La ricerca e l’innovazione vanno pianificate

 La ricerca e l’innovazione vanno pianificate

Fiorenzo Bellelli, presidente di Warrant Group

Fiorenzo Bellelli, presidente di Warrant Group

Lo scorso 22 giugno, a Bologna, presso l’Opificio Golinelli, si è svolto il convegno “Fabbricazione additiva: un’opportunità per innovare nelle applicazioni industriali”, un evento, in forma di due tavole rotonde, dedicato a un elemento chiave per l’innovazione nel contesto della Fabbrica del Futuro.
Organizzatore del convegno è stato Warrant Group, nato per assistere le imprese nel reperimento di finanziamenti agevolati e diventato oggi una realtà che offre servizi di consulenza integrati e specializzati nell’accompagnare e supportare le imprese in tutte le fasi di sviluppo del business.
Per l’evento Warrant Group ha voluto scegliere un panel di relatori altamente qualificati a livello nazionale ed internazionale: Enrico Annacondia, coordinatore di AITA (Associazione Italiana Tecnologie Additive); Vito Chinellato, direttore generale di EOS, Luca Iuliano, professore ordinario del Politecnico di Torino; Arnaud François-Xavier Martin, direttore operativo di Poly-Shape MGN Motorsport; Stefano Mucelli, responsabile tecnico e membro del CDA di Meccanica GN; Daniel Pyzak, direttore del CATIA Engineering Center of Excellence di Dassault Systèmes Provence; Mauro Varetti, consulente Additive Manufacturing; Giovanni Camorali, amministratore delegato di Oportechnics; Stéphane Abed, presidente di Poly-Shape; Andrea Gatto, professore ordinario dell’Università MO-RE; Gabriel Marin, amministratore delegato Air Liquide Italia Eelettronica; Davide Pistorio, Supplier Quality Engineer di Ferrari; Raphael Riand, responsabile laboratorio materiali Gestione Sportiva Ferrari; Andrea Sacanavini, responsabile tecnico e membro CDA di TEC Eurolab; Pierluigi Tozzi, Materials & Processes Lead Engineer di GE Oil & Gas.

A Fiorenzo Bellelli, presidente di Warrant Group, abbiamo chiesto di spiegarci le ragioni che hanno portato il Gruppo di Correggio a impegnarsi nell’organizzazione del convegno.
Attraverso la nostra Società controllata Warrant Innovation Lab – spiega il presidente di Warrant Group -, che si occupa di promuovere il processo di trasferimento tecnologico nelle imprese e le affianca in tutte le fasi dell’innovazione, volevamo mettere a disposizione dei nostri clienti delle stampanti 3D polimeriche, in modo che potessero sperimentare le più moderne tecnologie di prototipazione rapida.
Altro argomento di estremo interesse che Warrant Group sviluppa con propri professionisti per metterlo a disposizione della propria clientela, è lo studio dei materiali compositi quali carbonio, grafene ecc. che, siamo convinti, possono rappresentare, insieme ad altre innovative tecnologie, il futuro della manifattura.
Nel documentarci su queste nuove tematiche, abbiamo incontrato le realtà con le quali abbiamo deciso di organizzare il convegno del 22 giugno: Oportechnics e Poly-Shape, due aziende francesi impegnate a diffondere il proprio know-how sulla stampa 3D anche nel nostro Paese.

La collaborazione con queste realtà si concluderà con il convegno, o avete progetti futuri?
Per aiutare le nostre imprese a capire come funziona la fabbricazione additiva, stiamo valutando un ambizioso progetto che prevede la costituzione di una vera e propria Academy volta a formare tecnici in grado di utilizzare le nuove macchine per la stampa 3D.
Quella della stampa additiva di materiali per applicazioni industriali è una tecnologia profondamente innovativa e si diversifica dalla manifattura tradizionale delle macchine utensili in quanto con il processo della stampa additiva il prodotto è realizzato per addizione di strati in successione mentre nelle lavorazioni tradizionali si lavora per sottrazione.
Il progetto, che coinvolgerà aziende e centri di innovazione del nostro territorio emiliano, è ancora in fase di work in progress, ma rappresenterà un forte fattore di innovazione per le nostre manifatture.
Mi sembra che il convegno sulla manifattura additiva cada in un momento particolarmente propizio per le imprese che vogliono investire per innovarsi.
In effetti, con le misure che il Governo Renzi ha preso nella Finanziaria 2015 e quelle approntate dall’Europa, sono stati messi in campo tutta una serie di strumenti utili per le aziende che vogliono innovare: dal Credito d’imposta, al Patent Box, a Horizon 2020, ai bandi regionali, al PON nazionale, al Bando Brevetti+, al super ammortamento, ai Fondi BEI con garanzia FEI, ai Fondi BEI normali, al Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e così via.
Warrant Group nel suo approccio al sistema dell’innovazione non ritiene utile andare presso le imprese a proporre i singoli strumenti a sostegno dell’innovazione, ma preferisce realizzare una “Carta di Identità Tecnologica” dell’azienda che, individuando tutti i progetti in corso e quelli da realizzare in futuro, permetta di offrire un sistema di aiuti per assistere l’impresa dal momento in cui brevetta un prodotto fino alla sua fase di industrializzazione.
La nostra attività, inoltre, prevede anche momenti di education che riguardano sia gli strumenti finanziari necessari per sostenere l’innovazione e la ricerca, ma anche l’organizzazione di eventi di condivisione relativi alla diffusione di nuove tecnologie avanzate di cui ancora la imprese hanno una scarsa sconoscenza.

