La nuova rivalutazione dei beni d’impresa

 La nuova rivalutazione dei beni d’impresa

La legge n. 147/2013, meglio conosciuta come Legge di Stabilità, nell’art. 1 commi da 140 a 146, ha introdotto per la terza volta negli ultimi dieci anni, la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni.
La rivalutazione nel nuovo impianto normativo, pur ricalcando quella prevista dal D.L. n. 185/2008, convertito dalla L. n. 2 del 28 Gennaio 2009, si contraddistingue da quest’ultima perché riguarda tutti i beni aziendali incluse le aree fabbricabili, precedentemente non comprese.
Gli unici beni che non possono essere rivalutati sono gli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa (c.d. “immobili merce”), l’avviamento e gli oneri pluriennali.
I soggetti giuridici che possono effettuare la rivalutazione sono:

  • gli enti commerciali residenti;
  • gli enti non commerciali residenti, in relazione alla parte di patrimonio destinata all’eventuale attività commerciale, se gli stessi non svolgono esclusivamente l’attività istituzionale;
  • le stabili organizzazioni in Italia, di soggetti giuridici residenti all’estero.

La facoltà in esame è concessa sia nel caso in cui l’ente sia obbligato alla tenuta della contabilità ordinaria, sia nell’ipotesi in cui lo stesso goda di un regime contabile semplificato.
La legge di stabilità annovera tra i soggetti che possono avvalersi della rivalutazione, le società impegnate in una procedura liquidatoria volontaria, mentre esclude quelle soggette a procedura fallimentare.

La rivalutazione fa riferimento ai beni iscritti nel bilancio chiuso al 31.12.2012, e deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto dell’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2013.

Le imprese che hanno adottato i principi IAS/IFRS per il bilancio dell’esercizio 2013, non possono godere della facoltà di rivalutare i beni, mentre può ritenersi valida la rivalutazione proposta da aziende che hanno adottato i principi contabili internazionali solo da 2014.

La legge di stabilità precisa inoltre che la rivalutazione se eseguita deve riguardare tutti i beni appartenenti ad una medesima categoria omogenea, e quindi non per singoli cespiti.

Un ulteriore punto di distinzione della nuova rivalutazione, rispetto a quella prevista dal D.L. n. 185/2008, sembrerebbe riguardare l’impossibilità di effettuare la rivalutazione soltanto ai fini civilistici.
A differenza della precedente disposizione, in cui venivano consentite rivalutazioni legittimando il riconoscimento fiscale come una pura eventualità, nel comma 143 dell’art. 1 della L. n. 147/2013, il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi. Questa asserzione è uguale a quella contenuta nel comma 470 dell’art. 1 della L. n. 266/2005, che stabiliva la facoltà di rivalutare i beni dell’impresa, ma che non ammetteva la sola rivalutazione civilistica, in assenza di quella fiscale.
Se dovesse risultare valida tale interpretazione, le imprese che opteranno per la rivalutazione dovranno obbligatoriamente versare un’imposta sostitutiva del 16% dell’ammontare della rivalutazione per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili
Tale importo dovrà essere versato in tre rate annuali con le medesime scadenze a partire dalla prima scadenza successiva all’esercizio in cui è stata effettuata la rivalutazione.
Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione potrà essere riconosciuto fiscalmente solo a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita.
Inoltre, la nuova disciplina consente di affrancare il saldo attivo della rivalutazione con l’applicazione in capo alla società di un’imposta sostitutiva del 10%, anche in questo caso con la possibilità di versarla in tre rate annuali di pari importo e con le medesime scadenze.

I vantaggi per le pmi sono quindi quasi esclusivamente di natura civilistica. Il maggior valore che emerge dalla rivalutazione provocherà il rafforzamento del patrimonio, utile nella copertura di perdite e con ovvie conseguenze nei rapporti con le banche, che porterebbe un grande aiuto all’economia in crisi.
I benefici della rivalutazione civilistica sono però controbilanciati dalla scarsa convenienza nel porre in essere la rivalutazione di natura fiscale. L’elevata imposta sostitutiva ed il fatto che i maggiori valori otterranno rilevanza fiscale solo nel 2016, rendono la rivalutazione sicuramente poco appetibile, interessante solo per poche aziende.

Fabrizio Raponi
http://www.networkprofessionale.com/

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