La transazione fiscale

 La transazione fiscale

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[dropcap]L’[/dropcap]attuale periodo di crisi economica, di cui solo ora si vedono timidi segnali di ripresa, ha reso necessario per le imprese l’utilizzo, per dirla come i grandi della BCE, di mezzi non convenzionali per fronteggiare situazioni di insolvenza o di pre – insolvenza. Uno dei mezzi, sinora poco utilizzato, è quello della cosiddetta transazione fiscale. L’istituto è stato introdotto per la prima volta con l’art. 3 del d.l. n.138/2002, convertito nella legge n.178/2002, detta anche “salva Lazio”. Tranne che per la nota squadra di calcio capitolina, il suo utilizzo fu molto limitato, al punto di essere abrogato, per essere poi riformulato ed inserito all’interno della legge fallimentare, all’art. 182 – ter.

L’assetto odierno della transazione fiscale prevede, in via generale, la possibilità di definire in via transattiva i debiti fiscali, sia attraverso il pagamento in misura ridotta sia dilazionata, di debiti privilegiati o chirografari, con l’effetto, altresì, di definire le liti pendenti.

Il 1° comma indica che possono essere oggetto di transazione fiscale i “tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché’ dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori”.

Dunque sono suscettibili di transazione fiscale i seguenti tributi: IRPEF, IRES, IRAP, imposta di registro, imposta ipotecaria e catastale, imposta di bollo, imposta sulle successioni e donazioni, imposta sugli intrattenimenti, imposte demaniali, dazi d’importazione ed esportazione, le imposte di fabbricazione e di consumo, tasse automobilistiche, e le addizionali regionali e comunali.

Sono esclusi i tributi degli enti locali. Sono inoltre esclusi i tributi costituenti risorse proprie dell’UE, l’IVA e le ritenute d’acconto.

I soggetti che possono avanzare istanza di transazione fiscale sono i soggetti c.d. fallibili che si trovano in stato di insolvenza e che intendono ricorrere alla procedura di concordato preventivo.

La domanda, corredata della documentazione prevista dall’art.161 L.F., va presentata «contestualmente al deposito presso il tribunale … al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore» (v. comma 2 art. 182 ter L.F., d.m. 4.8.2009 art. 3, circ. AE n.40/E 2008 e n.14/E 2009).

Entro il termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, l’Agenzia delle Entrate procede alla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione e alla notifica dei relativi avvisi di irregolarità, nonché alla certificazione circa l’entità del debito derivante dagli atti di accertamento. L’agente della riscossione, invece, sempre entro lo stesso termine, procede a certificare il debito iscritto a ruolo.

Tale potere / dovere di certificazione attraverso il quale si ottiene il consolidamento del debito tributario non preclude all’amministrazione finanziaria di poter esercitare negli ordinari termini di legge le attività di accertamento (v. circ. n.40/E 2008), con l’emersione successiva di ulteriori debiti fiscali.

I commi 3 e 4 attribuiscono alla Direzione Regionale delle entrate il potere di aderire o meno alla proposta di concordato. Nel procedere, l’amministrazione non dovrà tenere conto solo dei principi che informano l’azione amministrativa, ma dovrà altresì valutare tutti gli interessi in gioco, che sottostanno alla proposta di concordato, e, dunque, la salvaguardia dell’occupazione, la probabilità di successo del piano, la continuità produttiva, la complessiva esposizione debitoria dell’impresa, etc. In caso di diniego, il contribuente potrà fare ricorso avanti la Commissione Tributaria Provinciale.

Ove si addivenga alla omologazione del concordato, andranno a cadere le liti tributarie in corso, per cessazione della materia del contendere (v. anche C. Cass. n. 22931 e 22932/2011), a differenza di quanto avviene per le eventuali liti pendenti in corso con gli altri creditori, i quali, se accettano il concordato, non perdono il diritto di proseguire il giudizio in corso o di iniziarne un altro ex novo.

È ovvio che tale effetto estintivo si verifica solo in caso di accettazione delle proposta da parte dell’Agenzia delle Entrate e di omologazione del concordato. Qualora, invece, vi fosse il diniego sulla proposta di transazione fiscale, ma, comunque, si addivenisse all’omologazione del concordato, i debiti fiscali e previdenziali non soggiacerebbero all’effetto di consolidamento e di estinzione delle liti, ma subirebbero, comunque, la falcidia prevista nel piano concordatario.

Il debitore può effettuare la proposta di cui al primo comma anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182 – bis.

Studio Legale e Tributario Garaffa & Manenti
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