C’è dunque bisogno di “formare” le nostre imprese affinché siano pronte a cogliere le opportunità di finanziare la propria innovazione?
Certamente c’è bisogno di un’attività di tipo formativo, soprattutto per spiegare che la ricerca, l’innovazione vanno pianificate. La ricerca e l’innovazione, cioè, vanno viste come un investimento che va pianificato per tempo e per il quale è necessario avere un certo tipo di competenze: bisogna capire come sta evolvendo la tecnologia del proprio settore, dove si trovano i principali competitors e soprattutto bisogna pensare a nuovi mercati di sbocco per i propri prodotti/servizi. Tutte queste attività vanno pianificate come un vero e proprio investimento dal quale bisogna prevedere un ritorno. Le nostre imprese sono spesso assorbite dall’operatività quotidiana e l’innovazione procede quasi per inerzia, mentre sono poche le imprese in grado di pianificarla. Warrant Group ha realizzato un portale – sarà on line entro settembre – che consentirà alle imprese, in funzione degli investimenti programmati (in termini di risorse umane o di tecnologia), di prevedere quali benefici ne trarranno e di quali contributi potrebbero avere diritto. Sarà uno strumento utile per aiutare le aziende a pianificare le proprie attività.

Pensa anche lei che l’eccessiva frammentazione del nostro sistema produttivo in una moltitudine di piccole imprese renda difficile sostenere i costi elevati insiti nell’attività di ricerca e innovazione?
Imprese come quelle emiliano-romagnole che conosco bene hanno spesso 20-40 dipendenti e sono fortemente accentrate sulla figura dell’imprenditore che fa fatica a mettersi in rete, a collaborare con altri colleghi e così, spesso, non riesce ad affrontare i necessari investimenti in risorse umane e in tecnologia. Se vogliono rimanere sul mercato i nostri imprenditori devono fare un salto culturale. A causa della stretta creditizia imposta dai parametri di Basilea che vincolano le banche, le nostre imprese dovranno essere più solide finanziariamente. Visto che non si prevede che il mercato interno possa assorbire i loro prodotti/servizi, le imprese dovranno esportare e, per farlo, ancora una volta dovranno avere solidità finanziaria per gestire i processi di internazionalizzazione. Per innovare e per esportare, però, bisogna innanzitutto investire in conoscenza: per scoprire i nuovi trend tecnologici, per effettuare indagini sui mercati esteri. Ai nostri imprenditori, purtroppo, spesso manca la volontà di investire in conoscenza che viene considerata come un costo, non come un investimento.
Immagino che il salto culturale di cui lei parla sia necessario anche per finalizzare con successo i progetti di innovazione sui quali vengono chiesti i finanziamenti europei.
In Europa è l’Italia il Paese che presenta più progetti, ma la percentuale di progetti approvati è tra quelle più basse fra i 28 Paesi partecipanti. Per quanto riguarda Horizon 2020, ad esempio, è di circa il 7%, a fronte di una media europea del 14%. Il rischio, dunque, è che i nostri soldi (concorriamo a questi Programmi con 6-8 miliardi di euro all’anno) vadano a finanziare la ricerca di altri Paesi. La percentuale di successo dei progetti presentati da Warrant Group è decisamente più alta (circa 25%) perché selezioniamo preventivamente i progetti che hanno tutte le caratteristiche necessarie per essere finanziati. Anche in questo caso è importante l’atteggiamento culturale dell’imprenditore che spesso ritiene, a prescindere, che la sua innovazione sia la migliore. Bisogna, invece, educarlo a essere più obiettivo e a paragonare il proprio prodotto con quelli realizzati dai competitors nel mercato globale.

Per concludere, presidente, cosa si auspica rimanga a coloro i quali hanno partecipato al convegno del 22 giugno?
È ormai opinione comune che non torneremo più alla situazione ante-crisi e che sia necessario intraprendere strade nuove. È chiaro che ciò comporta dei rischi, ma il rischio fa parte dell’attività imprenditoriale. Con il convegno del 22 giugno abbiamo voluto dare agli imprenditori l’opportunità di avvicinarsi a nuove tecnologie come la manifattura additiva. Siamo convinti che gli imprenditori debbano compiere uno sforzo per conoscere tutto ciò che può migliorare il loro prodotto o che può indurli a cambiare anche radicalmente il modello di business. Se, infatti, chi ha la responsabilità di guidare l’azienda non presta attenzione a capire come può evolvere il proprio business, non è curioso della realtà che lo circonda e di cosa sta accadendo nel proprio settore produttivo, il rischio è che passi tutto il suo tempo in fabbrica, magari realizzando al meglio un prodotto, ma senza accorgersi che nel mondo c’è qualcuno che ne sta realizzando un altro che sostituirà il suo. Non ci aspettiamo che all’indomani del convegno tutti gli imprenditori partecipanti decidano di investire sulla manifattura additiva, però chi ha in mente di innovare la propria azienda e i propri prodotti potrà cominciare a capire di cosa si tratta e prendere familiarità con il tema in un percorso di “nuova alfabetizzazione” del nostro sistema manifatturiero.

Un momento del convegno “Fabbricazione additiva: un’opportunità per innovare nelle applicazioni industriali”

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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