La sentenza poco chiara giustifica l’appello

 La sentenza poco chiara giustifica l’appello

sentenza-2

[dropcap]S[/dropcap]e la sentenza è scritta in maniera poco chiara può generare confusione tra le parti e contribuire alla continuazione della causa e generare ulteriore contenzioso. Per tali motivi si ritiene giustificato non condannare la parte soccombente al pagamento delle spese legali.

A tali conclusioni è giunta la Suprema Corte che, con sentenza n.17960 del 14/08/2014 (sentenza  liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti), ha affrontato il singolare problema delle sentenze “scritte male in italiano” dai giudici stessi.

Sul punto la Cassazione si espone addirittura dichiarando come «la circostanza che tanto la sentenza di primo grado, quanto quella di secondo grado, non brillino certo per nitore sintattico, chiarezza logica e struttura espositiva, e che tali carenze possano avere indotto le parti, anche incolpevolmente, a coltivare la lite, costituiscono un giusto motivo ai sensi dell’art. 92, comma 2, cpc … per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio».

Infine, sempre in merito alle patologie delle sentenze cosiddette “incomprensibili” è bene far presente che la Suprema Corte fa rientrare non solo quelle scritte non correttamente in italiano ma anche quelle scritte dai giudici a mano e che per colpa della grafia non risultano di facile lettura (se vi sembra impossibile si consiglia di leggere la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano n.97/26/12,  liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).

Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO SANCES collabora con "Il giornale delle pmi" commentando sentenze in materia tributaria e bancaria.

1 Comment

  • molto interessante…

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.