La crisi rende più difficile il cammino dell’Italia verso la sostenibilità

 La crisi rende più difficile il cammino dell’Italia verso la sostenibilità
Foto di Anna Shvets da Pexels

Per l’Italia il percorso verso l’Agenda 2030 dell’Onu, che appariva già in salita prima della crisi, diventa ancora più difficile: nel 2020, infatti, si registrerà un peggioramento per 9 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Per questo bisogna intraprendere immediatamente il cammino verso una transizione ecologica “giusta”, capace di generare nuova occupazione e sviluppo economico e sociale, utilizzando in modo coerente le risorse Ue e nazionali per rilanciare il Paese in un’ottica di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Questi sono alcuni dei messaggi chiave contenuti nel Rapporto 2020 elaborato dall’ASviS, la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia, e presentati durante l’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile svoltosi al Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, al quale hanno partecipato, tra gli altri, la Vicesegretaria generale dell’Onu Amina Mohammed, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il Commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni.

Gli indicatori compositi elaborati dall’ASviS mostrano che tra il 2018 e il 2019 l’Italia è migliorata per quattro Obiettivi (povertà, condizione economica e occupazionale, economia circolare e istituzioni efficienti), è rimasta stabile per dieci (alimentazione, salute, istruzione, disuguaglianze di genere, sistemi igienico-sanitari, energia, disuguaglianze, cambiamento climatico, ecosistemi terrestri, partnership) ed è peggiorata per due (innovazione e città). I dati provvisori disponibili per il 2020 mostrano invece un arretramento per nove Obiettivi (1, 2, 3, 4, 5, 8, 9, 10, 17), un miglioramento per tre (12, 13,16), mentre per i cinque rimanenti non è stato possibile valutare l’effetto della crisi.

Anche rispetto ai 21 Target che avrebbero dovuto essere raggiunti entro il 2020 la situazione appare del tutto insoddisfacente: in dodici casi, infatti, il nostro Paese appare lontano dai valori di riferimento, dalla riduzione delle vittime di incidenti stradali al numero di giovani che non studiano e non lavorano (NEET), dalla definizione da parte delle città di piani per la gestione dei disastri naturali alla difesa della biodiversità.

Il Rapporto ASviS mostra come la pandemia stia determinando in tutto il mondo una battuta d’arresto e un arretramento nel cammino verso l’attuazione dell’Agenda 2030, firmata dai 193 Paesi dell’Onu il 25 settembre 2015, e il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs). D’altra parte, l’Unione europea ha posto l’Agenda 2030 al centro della propria azione e sta rispondendo alla crisi con un impegno senza precedenti costruito intorno al Green Deal, alla lotta alle disuguaglianze e all’innovazione.

“Il programma politico della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen a favore dello sviluppo sostenibile – sottolinea il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini  è stato confermato e anzi rafforzato dopo la crisi scatenata dal COVID-19. La scelta di orientare il Next Generation EU alla transizione ecologica, alla transizione digitale e alla lotta alle disuguaglianze e allo stimolo della resilienza economica e sociale è unica nel panorama mondiale e va esattamente nella direzione auspicata dall’ASviS in occasione del Festival dello scorso anno. Le Comunicazioni della Commissione sulle politiche economiche, sociali e ambientali, richiamate nel Rapporto che pubblichiamo oggi, sono tutte orientate alla sostenibilità, intesa anche come opportunità per l’Europa di assumere un forte ruolo nello scenario competitivo globale. Infatti, il Green Deal è una nuova strategia di crescita economica e sociale, con effetti positivi anche sulla creazione di posti di lavoro all’interno dell’Unione europea”.

Per ciò che concerne l’Italia, il Rapporto ASviS analizza le novità legislative dell’ultimo anno e il fortissimo impegno finanziario per ridurre gli effetti della crisi in atto. Se la Legge di Bilancio per il 2020 era stata la più orientata allo sviluppo sostenibile degli ultimi cinque anni, gli interventi in risposta alla pandemia sono stati in gran parte diretti alla protezione del sistema socioeconomico, più che alla sua trasformazione verso la sostenibilità. Nei cinque Decreti-legge analizzati, 436 articoli (54%) sono orientati alla protezione, 158 (19%) alla promozione, 98 (12%) alla trasformazione, 73 (9%) alla preparazione, 43 (5%) alla prevenzione. In molti casi, gli interventi avrebbero potuto essere disegnati con una visione più orientata a prevenire nuovi shock e a preparare il mondo economico e sociale ad un nuovo assetto più sostenibile, sfruttando anche gli orientamenti che stanno emergendo nella parte più innovativa del mondo imprenditoriale e della finanza.

“Fin da maggio, l’ASviS aveva indicato come priorità delle politiche pubbliche la transizione ecologia e digitale, la lotta alle disuguaglianze a partire da quella di genere, la semplificazione amministrativa, l’investimento in conoscenza, la difesa e il miglioramento del capitale naturale” – precisa il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini“Questa impostazione si ritrova negli orientamenti del Next Generation EU e nelle linee guida che i Paesi devono seguire nella preparazione del ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’, che impone una coerenza delle politiche settoriali indispensabile per conseguire uno sviluppo sostenibile, su cui i Rapporti dell’Alleanza hanno sempre insistito, avanzando proposte concrete, a partire dall’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile”.

