La scienza dell’incertezza: i conflitti come modello di sviluppo aziendale

 La scienza dell’incertezza: i conflitti come modello di sviluppo aziendale

Quella del cigno nero è una metafora antica. Si ritiene che sia stata utilizzata per la prima volta dal poeta e retore romano Decimo Giulio Giovenale in una delle sue satire, nel primo secolo d.C. L’espressione è però entrata nel linguaggio comune grazie al filosofo e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb, che così ha deciso di intitolare il secondo volume della trilogia “L’Incerto”. Il testo, uscito nel 2007, è stato inserito dal Sunday Times tra quelli che hanno cambiato il mondo.

Con questa immagine, si intende oggi un evento inaspettato che piomba come un macigno sulla storia e la sconvolge. Qualcosa di impossibile da prevedere, e che pure cerchiamo di razionalizzare a posteriori. La domanda è: che atteggiamento dobbiamo avere quando questo accade? E, per quanto una guerra sia diversa rispetto a una crisi in azienda, possiamo mutuarne alcuni elementi che implicano la capacità di adattarsi alle sfide impreviste e agli shock imparando da queste esperienze?

C’è un termine per riassumere questa abilità: resilienza. Contrariamente alla resistenza, la resilienza implica un’attitudine “proattiva” rispetto a quello che accade: non solo si reagisce, ma si cerca anche di fare di quell’accadimento un’occasione di apprendimento e di trasformazione. Di conseguenza, se ne può anche trarre vantaggio.

Ai giorni d’oggi, il termine è sin troppo abusato. Basti pensare che se n’è appropriata anche la politica, che l’ha inserito nell’acronimo PNRR: Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma aveva ancora un significato quando, in occasione dell’attentato alla metropolitana di Londra del 2005, l’allora sindaco Ken Livingston come primo commento disse al mondo: “We have to be resilient”. Il senso della frase era che quell’evento terribile non doveva impedire ai londinesi di rinunciare alla loro vita, anche se molto sarebbe cambiato. Una tragedia poteva trasformarsi in una rinascita.

È quella l’accezione che dobbiamo recuperare oggi, l’invito che dobbiamo accogliere per dare valore aggiunto alla nostra vita, ma anche all’azienda per la quale lavoriamo. Come si passa alla pratica? La resilienza implica tre elementi:

  1. La grinta ovvero la determinazione ferma e tenace di resistere alle avversità. È quella forza interiore che ci permette di perseverare quando tutte le altre risorse sembrano esaurirsi.
  2. L’autonomia che significa non solo indipendenza, ma anche consapevolezza di essere la causa delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Implica la responsabilità delle nostre scelte e iniziative.
  3. La determinazione che è composta da quattro aspetti:
  • Risoluzione: Avere un obiettivo chiaro, per poter uscire da una situazione difficile nel modo migliore.
  • Pazienza: Essere disposti ad aspettare il momento giusto per ottenere risultati o gratificazioni.
  • Persistenza: Mantenere sforzi costanti nel tempo, anche quando sembrano piccoli.
  • Tenacia: Una volontà profonda e persistente che deriva da una forza interiore.

Nessuna di queste caratteristiche basta da sola e può essere forse sconfortante constatare che non sapremo mai quanto resilienti saremo fino a che non ne avremo bisogno. La notizia positiva è che la resilienza si può, e anzi si deve allenare. Per rafforzarla, è necessario lavorare anche su quattro aspetti:

  • Vitalità, ovvero la cura per il nostro corpo, l’allenamento all’esercizio
  • Empatia, la capacità di metterci nei panni degli altri
  • Compassione, la comprensione per chi soffre, e l’amorevolezza verso se stessi
  • Virtù unilaterale, il comportamento rispettoso e responsabile anche senza un obbligo formale.

Non sono solo parole, ma elementi concreti che emergono anche dagli studi di “The Hardiness Institute, l’organizzazione internazionale che si occupa di ricerche sul tema della resilienza con lo scopo di fornire dati certi e case story alle imprese che credono nella produttività come frutto non solo di KPI da raggiungere, ma anche nella motivazione e sviluppo delle persone.

Immagine di rawpixel.com su Freepik 

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.