L’accertamento induttivo non è ammesso per una sola violazione

 L’accertamento induttivo non è ammesso per una sola violazione

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[dropcap]I[/dropcap]l Fisco non può applicare lo strumento dell’accertamento induttivo (ossia quello che prescinde totalmente dalla contabilità del contribuente) se basato su un unico elemento, per giunta non particolarmente grave.

A tali conclusioni è giunta la Suprema Corte di Cassazione che, con recente sentenza, ha accolto il ricorso presentato da un avvocato la cui intera contabilità veniva dichiarata inattendibile a causa di un’omissione contenuta in una singola fattura (nello specifico, il professionista aveva omesso di riportare in una fattura, rilasciata al cliente per prestazioni professionali, le spese non fatturabili).

Gli Ermellini, infatti, hanno sancito che “il ricorso all’accertamento induttivo … è ammissibile ovel’Ufficio fornisca la dimostrazione della complessiva inattendibilità delle scritture stesse, desunta da gravi, numerose e ripetute omissioni e false o inesatte indicazioni relative agli elementi indicati nella dichiarazione e risultanti dal verbale di ispezione” (Sentenza n.16.606/2015 depositata in segreteria il 7/08/2015, Presidente Dott.sa Camilla DI IASI, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it  – sezione Documenti).

Alla luce di quanto esposto, pertanto, anche tenuto conto della disposizione contenuta nell’articolo 39 del D.P.R. 600/73, risulta pacifico che il Fisco non può basare l’accertamento induttivo su una singola omissione contabile ma deve fornire la prova della complessiva inattendibilità delle scritture contabili.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it

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