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L’Appalto di opere e servizi e l’incremento delle attività e responsabilità del committente

L’affidamento in appalto di opere o servizi da parte di un committente, oltre che ad essere spesso la sola soluzione idonea a garantire la professionalità necessaria allo svolgimento di determinate attività, è anche strumento utile a ridurre gli oneri – sia in termini di costi che di attività – che l’esecuzione dell’opera o del servizio altrimenti addosserebbe direttamente all’organizzazione del committente.

Tutto ciò entro breve termine potrà cambiare (anche se non è ancora troppo tardi per porvi rimedio).
Ed infatti, l’art. 4 del DL 26 ottobre 2019, n. 124, ha introdotto nel nostro ordinamento una disposizione (inizialmente passata un po’ “in sordina” e della cui reale portata solo in questi giorni ci si inizia a rendere conto) in forza della quale, ove convertita in legge, a decorrere dal 1° gennaio 2020, il committente sarà tenuto al versamento delle ritenute operate dall’impresa appaltatrice o affidataria sulle retribuzioni erogate ai lavoratori impiegati nell’appalto.

Cosa comporterà tutto ciò, nei fatti, per le imprese committenti?

La nuova norma prevede che appaltatori e subappaltatori, entro il quinto giorno antecedente la scadenza di legge, debbano procedere al versamento su conto corrente bancario o postale a ciò precipuamente dedicato dal committente, di una somma corrispondente all’ammontare delle ritenute fiscali calcolate ed operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori coinvolti nell’esecuzione del contratto.

In aggiunta a quanto sopra, appaltatori e subappaltatori dovranno altresì trasmettere al committente a mezzo PEC:
a) l’elenco nominativo dei lavoratori impiegati nel corso del mese precedente nell’esecuzione dell’opera o del servizio, precisando altresì per ciascuno di essi il numero di ore di lavoro prestate, l’ammontare della retribuzione correlatamente corrisposta, ed il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente;
b) le informazioni necessarie alla compilazione delle deleghe di pagamento;
c) i dati identificativi del bonifico effettuato dall’appaltatore/subappaltatore a mezzo del quale è stata trasferita al committente la somma da versarsi a titolo di ritenute.

A fronte del trasferimento di denaro, il committente sarà tenuto a provvedere al versamento all’erario delle ritenute in nome e per conto dell’appaltatore/subappaltatore e successivamente (entro 5 giorni dal versamento) dovrà darne comunicazione all’Agenzia delle Entrate tramite PEC.

Saranno esonerati dalla procedura sopra descritta, e pertanto dovranno continuare ad effettuare il versamento di ritenute in autonomia, gli appaltatori e i subappaltatori

  • in attività da almeno cinque anni ovvero che abbiano eseguito nel corso dei due anni precedenti versamenti per un importo complessivo superiore a 2 milioni di euro;
  • che non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi relativi a tributi e contributi previdenziali per importi superiori a 50 mila euro.

Il committente potrà verificare la sussistenza di questi requisiti per il tramite di un preposto servizio telematico, ad oggi non ancora disponibile.

Seppure il tenore letterale della norma induca a ritenere che le imprese appaltatrici e subappaltatrici restino le sole responsabili della corretta determinazione ed effettuazione delle ritenute e del loro versamento al committente nei tempi di legge, mentre il committente appare mero responsabile del loro tempestivo versamento all’erario, forte è il dubbio che quest’ultimo sia anche chiamato ad un verifica di congruenza se non addirittura di correttezza, delle ritenute operate: come trovare differente spiegazione dell’obbligo di trasmettere al committente i dati inerenti a lavoratori, ore di lavoro, retribuzione e ritenute?

Tale criticità interpretativa, unitamente considerata agli obblighi procedurali introdotti, evidenzia al di la di ogni ragionevole dubbio come la novata disciplina, se confermata, avrà un impatto notevole (o, meglio, devastante) sull’organizzazione dell’attività d’impresa.

Basti pensare agli oneri imposti al committente di apertura e gestione di indirizzo PEC e conto corrente dedicato, di verifica di corrispondenza (se non addirittura come detto di congruità e correttezza) del versamento ricevuto, di effettuazione del versamento all’erario e successiva comunicazione allo stesso… si immagini la mole di lavoro che può conseguire al moltiplicarsi degli appaltatori… da tutto ciò inevitabilmente conseguirà la necessità per il committente di organizzare la propria attività di impresa prevedendo lo svolgimento diretto di tali attività incrementando gli organici ovvero di esternalizzare detta gestione, in entrambe le ipotesi con correlato consistente incremento dei costi aziendali.

Inoltre, qualora l’appaltatore non provveda al versamento delle ritenute effettuate, il committente sarà legittimato a non corrispondere a questi il compenso pattuito, con correlato rischio che lo stesso non possa far fronte agli obblighi retributivi e contributivi  cui per legge è tenuto in favore dei impiegati nell’opera/servizio: nulla impedirebbe a detti lavoratori di invocare – a tutto svantaggio del committente – la responsabilità solidale ex art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003.

Appare dunque evidente la finalità della novella legislativa, e cioè delegare – in questo caso ai committenti – oneri che dovrebbero essere tipici e propri dello Stato e della pubblica amministrazione, nello specifico l’onore di “raccogliere” le imposte e di controllarne congruità e/o correttezza ed altresì l’onore di far fronte all’insolvenza del sostituto d’imposta, non corrispondendo il compenso pattuito. Non è la prima volta che le imprese sono onerate di compiti altrui, in questo caso, tuttavia, l’onore economico ed i rischi – la responsabilità solidale, non solo non calcolata ma addirittura non considerati – appaiono assolutamente giustificabili in un momento in cui il tessuto produttivo ed economico è già sotto sforzo estremo.

In conclusione, merita di essere evidenziato come non sia possibile escludere un ulteriore potenziale effetto negativo della disposizione in esame. Nulla vieta di pensare, infatti, che i committenti, in virtù di una migliore efficienza e linearità dei processi, decidano di affidare opere e servizi a soggetti che non rientrino nell’ambito di applicazione della nuova disciplina e pertanto che si rivolgano a soggetti che, oltre a non avere pendenze con fisco e istituti previdenziali, siano attivi da almeno 5 anni o negli ultimi due abbiano versato più di 2 milioni di ritenute; conseguentemente, tale decisione penalizzerà la nascita e lo sviluppo di nuove imprese così come le imprese medio-piccole costituitesi da più di due anni ma meno di 5… come diceva Churchill “una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.

Massimiliano Arlati e Luca Mariani

Massimiliano Arlati e Luca Mariani

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