La nullità dell’atto si rileva con ricorso

 La nullità dell’atto si rileva con ricorso

[dropcap]L[/dropcap]a nullità di un atto tributario può essere eccepita solo con apposita azione legale.

È questo il principio sancito dalla Suprema Corte che, con recente sentenza, ha accolto l’impugnazione proposta dall’Agenzia delle Entrate avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Trento con la quale si annullava una cartella di pagamento a causa di alcuni “vizi” rilevati d’ufficio dal giudice (Corte di Cassazione, sentenza n.18448/15, Presidente Dott. PICCININNI, depositata in cancelleria il 18/09/2015 e liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Secondo gli ermellini “la disciplina dei vizi di nullità degli atti amministrativi, previsti dall’art.21 septies legge n.241/1990, non può … essere automaticamente trasposta in ambito tributario ma deve essere necessariamente coordinata con la normativa tributaria che, pur prevedendo anch’essa il vizio di nullità dell’atto tributario, lo configura, tuttavia, come vizio di legittimità che può essere dedotto dal contribuente soltanto attraverso i motivi di ricorso, da proporre avanti le Commissioni tributarie nel termine di decadenza previsto dall’art.21 D.Lgs. n.546/1992, in difetto di proposizione del quale il provvedimento tributario viziato da “nullità” si consolida, rendendo definitivo il rapporto obbligatorio sottostante e legittimando l’Amministrazione finanziaria alla riscossione coattiva dell’imposta”.

Nel caso in questione i giudici tributari avevano riscontrato d’ufficio la nullità degli atti presupposti poiché firmati da funzionari non adeguatamente delegati.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la nullità degli atti tributari, a differenza di quella degli atti amministrativi, non può essere rilevata ex officio, pertanto, tutti i vizi ritenuti tali da inficiare la validità dell’atto tributario devono essere “tempestivamente fatti valere dal contribuente mediante impugnazione da proporsi, con ricorso, entro il termine di decadenza di cui all’art.21 D.lgs. n.546/92, in difetto del quale il provvedimento tributario – pure se affetto da vizio di “nullità” – si consolida, divenendo definitivo e legittimando l’Amministrazione Finanziaria alla riscossione coattiva dell’imposta”.

Alla luce di quanto sopra, pertanto, è facile comprendere l’importanza assunta dal ricorso introduttivo e dai motivi di impugnazione in esso contenuti.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Hiroshi Pisanello

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