Giuratrabocchetta: «La tecnologia oggi arriva prima nelle pmi»

 Giuratrabocchetta: «La tecnologia oggi arriva prima nelle pmi»

In questa intervista a “Il giornale delle pmi” Luca Giuratrabocchetta, direttore di Google Enterprise Italia, sfata il luogo comune secondo il quale le pmi italiane sarebbero poco digitalizzate.

Google Enterprise si limita a vendere i propri servizi alle imprese, o cerca di instaurare con loro un dialogo, ascoltandone i suggerimenti?
«Noi viviamo dei suggerimenti dei nostri utenti. Quando lanciamo un servizio per le aziende questo viene migliorato proprio grazie ai loro suggerimenti. Gli utenti Google Apps, ad esempio, hanno la possibilità di mandarci suggerimenti specifici sia sulla piattaforma che sui singoli componenti, suggerimenti che il nostro engineering riprende per rendere la piattaforma sempre più efficiente e declinata sulle esigenze di ogni singola azienda. Una percentuale elevatissima del nostro business proviene dall’ecosistema delle piccole e medie imprese che utilizzano i nostri servizi di advertising, quelli di YouTube. Quello delle pmi è il mondo più veloce, frizzante e non è fatto solo di start up, ma anche di aziende che hanno 120 anni di vita e che oggi hanno capito di dover fare il salto verso il digitale».

Google Apps è un servizio di Google che fornisce strumenti di cloud computing e collaborazione online, specificamente pensati per le aziende. I servizi offerti si basano sugli stessi prodotti offerti da Google ai propri utenti
Google Apps è un servizio di Google che fornisce strumenti di cloud computing e collaborazione online, specificamente pensati per le aziende. I servizi offerti si basano sugli stessi prodotti offerti da Google ai propri utenti

 

Qual è il suo giudizio sul grado di maturità tecnologica delle aziende italiane?
«Nelle piccole e medie aziende ho riscontrato eccellenze incredibili. Le pmi, utilizzando tecnologie oggi più economiche e che, quindi, non richiedono gli ingenti investimenti iniziali richiesti un tempo, riescono a migliorare i loro processi, a internazionalizzarsi, utilizzando strumenti come le supply chain digitali, l’e-commerce. Le grandi aziende, com’è normale che sia, stanno facendo fatica nel passaggio al digitale perché hanno impiegato alcuni anni a studiare, a osservare quello che stava succedendo e adesso stanno cominciando a implementare le nuove tecnologie, ma, poiché ancora non si sentono pronte al salto, oppure perché ritengono che alcune tecnologie digitali non siano ancora pronte per loro, lo fanno “a macchia di leopardo”: in una determinata filiale, in un certo Paese, in una business unit. Stiamo assistendo a un curioso ribaltamento del paradigma che ha visto per anni le tecnologie migliori arrivare sempre prima alle aziende molto grandi, in particolare alla Difesa e alle banche, e poi pian piano scendere alle aziende piccole e infine agli utenti privati. Adesso avviene il contrario. Chiaramente governare questo processo ribaltato non è semplice, quindi ci vorrà ancora un po’ di tempo per completare la rivoluzione digitale. Non sono convinto che l’Italia sia tecnologicamente arretrata per definizione. Sono convinto che potrebbe fare molto meglio, ma che dovrebbe rischiare un po’».

Cosa pensa del progetto “Agenda digitale” di recente varato dal Governo?
«È in ritardo di 5-6 anni. Credo che Caio e le persone che lavorano con lui al progetto abbiano una bella gatta da pelare. L’Agenda digitale dovrebbe essere l’architrave di qualunque piano macroeconomico, inserita nel programma politico di ogni coalizione. A oggi, purtroppo, non vedo ancora nessun risultato. Il problema è che il tempo passa e gli altri Paesi sono molto più digitalizzati di noi. Google auspica ad una evoluzione dei Paesi in ottica “Digitale”. Perché ciò avvenga è necessario che lo siano i cittadini, la scuola, l’università, le infrastrutture, la pubblica amministrazione. Il nostro obiettivo è quello di contribuire alla digitalizzazione, ma lo possiamo fare soltanto offrendo servizi, non possiamo mettere la banda larga e non possiamo realizzare l’Agenda digitale. Siamo, però, impegnati – insieme a Unioncamere – anche sul fronte della formazione per rendere più digitali le aziende. Un nostro progetto, ad esempio, ha visto studenti entrare nelle aziende per formarle verso il digitale, aiutandole a evolversi. Quegli stessi giovani tra poco saranno dipendenti di quelle stesse aziende».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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