Figura 1 – Classificazione degli interventi previsti dai provvedimenti legislativi legati all’emergenza COVID-19 secondo le categorie della “resilienza trasformativa”

Proprio in vista della preparazione del Piano italiano, nel Rapporto l’ASviS indica gli orientamenti per disegnare, monitorare e valutare le azioni da mettere in campo, non solo a valere sui fondi europei: la costruzione di una seria e dettagliata Strategia di sviluppo sostenibile per fornire una visione solida e coerente dell’Italia al 2030; il rafforzamento delle strutture della Presidenza del Consiglio per assicurare il coordinamento delle azioni rispetto ai diversi Obiettivi dell’Agenda 2030; il forte coinvolgimento delle Regioni, delle Province e dei Comuni nel disegno e nell’attuazione delle politiche per conseguire gli SDGs; la predisposizione di un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile, con un forte ruolo di coordinamento da parte del Comitato interministeriale per le politiche urbane opportunamente riformato; l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) per allinearlo agli obiettivi europei e l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici; la creazione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Alto consiglio per le politiche di genere, per coinvolgere in modo continuativo la società nella programmazione e valutazione delle politiche contro le disuguaglianze di genere; il coinvolgimento dei Ministeri per inserire le azioni volte al raggiungimento degli SDGs nella loro programmazione operativa; l’inserimento nella Relazione illustrativa di tutte le proposte di legge di iniziativa del Governo una valutazione ex-ante dell’impatto atteso sui 17 SDGs e sui singoli Target, per assicurare la coerenza delle politiche pubbliche; la predisposizione di una Legge annuale sullo sviluppo sostenibile, per disporre di un veicolo normativo destinato a introdurre modifiche di carattere ordinamentale con un’ottica sistemica ispirata all’Agenda 2030.

Anche alla luce delle linee guida europee, l’ASviS 2020 invita il Governo a:

  • definire le nuove procedure che il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) – la cui partenza è prevista per il primo gennaio 2021 – adotterà per valutare i progetti d’investimento, ivi compresi quelli finanziati dalle risorse europee, adottando un “controllo di sostenibilità”;
  • creare un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, per effettuare ricerche sulle future evoluzioni dei fenomeni sociali, ambientali ed economici e sulle loro implicazioni per il disegno e l’attuazione delle politiche pubbliche;
  • adeguare la normativa che prevede la relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile nell’ambito del ciclo di bilancio, per allinearla agli SDGs utilizzati nel Semestre europeo;
  • affidare all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di effettuare valutazioni quantitative sull’impatto sugli SDGs dei principali documenti di programmazione e di bilancio, in linea con l’orientamento del Semestre europeo;
  • istituire una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione «trasversale» dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030;
  • proporre una revisione della struttura delle Commissioni parlamentari, resa indispensabile dalla riduzione del numero dei deputati e dei senatori, per favorire un’analisi più integrata dei provvedimenti legislativi riguardanti le diverse dimensioni dell’Agenda 2030;
  • rivedere i contenuti del D.lgs. n. 254/2016 sulla rendicontazione non finanziaria, rendendola obbligatoria per tutte le grandi imprese e progressivamente anche per le medie, mantenendo la volontarietà per le piccole.

Numerose proposte di intervento sono illustrate nell’ultimo capitolo del Rapporto secondo sette aree tematiche: crisi climatica ed energia; povertà e disuguaglianze; economia circolare, innovazione e lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture e capitale sociale; cooperazione internazionale.

“I prossimi mesi saranno cruciali per disegnare e impostare le politiche pubbliche del prossimo triennio” – conclude Giovannini. “La domanda di scelte pubbliche e private a favore dello sviluppo sostenibile non è mai stata così forte dato la crisi ha chiarito le profonde interazioni tra dimensioni ambientali, sociali, economiche e istituzionali del nostro mondo, cioè i quattro pilastri dell’Agenda 2030. L’Unione europea ha indicato la strada da percorrere e l’Italia può essere protagonista di questa trasformazione per coglierne gli enormi vantaggi. L’Italia del 2030 può essere molto migliore di quella che avevamo un anno fa. Per questo non si deve tornare indietro. Visione, coraggio, innovazione, persistenza e partecipazione sono indispensabili per realizzare un’Italia più sostenibile e il patrimonio di conoscenze e impegno civile delle centinaia organizzazioni aderenti all’ASviS sono a disposizione delle istituzioni nazionali e locali per fare, qui e ora, le scelte migliori possibili, “senza lasciare nessuno indietro”.

Figura 2 – Impatto della pandemia sulle diverse dimensioni dell’Agenda 2030

L’andamento dell’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Attraverso l’uso di indicatori compositi, che si basano su 105 indicatori elementari prodotti dall’Istat, dal Sistema statistico nazionale o da fonti la cui validità è stata oggetto di attenta analisi, l’ASviS traccia l’andamento del Paese verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Nei grafici che seguono, fatto 100 il valore di riferimento al 2010, è possibile identificare le aree che migliorano, peggiorano o restano stabili fino al 2019, mentre le stime per il 2020 sono rappresentate dalle frecce nei grafici e in grassetto nelle analisi che li descrivono.

Tra il 2010 e il 2019 l’Italia migliora in otto Goal: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, sistema energetico, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico. Per sei Obiettivi, invece, la situazione peggiora: povertà, acqua, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, ecosistema terrestre e cooperazione internazionale, mentre per i restanti tre (condizioni delle città, ecosistema marino e pace, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata. Guardando ai dati più recenti, tra il 2018 e il 2019 l’Italia mostra segni di miglioramento per quattro Obiettivi (1, 8, 12, 16) e una sostanziale stabilità per dieci Obiettivi (2, 3, 4, 5, 6, 7, 10, 13, 15 e 17). Peggiorano invece gli indicatori relativi agli Obiettivi 9 e 11.

Redazione

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