La società ha debiti con il fisco? Sopravvive anche dopo la sua estinzione!

 La società ha debiti con il fisco? Sopravvive anche dopo la sua estinzione!

DEBITI-1

[dropcap]S[/dropcap]pesso si legge di come lo Stato abbia intensificato, negli ultimi anni, la lotta all’evasione fiscale con provvedimenti normativi sempre più restrittivi e di ampia applicazione. Ebbene, leggendo il testo della disposizione in commento, forse si potrebbe aggiungere: e con misure in grado di sfiorare dei  veri e propri paradossi giuridici.

Senza dubbio rientra in questa definizione l’art. 28, commi 4 e ss. del D. Lgs. 21 novembre 2014, n. 175, il cosiddetto Decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 8 novembre 2014 n. 277. Queste disposizioni stabiliscono che in base ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 (società di capitali) del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese.

Facciamo un breve passo indietro: l’art. 2484 del codice civile stabilisce che le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata si sciolgono per le seguenti cause:

  1. per il decorso del termine;
  2. per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;
  3. per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea;
  4. per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto è disposto dagli articoli 2447 e 2482 ter;
  5. nelle ipotesi previste dagli articoli 2437 quater e 2473;
  6. per deliberazione dell’assemblea;
  7. per le altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.

La società inoltre si scioglie per le altre cause previste dalla legge; in queste ipotesi le disposizioni dei seguenti articoli si applicano in quanto compatibili.

Gli effetti dello scioglimento si determinano, nelle ipotesi previste dai numeri 1), 2), 3), 4) e 5) del primo comma, alla data dell’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori ne accertano la causa e, nell’ipotesi prevista dal numero 6) del medesimo comma, alla data dell’iscrizione della relativa deliberazione.

Alla fase di scioglimento segue, in linea di massima, la fase di liquidazione, che culmina con l’approvazione del bilancio finale di liquidazione, dopodiché i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal Registro delle Imprese e dal perfezionamento di tale ultima formalità si ha l’estinzione della società (art. 2495 cod. civ.).

Ebbene, il citato art. 28, commi 4 e ss., introduce una rilevante deroga a tale principio, stabilendo, per l‘appunto, che, ai soli fini fiscali, la società sopravvive a sé stessa per ben cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese. In altre parole, si verifica una evidente divaricazione tra la disciplina civilistica e quella fiscale: nel primo caso avremo una società estinta a tutti gli effetti, nel secondo, caso, invece, una società ancora “viva” per tutto quanto riguarda l’accertamento e la riscossione ai fini tributari e contributivi.

Oltre a ciò, si aggrava notevolmente la posizione dei liquidatori, sia in materia di responsabilità per il proprio operato che di inversione dell’onere della prova: ed infatti, il primo comma dell’art. 36 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, sostituito dal Decreto Semplificazioni, stabilisce che i liquidatori delle società che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari.

I liquidatori assumono quindi una responsabilità diretta per il pagamento delle imposte a meno che non provino, senza la possibilità di invocare gli obblighi probatori dell’Agenzia delle Entrate, di aver già provveduto al pagamento.

Studio Legale e Tributario Garaffa & Manenti
http://www.leggiecontratti.it/

Studio Legale e Tributario Garaffa e Manenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.