L’ABI a supporto della Creatività e della Cultura: una intervista a Carlo Capoccioni

 L’ABI a supporto della Creatività e della Cultura: una intervista a Carlo Capoccioni

festival_della_cultura_creativa_3Dal 16 al 22 marzo si terrà a Roma IL FESTIVAL DELLA CULTURA CREATIVA dal titolo “L’alfabeto del Mondo. Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo”. È il secondo appuntamento di questa importante manifestazione promossa e realizzata dalle banche sotto il coordinamento dell’ABI che promuove gli aspetti più “generativi” della creatività, rivolgendosi a ragazzi. Durante l’evento si  potranno sperimentare le potenzialità della fantasia e costruire infiniti racconti. L’importanza sociale e culturale della manifestazione è quest’anno testimoniata anche dalla media partnership della RAI che riconosce il valore educativo del Festival per i giovani. Il filo conduttore ideale di questa seconda edizione del Festival è “L’alfabeto del Mondo”. Il Festival si inserisce nel più ampio e articolato piano d’azione a sostegno dell’arte e della cultura messo a punto dall’Abi con le banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla condivisione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale. Nell’ambito di questa iniziativa merita di essere citato gli eventi dal titolo “WWW WWW – KnoW the World with Words” a Napoli e “Reinventare l’apprendimento – Cultura e creatività tra linguaggi, metodi e azioni” a Roma.
Queste iniziative che suscitano forte curiosità e meritano una specifica attenzione ci portano a richiedere una intervista al Responsabile dell’Ufficio Rapporti istituzionali dell’Abi, Carlo Capoccioni.

Quali vantaggi vi sono per il futuro nel creare cultura e creatività partendo dalle generazioni più giovani?
«I giovani rappresentano il futuro della nostra società e il Festival della Cultura Creativa promosso dalle banche è una nuova proposta educativa che si affianca e si integra ai percorsi scolastici e culturali in generale, data ai ragazzi per misurarsi con se stessi e le molteplici possibilità di partecipazione. Lo sviluppo delle proprie competenze è infatti alla base del progresso economico, della convivenza civile e della partecipazione alla vita democratica. In questo senso un ruolo di indirizzo deve essere svolto anche dalla comunità economica tutta, nella consapevolezza che attraverso la promozione della conoscenza anche presso i più giovani si possa realizzare un più diffuso senso di responsabilità, per una più ampia e duratura crescita dei nostri territori».

Si può parlare di “alfabetizzazione creativa” per il vostro evento?
«Per questa seconda edizione del Festival, è stato scelto come filo conduttore ideale di tutte le iniziative “L’Alfabeto del Mondo”. In sintesi i bambini e i ragazzi potranno leggere i segni che li circondano. Ispirandosi ai segni lasciati dalla natura, passando per quelli dell’ingegno umano per finire a quelli delle emozioni. Comprenderanno come nasce il racconto, come si forma e con quali linguaggi e strumenti si può declinare e condividere per generare poi altre infinite narrazioni. Un tema estremamente attuale se si considera che, anche grazie alle nuove tecnologie, raccontare e raccontarsi è oggi un’attività che ci coinvolge sempre più. La proposta del Festival è quindi quella di creare dei percorsi per stimolare un approccio consapevole, pur rispettando la massima libertà espressiva dei bambini e dei ragazzi».

Quali fattori fanno puntare le banche verso la creatività e l’innovazione come asset strategico? Quali sono gli effetti attesi?
«In noi c’è la consapevolezza che, fornendo ai più giovani occasioni per mettersi in gioco e ‘allenarsi’ a diventare cittadini attivi, capaci di progettualità e di relazioni, di contribuire alla formazione globale della loro persona, in grado quindi di partecipare alla costruzione del proprio futuro e di quello del Paese».

In quanto Stakeholder, in che modo un evento come questo crea apprendimento, know how e consapevolezza per il futuro imprenditoriale?
«Attraverso la partecipazione alle attività gestite dagli operatori culturali nei vari laboratori diffusi su tutta la penisola, i bambini e i ragazzi potranno stimolare la loro creatività, attraverso la lettura, la musica, il teatro, la fotografia, la robotica, e le tecnologie digitali e potranno così sperimentare le potenzialità della loro fantasia e capacità di progettualità, e, in questo senso, sviluppare un’attitudine imprenditoriale».

Quanto creare cultura o appoggiarsi alle leve o al patrimonio culturale può essere considerato il business delle future generazioni?
«Siamo certi che sostenere progetti creativi e innovativi che prendono le mosse dal patrimonio culturale del nostro paese non può che far bene alle prospettive anche lavorative delle future generazioni».

Se la realtà si crea e si forma quale traguardo di trasformazione si prefigge questa iniziativa?
«Ragazzi che abbiano un approccio responsabile e consapevole, sia nei riguardi di loro stessi, delle loro scelte personali e nel rapporto con il bene comune, che può essere la scuola e qualsiasi altro ambito della società da loro frequentato. Questo è l’obiettivo che condividiamo con le scuole, i musei, le biblioteche, gli istituti culturali e l’associazionismo. Per questo, le banche mettono a fattore comune la loro capacità di creare rete, capacità che il Festival stesso incentiva».

Grazie per l’intervista e per il positivo contributo per la crescita delle future generazioni!

Teresa Tardia
http://www.ttardia.it/
it.linkedin.com/pub/teresa-tardia/54/ba9/a18
teresa@ttardia.it

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.