La formazione professionale reagisce agli effetti negativi della crisi

 La formazione professionale reagisce agli effetti negativi della crisi

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[dropcap]N[/dropcap]onostante i pesanti effetti prodotti dalla crisi economica, il sistema della formazione professionale mostra una discreta capacità di reazione mantenendo adeguati livelli di qualità dei servizi formativi. È quanto si evince dall’Indagine campionaria ISFOL-OFP (Offerta di Formazione Professionale). La tenuta è resa evidente dal numero consistente di attività effettuate:

  • 63 mila corsi di formazione professionale sono realizzati annualmente in Italia, di cui 40 mila corsi finanziati con fondi pubblici dalle Regioni e 23 mila con fondi privati dalle imprese o dai fondi interprofessionali;
  • l’utenza complessiva raggiunta è pari a quasi 1 milione di allievi, di cui 670 mila formati attraverso i corsi finanziati con fondi pubblici e il resto con fondi privati.

La quasi totalità degli organismi formativi (98%) ha reagito alla crisi in modo dinamico, adottando una o più misure ed elaborando strategie diversificate:

  • il 50,8% degli organismi ha affermato come l’azione più rilevante per contrastare la crisi sia stata quella di ampliare e differenziare la propria offerta formativa;
  • per il 27,1%, l’intervento più significativo è stato quello di ampliare le proprie reti di relazioni territoriali ed extraterritoriali per la ricerca di nuovi mercati o di introdurre innovazioni tecnologico-organizzative;
  • il 10,4% ha cercato o avuto accesso a fonti di finanziamento specifico anti-crisi;
  • il 8,6% ha provveduto ad aggiornare e riqualificare il proprio personale.

Ben il 25% degli organismi formativi ha dichiarato di aver accompagnato tale scelta introducendo comunque qualche tipo di innovazione. Dal 2009: il 41,1% ha introdotto innovazioni di prodotto o di servizio; il 24,7% ha introdotto innovazioni organizzative; il 22,1% ha introdotto innovazioni di processo; il 12,1% ha introdotto innovazioni di marketing.

Per quanto riguarda le procedure adottate in maniera sistematica per la realizzazione di analisi dei fabbisogni, la maggiore parte delle strutture formative (61,4%) ha dichiarato di effettuare rilevazioni dei fabbisogni professionali delle aziende del territorio. Tale approccio è particolarmente diffuso tra le strutture dislocate nel Centro e nel Sud Italia (65,7% delle strutture del Centro e 61,7% di quelle del Sud).

In aggiunta o in alternativa ad una relazione più diretta con il tessuto imprenditoriale, il 51,5% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare soprattutto indagini svolte dagli attori istituzionali. Solo il 20,9% delle strutture non ha adottato modalità sistematiche di rilevazione ed analisi dei fabbisogni, valore che sale al 29,6% tra le strutture delle regioni del Nord Est.

Redazione

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