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La tempesta perfetta

Dopo la netta vittoria del NO al referendum costituzionale, cosa succederà nel nostro Paese nelle prossime settimane, nei prossimi mesi?

Questo è probabilmente l’interrogativo che molti italiani si stanno ponendo, dopo l’ordalia elettorale del 4 dicembre.

Le previsioni, si sa, sono fatte per essere smentite, soprattutto in un periodo come questo che ha già visto tanti illustri osservatori della politica fallire miseramente.

Una cosa, però, ci sembra di poterla dire: si stanno creando le condizioni per quella che, in termini meteorologici, si chiama una “tempesta perfetta”.

Dal punto di vista politico, dopo la sconfitta al referendum il presidente del Consiglio si dimetterà. Si aprirà, così, una fase di instabilità politica la cui soluzione al momento è difficile intravedere, mentre deve essere ancora approvata la Legge di Stabilità.

Il fronte del NO non sarà “un’accozzaglia”, come l’ha definito Renzi, ma è sicuramente molto variegato, andando dall’ultra destra di Salvini all’estrema sinistra, passando per quel che rimane di Forza Italia.

Il presidente del Consiglio ha “passato la palla” ai vincitori del referendum invitandoli a raccogliere adesso “oneri e onori”. Tra gli “oneri” va annoverato il tentativo di cambiare la legge elettorale. Se non si riuscisse a farlo (e le possibilità non sono molte), si rischierebbe di andare alle elezioni con una legge elettorale che non assicurerebbe la governabilità.

Anche il fronte del SÌ, ovviamente, avrà i suoi problemi. Uscito di scena, almeno temporaneamente, Renzi, il Partito Democratico sarà ancora più dilaniato dalle diatribe interne, con una maggioranza sconfitta dal voto referendario e una minoranza “vittoriosa”, ma responsabile di aver interrotto l’esperienza del governo di centrosinistra capitanato da quello che era pur sempre il segretario del partito.

Alla saggezza del presidente della Repubblica il compito di dipanare una tale matassa, consentendo al Paese di avere quanto prima una nuova guida politica per affrontare i problemi interni e quelli internazionali (tra i nuovi USA “isolazionisti” di Trump e i contrasti con l’Europa a trazione tedesca).

Anche dal punto di vista economico il tempo non sembra volgere al bello e chiunque si assumerà il peso del governo del Paese dovrà tenere conto che le condizioni favorevoli finora verificatesi – bassi prezzi del petrolio, condizioni favorevoli di finanziamento ed un basso tasso di cambio dell’euro – non dureranno a lungo.

Come uscirne?

In un momento complicato come quello attuale, le forze politiche dovrebbero trovare uno spirito unitario, per affrontare insieme almeno le emergenze politiche prioritarie, dall’approvazione della Legge di Stabilità alla stesura di una nuova legge elettorale che assicuri la stabilità.

Dopo una delle campagne elettorali più “divisive” della storia repubblicana, però, è difficile che tale spirito unitario possa ispirare il Parlamento.

Dario Vascellaro

Dario Vascellaro

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