La voluntary disclosure

 La voluntary disclosure

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[dropcap]L[/dropcap]a cosiddetta voluntary disclosure (collaborazione volontaria) rappresenta un istituto tributario attraverso il quale i contribuenti italiani (persone fisiche, società, enti non commerciali fiscalmente residenti) possono regolarizzare la loro posizione nei confronti del Fisco per avere detenuto capitali all’estero non dichiarati nel nostro Paese, beneficiando di minori sanzioni amministrative, dell’esclusione dalla responsabilità penale per i reati tributari di dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e di una riduzione della pena in caso di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti. Tali benefici potranno essere goduti solo nel caso in cui il contribuente esegua una delle seguenti operazioni:

  • trasferisca le attività oggetto di “voluntary” in Italia, o in altro Stato membro dell’Unione europea o in altri Stati che consentano uno scambio di informazioni con l’Italia;
  • rilasci all’intermediario finanziario estero, presso cui le attività sono detenute, l’autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane tutti i dati necessari per la collaborazione volontaria;
  • nel caso in cui trasferisca dette attività ad altro intermediario, autorizzi anche quest’ultimo a trasmettere i suddetti dati, sempre che l’intermediario, a cui vengono trasferite le attività o presso cui sono detenute le attività, risieda in uno Stato che stipuli con l’Italia un accordo atto a consentire un effettivo scambio di informazioni. Per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

La voluntary disclosure si sostanzia, dunque, in una autodenuncia che il contribuente presenta all’Agenzia delle  Entrate nella quale,  per  espressa  previsione  normativa,  deve  indicare  tutti  gli investimenti e le attività  di  natura  finanziaria  costituite  o  detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona (limitatamente ai periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione  della richiesta, non sono scaduti i termini per l’accertamento o la  contestazione della violazione degli obblighi di dichiarazione del quadro RW). A seguito di tale autodenuncia il contribuente deve accettare le determinazioni dell’Amministrazione finanziaria senza possibilità di contestarle.

La proposta di legge avente ad oggetto la voluntary disclosure, approvata dalla Camera e in attesa del sì del Senato, ha recepito il contenuto dell’art.1 del D.L. del 28 gennaio 2014, n.4 (convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2014, n. 50) in materia di rientro di capitali dall’estero. Inoltre, nel recepire il parere della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, la voluntary disclosure potrebbe rivelarsi ammissibile anche per i contribuenti che non abbiano dichiarato attività detenute in Italia. In ogni caso, la proposta stabilisce che possono partecipare alla disclosure tutti i contribuenti che non sono formalmente a conoscenza di verifiche, accertamenti amministrativi o procedimenti penali attivati nei loro confronti in materia di violazione di norme tributarie sulle attività estere rilevanti. La partecipazione è preclusa anche se la formale conoscenza è stata acquisita da soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o da soggetti concorrenti nel reato tributario. Inoltre, l’adesione alla procedura deve riguardare tutte le attività detenute dai richiedenti e tutti i periodi di imposta per i quali non siano scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione della violazione degli obblighi di dichiarazione previsti dalla legge per chi detiene capitali o investimenti all’estero. La possibilità di avvalersi della procedura di collaborazione volontaria sarà prevista fino al 30 Settembre 2015, solo per fatti (cioè omesse dichiarazioni) commessi fino al 31 dicembre 2013. Alla richiesta di avvalersi della voluntary disclosure dovrebbe seguire un atto dell’Amministrazione finanziaria a cui far seguire, presumibilmente entro 20 giorni dall’atto medesimo, il pagamento di quanto dovuto. Le sanzioni indicate nell’atto di contestazione delle sanzioni o nel provvedimento di irrogazione dovranno essere versate entro il termine di 60 giorni stabilito per la presentazione del ricorso. In caso di mancato pagamento la voluntary disclosure non potrà perfezionarsi e l’Amministrazione finanziaria emetterà un avviso di accertamento o un atto di contestazione con le sanzioni rideterminate in misura piena.

In attesa dell’approvazione della proposta di legge in esame, è oggi possibile regolarizzare le posizioni dei contribuenti che detengono all’estero capitali non dichiarati (chiamati alle dichiarazioni dei redditi relative al 2013 sino al 31 dicembre 2014).

Per far ciò occorre presentare richiesta di ammissione alla procedura di collaborazione volontaria, allegandovi una scheda richiedente (R) per ogni persona che intende aderire alla procedura e una scheda attività (A) per ciascuna attività estera rilevante oggetto della procedura. Una volta presentata l’autodenuncia, il contribuente riceve l’avviso di accertamento per i redditi sottratti a imposizione e per le altre  eventuali  imposte  evase,  nonché  atto  di irrogazione delle sanzioni (ridotte a metà) per le violazioni al quadro RW. A questo punto il contribuente, ai fini del perfezionamento della voluntary disclosure, deve versare, in un’unica soluzione, le somme dovute in base all’avviso di accertamento, entro il termine per la proposizione del ricorso. Entro 30 giorni dall’effettuazione dei versamenti l’Agenzia delle entrate comunica alla Procura della Repubblica il buon esito e la conclusione della collaborazione volontaria. La richiesta di adesione è spontanea e una volta presentata è irretrattabile e impegna i richiedenti a dare piena e veritiera collaborazione all’Amministrazione finanziaria a procedere al pagamento delle imposte dovute e dei relativi interessi e delle sanzioni.

Giorgio Gentili e Virgina Tosi
Seven Fiduciaria

Giorgio Gentili e Virgina Tosi

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