati esteri.

Auto&moto proseguono sul percorso positivo già intrapreso nel 2015, mentre la crescita della farmaceutica non sembra conoscere battute d’arresto.

Export deludente nei primi mesi dell’anno, ma gli ultimi dati evidenziano segnali di ripresa. Mercati Ue protagonisti in positivo

È stato soprattutto il rallentamento del commercio mondiale, dovuto all’indebolimento della domanda extra-Ue (Cina, ma anche Stati Uniti), a togliere slancio al manifatturiero italiano nei primi mesi del 2016. Una nota positiva è venuta dalle importazioni di manufatti dell’Europa occidentale che si sono mantenute in espansione, sebbene a ritmi inferiori rispetto al 2015.

Spunti positivi emergono anche dalla congiuntura più recente che imprime un profilo in progressivo, seppur debole, miglioramento alla dinamica degli scambi mondiali. Ne ha beneficiato l’export italiano di manufatti, risultato in accelerazione nel mese di maggio (+4,2% la variazione tendenziale grezza, a valori correnti, che riflette anche due giorni lavorati in più rispetto a maggio 2015). I paesi europei più dinamici sono risultati Germania, Francia e – in misura più limitata – Spagna, a conferma di un’area Ue protagonista in positivo della prima parte del 2016. Su questi mercati i produttori italiani hanno saputo cogliere soprattutto le buone opportunità offerte dalla domanda di beni finali, alimentata dalla tonicità dei consumi delle famiglie.

Tiene la domanda interna per consumi e investimenti, ma la crescita rimane moderata

Il miglioramento della domanda interna ha interessato, oltre che i principali partner Ue, anche l’Italia, dove nei primi mesi dell’anno è proseguito il recupero delle spese delle imprese e delle famiglie, in particolare per i mezzi di trasporto, le cui vendite crescono ancora a ritmi sostenuti dopo il boom del 2015.

Sul fronte dei consumi, la crescita degli acquisti di automobili e motocicli è stata affiancata da una ripresa anche degli altri beni durevoli (mobili ed elettrodomestici) e da un moderato miglioramento per i beni alimentari.

Per quanto riguarda gli investimenti, la componente dei macchinari – pur a fronte degli incentivi – è apparsa nel primo trimestre meno brillante rispetto a quella dei mezzi di trasporto, ma comunque su un percorso di recupero, mettendo a segno la quarta variazione positiva consecutiva.

Discorso a parte merita l’edilizia, che, nonostante il miglioramento del mercato immobiliare, ha deluso nei primi tre mesi del 2016 registrando ancora una lieve flessione. La battuta d’arresto di inizio 2016 è, tuttavia, da considerarsi temporanea, ritardando – ma non modificando – il percorso di graduale uscita dalla crisi delle costruzioni avviatosi dalla metà dello scorso anno.

Secondo semestre 2016 all’insegna dell’incertezza

Nella seconda metà del 2016, lo scenario in cui si muoveranno le imprese italiane, sia sul piano interno che internazionale, continuerà ad essere caratterizzato da una elevata incertezza, che potrà condizionare le decisioni di acquisto di famiglie e imprese e i piani di produzione. Le informazioni qualitative più recenti evidenziano comunque una tenuta della fiducia degli operatori italiani, nonostante l’esito a sorpresa del referendum inglese e il tragico susseguirsi di notizie internazionali in luglio. A sostegno di una maggiore vivacità dell’attività del manifatturiero, oltre a un effetto statistico positivo determinato da una progressiva decelerazione dei livelli di attività nella seconda parte del 2015, la domanda interna giocherà nuovamente un ruolo importante, sostenuta dall’imminente scadenza degli incentivi su alcuni mercati (al netto degli annunci di rinnovo e potenziamento del Super-ammortamento recentemente provenienti dal governo) e dal rimbalzo atteso delle costruzioni dai nuovi minimi di inizio anno.

Esportazioni verso il Regno Unito in parte al riparo da effetti cambi ed eventuali dazi grazie al posizionamento su fasce di prezzo elevate

Sul versante della domanda estera, al di là dell’andamento di breve periodo – che continuerà a risentire della volatilità legata al contesto geopolitico – desta particolare attenzione il potenziale impatto di Brexit sulle imprese italiane. Per dare un ordine di grandezza, il Regno Unito ha assorbito nel corso del 2015 oltre 21 miliardi di esportazioni italiane di manufatti (5,6% del totale), con una dinamica in forte crescita che ne ha fatto la terza migliore destinazione per le nostre vendite all’estero.

Le nostre stime evidenziano come un’ipotetica introduzione da parte del Regno Unito di dazi, per quanto contenuti agli odierni profili adottati verso i paesi terzi dall’Ue, significherebbe un aggravio (in termini di prezzi o di sacrifici sui margini) superiore al 5% nella media del manifatturiero, con i settori del Made in Italy più tradizionale maggiormente colpiti. Da sottolineare, comunque come proprio in questi settori (Alimentare, Sistema Moda, Mobili) la specializzazione delle esportazioni italiane su fasce qualitative elevate potrebbe in parte mettere al riparo dagli effetti indotti sui prezzi sia dall’introduzione delle tariffe doganali sia dallo scivolamento della sterlina.

Recupera la produttività del lavoro dopo la grande crisi del 2009, con una accelerazione nel 2015

Le nuove tensioni nello scenario internazionale agiscono su un tessuto manifatturiero mediamente più forte rispetto al passato, come testimoniato dall’aumento della produttività oraria del lavoro registrato nel periodo post-crisi, in accelerazione nel 2015. La crescita è diffusa alla maggior parte dei settori (ad eccezione di Mobili, Elettronica e Alimentare), anche se si è affiancata a un’evoluzione positiva del valore aggiunto solamente nella Meccanica e nella Farmaceutica, settore che spicca per le performance di efficienza ottenute.

L’accelerazione del processo di crescita della produttività osservata nel 2015 testimonia comunque il cambio di marcia avvenuto anche in altri settori, in primis i Mezzi di trasporto, ma anche l’Elettronica (tra i settori in maggiore ritardo nel complesso del periodo post-crisi). Nei prossimi mesi a fronte di un contesto di domanda ancora incerto, i guadagni di produttività conseguiti potranno risultare importanti nel sostenere la competitività del manifatturiero italiano.

Fig. 1 – Indici di produzione e fatturato a prezzi correnti (2010=100, ciclo trend)
Fig. 3 – Esportazioni per settore (var. % tend. gen.-apr.’16, prezzi correnti)
Fig. 5 – Valore aggiunto a prezzi costanti, ore lavorate, addetti e produttività oraria del lavoro nel manifatturiero (2000=100)
Fig. 2 – Fatturato totale (var. % tend. gen-mag.’16, prezzi correnti)
Fig. 4 – Quota di mercato dei settori italiani sulle importazioni UK, totale e di fascia alta
Fig. 6 – Produttività oraria del lavoro per settore (var. % media tra 2000-’07 e 2015)

Fonte: elaborazioni su dati Istat e BACI

Redazione

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