La griffe del riciclo chic

 La griffe del riciclo chic
«Se una larva può diventare una farfalla, se un pezzo di carbone può diventare un diamante, allora, perché la “sfiga” di bucare una gomma non può diventare un'idea...?» così riassume Marco Lai la filosofia della sua azienda.
«Se una larva può diventare una farfalla, se un pezzo di carbone può diventare un diamante, allora, perché la “sfiga” di bucare una gomma non può diventare un’idea?». Così Marco Lai riassume la filosofia della sua azienda.

[dropcap]L’[/dropcap]idea è quasi un mantra, la storia di una gomma di bicicletta che si buca, si libera e salva la camera d’aria sotto forma di una borsa.
Marco Lai, sardo ma veronese di adozione, ha cominciato come designer per aziende di intimo e abbigliamento, ma poi ha voluto superare i limiti e uscire dal laboratorio: ha realizzato un prodotto non convenzionale e ha trasformato l’idea in un marchio, Hell’s Kitchen. Dove la camera d’aria viene declinata anche in altri oggetti, un life style, non un materiale. Forse un materiale applicato a un concetto di vita. Apre il suo primo store un anno fa a Verona in Piazza San Tomaso 2.

borsaLei ricerca e sperimenta l’approccio laterale verso nuove soluzioni, in modo a volte casuale, a volte intenzionale…
«La mia intenzione è di realizzare un oggetto che non abbia collegamenti con il prodotto di partenza. Si potrebbe definire l’evoluzione del riciclo 2.0, dove la materia viene tradotta in una forma rigenerata al punto da non avere più connotazioni con l’elemento precedente».

Ci racconti in cinque parole la storia di una sua borsa, fuori di gomma, dentro di tessuto di vecchie camicie, ognuna diversa…
«Eccole: movimento, affiliazione, metamorfosi, emozione e storia. Dove la storia da raccontare è il processo misterioso per riuscire a equalizzare un materiale in origine cilindrico, diverso nella mescola e nello spessore, fino alla realizzazione della borsa dove, lavato e spazzolato, re-incanta la materia nella sua stessa valenza. Usato rivalutato si potrebbe definire».

La coscienza sporca della società del consumismo? O una parafrasi della reincarnazione?
«Rigenerare fa parte di un nuovo modo di pensare. Parlerei di una neo- coscienza acquisita che lega tutte le fasi, dalla progettazione di un oggetto fino alla sua eliminazione. Consapevolezza che coinvolge anche la coscienza del consumatore nella decisione di acquistare cose nuove».

cascoChi è questo consumatore nel mirino?
«È un target ampio dai 25 ai 45 anni, unito da un forte comune denominatore: una coscienza del mondo diversa, di persone che danno un senso a tutto il ciclo di un prodotto. L’attenzione costante al pensiero di rimettere in gioco qualcosa che non ha più un valore deve fare parte del cambiamento del modo di progettare il nostro vissuto quotidiano. Un obbligo etico ma anche una moda, per fortuna».

Sotto il profilo organizzativo qual è la filosofia di distribuzione?
«La rete all’estero è decisiva: Francia, Scandinavia, Olanda rappresentano una realtà consolidata. Poi la vendita online con il 30% del nostro fatturato. Per l’Italia stiamo individuando nuove location, ma siamo già presenti negli shop dei musei, in particolare quello della Scienza e della Tecnica di Milano, in alcuni negozi di abbigliamento, di design e concept store».

Adesso che ha realizzato la sua prima scommessa, qual è la prossima sfida?
«Un mercato per Arancino, il trolley eco-chic, per un nuovo modo di viaggiare senza peso perché è realizzato con il polipropilene riciclato, un filato resistente e leggero, usato in origine per ricoprire sedili di barche e di aerei. Per il futuro   stiamo sviluppando nuovi progetti di riciclo sulla gomma di tutto il penumatico, creando mescole riciclate con nuovo fascino e proprietà».

agendaCome definisce Hell’s Kitchen?
«Un’azienda che crea prodotti di nicchia di alto pregio, con una reputazione che nasce dal riciclo».

Che cosa trasmetterebbe a un altro imprenditore della sua esperienza? Che cosa dovrebbe fare?
«Prima di tutto sapersi collegare e vivere in connessione con la contemporaneità vista nel futuro, per vedere le cose per quello che potranno essere. Il successo è nella capacità di avere delle visioni future e poterle raggiungere. Considerate nel loro divenire ma metabolizzate nel contesto, con due velocità: una per vedere in maniera dinamica la realtà e l’altra che si deve innescare con il ritmo del momento. L’imprenditore è un filtro che riesce ad accumulare informazioni importanti, trattenerle e trasformarle per poi chiudere il cerchio. La qualità delle persone e la chiarezza dei processi fanno poi la differenza se integrati ad uno sviluppo commerciale gestito con modalità di nuova generazione in tutte le sue varie dinamiche e sfaccettature».

In collaborazione con Leonardo Rizzotto
C.E.O. presso Alto Profilo Consulting Group

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Patrizia Sughi

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