Lavoro, Inapp: “Il ruolo dei sussidi per la disoccupazione in Italia”

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Ogni anno quasi 2 milioni di lavoratrici e lavoratori accedono in Italia alle principali misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. Di questi, circa 1,8 milioni percepiscono la NASpI, oltre 550 mila beneficiano dell’indennità di disoccupazione agricola e circa 30 mila accedono alla misura destinata cosiddetti parasubordinati e assimilati.

È quanto emerge dal report “Le misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria in Italia: attuazione e prime evidenze empiriche”, realizzato dai ricercatori dell’Inapp. Lo studio analizza l’evoluzione del sistema di protezione sociale tra il 2018 e il 2023, integrando i dati amministrativi INPS con quelli delle Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro.

Il peso economico della NASpI e il fenomeno della “porta girevole”

La NASpI si conferma il principale strumento di sostegno al reddito per chi perde il lavoro. La spesa annua associata alla misura oscilla tra i 15 e i 18 miliardi di euro, finanziata per circa un terzo dai contributi delle imprese e per i restanti due terzi dalla fiscalità generale.

L’analisi evidenzia tuttavia una dinamica strutturale del mercato del lavoro italiano: per una quota significativa di beneficiari il passaggio tra occupazione e sussidio non rappresenta un evento occasionale, ma una condizione ricorrente. Il 21% dei percettori di NASpI accede infatti alla prestazione almeno due volte nell’arco di un biennio, percentuale che raddoppia se si considera un triennio.

Il fenomeno interessa in particolare l’attività caratterizzata da rapporti di lavoro discontinui, come quella dei docenti e non docenti della scuola, quella stagionale propria del turismo e il variegato mondo dei lavori a termine nei settori tradizionali.

Reinserimento occupazionale: il nodo delle politiche attive

Lo studio dedica particolare attenzione alle traiettorie occupazionali dei percettori di NASpI che hanno avviato il trattamento nel triennio 2019-2021, anni a cavallo del periodo pandemico, osservando quanto accaduto durante il periodo di fruizione del sostegno economico e nei tre mesi successivi alla conclusione del trattamento.

Pur fortemente connessi alle peculiari e anomale dinamiche innescate in occasione dell’evento pandemico del 2020 e degli effetti prodotti nell’annualità successiva, i risultati mostrano che il 43,4% dei beneficiari è riuscito a reinserirsi in modo relativamente stabile nel mercato del lavoro, sottoscrivendo un contratto di durata superiore a sei mesi. Un ulteriore 14,6% ha continuato, invece, ad alternare brevi periodi di lavoro subordinato e non lavoro. Una quota del 5% è transitata verso il lavoro autonomo o parasubordinato e una percentuale analoga è uscita dal mercato del lavoro raggiungendo la pensione.

Più critica la situazione del restante 32% che sparisce dal perimetro di osservazione (degli archivi amministrativi) e per i quali si possono avanzare ipotesi su esiti non verificabili (inattività, lavoro irregolare, emigrazione, ecc.).

L’analisi conferma inoltre la presenza del cosiddetto “exit rate spike”: una quota rilevante di beneficiari, pari a circa il 30% di chi sottoscrive un nuovo contratto di lavoro trova una nuova occupazione immediatamente dopo l’esaurimento del periodo di sostegno, evidenziando un forte addensamento delle transizioni in uscita al termine della prestazione.

Non take-up: quasi quattro lavoratori su dieci non richiedono il sussidio pur avendone diritto

Tra le evidenze più significative emerge il fenomeno del non take-up, ovvero il mancato accesso alle prestazioni da parte di persone che, pur avendo perso involontariamente il lavoro e possedendo tutti i requisiti previsti, non presentano domanda.

Nel triennio 2021-2023 le Comunicazioni Obbligatorie hanno consentito di individuare circa 1,2 milioni di cessazioni involontarie di rapporti di lavoro a tempo indeterminato potenzialmente eleggibili alla NASpI. Di questi, poco meno del 40% non ha richiesto il beneficio.

Il fenomeno presenta marcate differenze sociali e territoriali. La probabilità di non accedere alla prestazione cresce significativamente tra le persone con bassi livelli di istruzione. Ancora più rilevante il divario che riguarda i lavoratori stranieri. Nel settore manifatturiero, a fronte di un tasso di non take-up pari a circa il 20% tra gli italiani, il mancato accesso sfiora l’80% tra gli immigrati, con criticità particolarmente accentuate tra le donne. Negli altri comparti produttivi, invece, sono soprattutto gli uomini stranieri a incontrare le maggiori difficoltà informative e amministrative.

I risultati del report evidenziano come le misure di sostegno al reddito rappresentino un pilastro essenziale del sistema di protezione sociale italiano, ma al tempo stesso richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare le politiche attive del lavoro e gli strumenti di informazione e accompagnamento, per garantire un accesso più equo alle prestazioni e favorire percorsi di reinserimento occupazionale più efficaci e duraturi.

Dichiarazione Natale Forlani, Presidente Inapp

La spesa per il sostegno al reddito per la perdita involontaria del lavoro rimane consistente nel corso degli anni. L’ impatto sulle persone coinvolte e sul mercato del lavoro, presenta una serie di criticità settoriali, territoriali, di cittadinanza dei lavoratori e per tipologie di rapporti di lavoro, in particolare nei comparti produttivi caratterizzati da una elevata mobilità lavorativa, prestazioni stagionali e da una rilevante quota di lavoro sommerso. Sono criticità che pregiudicano la partecipazione alle indennità di una parte significativa dei potenziali beneficiari e aumentano le difficoltà per il reinserimento lavorativo. Una risposta positiva a queste problematiche può essere offerta dalle misure di politica attiva del lavoro per facilitare l’incontro tra la domanda e offerta di lavoro e la partecipazione a percorsi di formazione per migliorare l’occupabilità dei lavoratori meno qualificati.