La prescrizione dei tributi si contesta in Tribunale

 La prescrizione dei tributi si contesta in Tribunale

Il contribuente è tenuto a impugnare gli atti fiscali illegittimi davanti alla Commissione Tributaria ma se la contestazione riguarda la prescrizione dei tributi allora la “palla passa” al Tribunale.

A queste conclusioni sono giunte le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con recente sentenza n.34447/2019 depositata il 24 dicembre scorso.

Nello specifico, la Suprema Corte è stata chiamata a giudicare in merito alla contestazione del concessionario della riscossione (Riscossione Sicilia Spa), in quanto i suoi crediti tributari non erano stati ammessi in un procedimento fallimentare dal Tribunale poiché prescritti.

Secondo il concessionario, dunque, il Tribunale non poteva decidere poiché la giurisdizione era esclusiva della Commissione Tributaria, ritenuta unico giudice competente a decidere in materia fiscale.

La Suprema Corte, dunque, dopo aver ripercorso anche i recenti interventi della Corte Costituzionale sul punto, ha sancito che “Se è vero che la cartella è configurabile come atto di riscossione e non di esecuzione forzata (Cass. SU 5994 del 2012) e che la giurisdizione tributaria si arresta solo di fronte agli atti di esecuzione forzata tra i quali non rientrano né le cartelle esattoriali né gli avvisi di mora (Cass. SU 17943 del 2009), è anche vero che per espressa disposizione normativa (art.2 dlgs 546 del 1992) la notifica della cartella è un dato rilevante ai fini della giurisdizione, determinando il sorgere della giurisdizione del giudice ordinario, l’unico competente a giudicare dei fatti, successivamente intervenuti, estintivi e modificativi del credito tributario cristallizzato nella cartella” (si veda il punto 4.4 della sentenza).

Alla luce di ciò, sembrerebbero aprirsi due strade per il contribuente:

  1. una volta ricevuto l’atto tributario il contribuente potrà contestarlo, se lo ritiene illegittimo, dinanzi alla Commissione Tributaria competente entro i termini di legge (in genere 60 giorni dalla notifica);
  2. se il contribuente invece non impugna l’atto nei predetti termini, il debito fiscale si cristallizza diventando così definitivo. Il contribuente a questo punto potrà impugnare la pretesa del Fisco, davanti al Tribunale civile, solo in caso di eventi successivi che possono determinare l’annullamento del debito come ad esempio la prescrizione. In questi casi, appunto, il contribuente potrà avviare un’azione legale chiamata opposizione all’esecuzione (ex art.615 cpc).

Si evidenzia, infine, come la giurisprudenza più recente si stia orientando per la prescrizione dei tributi in 5 anni (si veda sentenza n.1050/17 della Commissione Trib. Regionale di Roma; sentenza Corte Cassaz. n.30362/18).

Avv. Matteo Sances, avvocato cassazionista
Dott. Giuseppe Dragone, commercialista in Milano
www.centrostudisances.it

Matteo Sances e Giuseppe Dragone

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