La domanda debole e i nuovi tagli occupazionali ostacolano l’economia dell’Eurozona

 La domanda debole e i nuovi tagli occupazionali ostacolano l’economia dell’Eurozona

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[dropcap]A[/dropcap]ll’inizio del quarto trimestre si assiste al consolidamento della crescita dell’Eurozona. Il tasso di espansione economica è variato di poco rispetto ai minimi su dieci mesi toccati a settembre, segnando una crescita modesta della produzione manifatturiera e terziaria. Per la prima volta da novembre 2013 si sono registrati tagli occupazionali, mentre le pressioni sui prezzi sono rimaste attenuate.

L’Indice finale Composito Markit PMI® della Produzione nella zona Euro è appena salito a 52.1 da 52.0 del mese precedente, rimanendo in zona espansione per sedici mesi consecutivi.

Irlanda e Spagna sono rimaste in testa sulla tabella PMI di crescita della produzione di ottobre, e il tasso di incremento delle attività è lievemente aumentato in entrambe le nazioni, recuperando parte dello slancio perso il mese scorso. Anche la Germania ha indicato un forte incremento e l’Italia è tornata in zona espansione. Al contrario il tasso di contrazione francese ha accelerato fino a toccare il valore record su quattro mesi.

Il principale fattore che ha ostacolato la crescita della produzione dell’Eurozona è stato il fiacco andamento del flusso di nuovi ordini, il cui tasso è aumentato solo marginalmente toccando il valore più debole degli attuali quindici mesi di sequenza di espansione.

Dietro il rallentamento della crescita di nuovi ordini ci sono: condizioni deboli dei mercati interni, una crescita economica globale più lenta e l’attuale incertezza dei clienti. Irlanda, Spagna e Germania hanno tutte segnato nuovi ordini in aumento, ma sono state parzialmente controbilanciate dalle contrazioni avutesi in Italia (la più rapida su 11 mesi) e Francia (la più marcata su 16 mesi).

Nazioni in ordine di crescita della produzione composita (ottobre)

Irlanda 60.2 massimo su 2 mesi
Spagna 55.5 massimo su 2 mesi
Germania 53.9 (flash: 54.3) minimo su 2 mesi
Italia 50.4 massimo su 3 mesi
Francia 48.2 (flash: 48.0) minimo su 4 mesi

Per la prima volta in quasi un anno si sono registrati tagli occupazionali, alla luce del più lento tasso di crescita dei nuovi ordini, e del calo delle giacenze per il quinto mese consecutivo. I tagli operati dalle aziende del terziario sono stati solo parzialmente controbilanciati dal marginale aumento delle assunzioni nel manifatturiero. L’occupazione è aumentata in Germania, Spagna e Irlanda, ma è calata in Francia e Italia.

Le più deboli condizioni del mercato e i tentativi di incoraggiare le vendite hanno portato a una solida contrazione dei prezzi di vendita di ottobre, la più netta dalla crisi globale. Al contrario i prezzi di acquisto hanno continuato ad aumentare, nonostante il tasso di inflazione sia risultato modesto rispetto alla media dei dati storici. Le aziende manifatturiere hanno segnato un leggero calo dei prezzi di acquisto, dovuto principalmente al costo inferiore del carburante e delle materie prime.

A ottobre aumenta leggermente l’attività  nel settore terziario

Nel mese di ottobre è continuato il rallentamento del settore terziario dell’Eurozona, segnando i più deboli tassi di crescita delle attività e dei nuovi ordini rispettivamente da marzo e gennaio. A questo contesto già debole si è aggiunto un calo di ottimismo al valore minimo su 16 mesi che, unito all’attuale rallentamento, ha portato le aziende a ridurre gli organici per la prima volta in sette mesi.

L’Indice delle Attività Terziarie dell’Eurozona di ottobre si è posizionato su 52.3, in calo rispetto a settembre e alla stima flash (entrambi a 52.4).

Ciononostante le attività di ottobre sono aumentate per il quindicesimo mese consecutivo. Germania, Spagna e Irlanda hanno tutte indicato forti incrementi della produzione, con l’Irlanda che ha segnato il più forte valore di crescita, mentre l’Italia è tornata in zona espansione. La Francia, tuttavia, è rimasta un motivo di preoccupazione visto l’accelerato tasso di contrazione.

La crescita più debole delle attività non soltanto ha contrastato i tentativi di aumentare la produzione, ma ha anche contenuto la media dei prezzi di vendita. Questi ultimi sono diminuiti al tasso più rapido da febbraio 2010, giacché le aziende hanno cercato di incoraggiare le vendite.

Tutte e quattro le nazioni principali hanno segnalato prezzi di vendita più bassi, con solo un leggero calo in Germania, mentre in Francia, Italia e Spagna gli sconti sono stati molto più consistenti.

A ottobre è di nuovo aumentata la media dei prezzi di acquisto, con un tasso di inflazione aumentato rispetto al valore minimo su cinque mesi di settembre. In Germania e Irlanda l’aumento dei costi è stato più cospicuo, mentre in Italia il tasso di inflazione si è molto attenuato.

L’occupazione del settore terziario è leggermente diminuita nel mese di ottobre. In Irlanda la creazione di posti di lavoro è rimasta consistente, mentre in Germania è scesa ai minimi su sette mesi. L’occupazione spagnola è tornata a crescere, mentre in Francia e in Italia sono stati fatti nuovi tagli. In aggiunta, l’ulteriore calo del lavoro inevaso nel terziario dell’Eurozona, il più netto da metà 2013, fa presagire un andamento negativo dell’occupazione per i mesi a venire.

Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha detto: «Il PMI dell’Eurozona ci affida una triste lettura, dando l’immagine di un’economia claudicante, più incline a peggiorare che a riprendere vita. Se la produzione è aumentata a un tasso leggermente più rapido rispetto a settembre e in linea con la crescita trimestrale del PIL dello 0.2%, la situazione dei nuovi ordini quasi stagnante, con la peggiore lettura in quindici mesi, indica che il tasso di crescita potrebbe peggiorare nei prossimi mesi. Il calo dell’occupazione, per la prima volta da novembre, getta una nuova ombra sulle previsioni. Le aziende sono spesso costrette a tagliare gli organici per il restringimento dei margini di profitto. I prezzi di acquisto stanno aumentando ma le tariffe richieste per beni e servizi stanno scendendo quasi ininterrottamente da tre anni, con un tasso di decremento che ha accelerato fino a toccare il valore più rapido nel mese di ottobre, visto che le aziende ripiegano sugli sconti per incentivare le vendite. Il restringimento dei margini di profitto, sebbene a vantaggio dei consumatori, creerà danni a lungo termine causando minore occupazione e minori investimenti. Le congiunte minacce della stagnazione economica e dei crescenti rischi deflazionistici concorreranno a spingere la BCE a fare di più per stimolare la domanda nell’area della moneta unica, rafforzando le richieste per un alleggerimento quantitativo totale. Tra le più grandi nazioni dell’Eurozona, l’immagine più triste è quella della Francia, dove il PMI resta in zona contrazione. Anche l’Italia desta grande preoccupazione, con un PMI che indica la stagnazione economica. Il panorama si schiarisce in Germania, con un PMI che indica un’economia in crescita dello 0.4%, e in Spagna, che ha registrato un incremento dello 0.5%. La variabilità di tali prestazioni all’interno della regione confonde nettamente le idee ai responsabili delle politiche monetarie».

Redazione

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