La marcia inarrestabile dei fondi ‘green’

 La marcia inarrestabile dei fondi ‘green’
Nel terzo trimestre i flussi netti globali dei fondi (inclusi gli Eft) sostenibili sono aumentati del 16% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre il patrimonio netto è salito del 21%. La raccolta nel trimestre è stata sostenuta dal continuo interesse degli investitori per le problematiche Esg. La crisi generata dalla pandemia ha confermato l’importanza di costruire modelli di business sostenibili e resilienti, che tengano in considerazione tutti gli attori coinvolti e non solo gli azionisti. I fondi a vocazione socialmente responsabile, inoltre, hanno grosso modo ottenuto rendimenti migliori durante il primo lockdown convincendo sempre più gli investitori che non esiste una penalizzazione quando si sceglie questo tipo di strumenti. I fondi sostenibili si sono ripresi rapidamente dal crollo delle quotazioni della scorsa primavera con un patrimonio globale in crescita del 18% a fine ottobre.

Cosa fanno le banche

E intanto il mondo della finanza fa passi avanti sulla via della sostenibilità. Oltre il 71% delle aziende del settore bancario ha avviato iniziative di finanza sostenibile e una società su due considera le tematiche ESG nelle proprie scelte di investimento, in particolare quelle legate al cambiamento climatico e ai diritti umani. Va anche considerato che spesso i player del settore bancario italiano creano un cluster di investimenti ad hoc. Primo tra tutti la tutela del territorio e della comunità in cui operano grandi gruppi bancari, con investimenti in target molto legate al sociale, inclusi, ad esempio, investimenti in micro-credito e social housing, mentre il 32% analizza in modo sistematico il proprio portafoglio con criteri ESG. Mentre la percentuale di portafoglio analizzato rimane, ad oggi, molto bassa (solo poche società hanno sottoposto a screening ESG oltre il 90% del proprio portafoglio). La sostenibilità, però, non identifica solo degli ambiti ESG, ma soprattutto un approccio, e la sua integrazione nelle strategie e nei processi sta già consentendo alle organizzazioni del settore finanziario di creare valore anche nel lungo periodo. L’analisi del portafoglio è, invece, un punto chiave per tutto lo sviluppo della sostenibilità di settore: solo grazie a una precisa analisi di quanto investito in una prospettiva di lungo termine è possibile integrare la sostenibilità nel business delle banche, meglio se prevedendo target di miglioramento misurabili. In questo senso, il mondo del wealth & asset management gioca e giocherà un ruolo fondamentale.
Attraverso le controllate SGR, negli ultimi anni le banche hanno intensificato l’impegno e la dedizione nell’ideazione di prodotti di investimento sostenibili e responsabili.

L’approccio ideale

Oltre al principio di esclusione delle imprese appartenenti a settori esposti a rischi regolamentari e reputazionali (c.d. settori controversi come armi, tabacco, gioco d’azzardo), l’approccio best in class orienta gli investimenti verso imprese che si distinguono per la responsabilità sociale e ambientale nei processi produttivi, nei criteri di governo aziendale, nella gestione del capitale umano e nelle relazioni con la comunità; l’approccio tematico, adottato nei comparti SICAV, aggiunge la selezione delle aziende operanti in settori di particolare rilevanza (es. economia circolare).
Quasi tutti i prodotti di investimento SRI prevedono la devoluzione di parte dei proventi a progetti e iniziative sociali o ambientali rilevanti.

Prodotti e servizi bancari

Sono molteplici i prodotti e i servizi bancari, rivolti al mercato “retail” orientati in modo esplicito verso la promozione della produzione e del consumo sostenibili quali ad esempio gli strumenti per il sostegno alle micro-imprese cui vengono destinati interventi di microcredito, microassicurazione e microfinanza; l’anticipo del TFR ai lavoratori occupati in aziende in fasi di crisi economiche intense; gli  strumenti a sostegno delle imprese sociali e al finanziamento delle start-up, soprattutto  femminili; i  mutui per l’acquisto di abitazioni di classe energetica alta riservate ai nuclei familiari (se l’immobile presenta determinate caratteristiche di ecosostenibilità la banca può applicare tassi convenienti) per l’installazione dei pannelli fotovoltaici, per l’acquisto di mezzi di trasporto a non elevato  impatto ambientale, per la sostituzione di infissi e caldaie ad elevate rese e più in generale interventi di mutui a sostegno del social housing; finanziamenti a condizioni particolari destinati a soggetti svantaggiati in paesi in ritardo di sviluppo e per il rafforzamento del commercio equo e sostenibile; prestiti a sostegno di aziende che ricorrono al modello dell’economia circolare; conti correnti gratuiti per le fasce della popolazione socialmente svantaggiate, agevolati per popolazione giovanile  e conti di base per pensionati a basso reddito;  carte di credito che sostengono  senza spese raccolte fondi per progetti di solidarietà;  polizze assicurative che finanziano progetti di natura  sociale e ambientale;  polizze assicurative nel comparto agricolo  che misurano i rischi relativi a uno o più parametri e polizze multi-rischi per le aziende agricole; polizze assicurative per la protezione dai rischi da catastrofi naturali tutelando gli immobili residenziali privati; quote di fondi caratterizzate da politiche di  investimento che tengono contro dei criteri  ESG.
Il panorama sopra descritto è in forte fase espansiva e ogni mese vi è evidenza di nuovi prodotti bancari e/o assicurativi a servizio del consumo e della produzione sostenibili, con risorse assegnate in crescita.

Obiettivi futuri

A titolo di esempio, per l’economia circolare sono attivi plafond euro che facilitano l’accesso al credito delle imprese, in genere PMI. A breve sarà indispensabile un nuovo impegno di raccordo tra la tassonomia europea delle attività sostenibili (clima e ambiente) e la esplicitazione di prodotti creditizi, e assicurativi chiaramente dedicati al perseguimento di tali obiettivi: al fine di ampliare la domanda dei suddetti prodotti occorreranno puntuali strategie e programmi a supporto dei consumi e delle produzioni sostenibili. La legge 254/16 ha introdotto per gli enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti l’obbligo di rendicontazione non finanziaria ossia la comunicazione di informazioni su sostenibilità ambientale, sociale, catena di fornitura, gestione della diversità e dei rischi. Obiettivo della legge è fare in modo che le attività ESG entrino a far parte dei target aziendali favorendo un cambiamento culturale. In ambito bancario, tutte le strutture aziendali contribuiscono alla redazione dei contenuti del documento e alle attività di dialogo con gli stakeholder per il tramite dei referenti CSR che operano in diretto contatto con la struttura CSR.
Di solito si apre con una lettera agli stakeholder, una descrizione dell’identità e del profilo dell’Istituto di Credito, con una sezione dedicata all’impegno della Banca agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, i sistemi di Governance e gestione dei rischi, per poi affrontare le tematiche rilevanti, trattate nelle diverse sezioni della DCNF tra cui l’integrità nella condotta aziendale, la società, i collaboratori, l’ambiente e il climate change. Rendiconta il modello di gestione, le linee guida, le iniziative, le modalità di gestione dei rischi e guarda in avanti con una sezione dedicata agli obiettivi di miglioramento. Nelle sezioni del documento sono riportati per ciascun tema rilevante i progetti, le azioni e i risultati ottenuti e gli obiettivi previsti dal Piano al 2021.

Francesco Megna

Direttore di Filiale (Retail e Corporate) per oltre 20 anni presso diversi Istituti di Credito. Attualmente Responsabile Commerciale di Hub presso Istituto di Credito di grandi dimensioni.

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