Le 5 strategie per la PMI nello scenario post pandemico

 Le 5 strategie per la PMI nello scenario post pandemico

Come è stato detto più volte, le crisi economiche comportano sempre conseguenze drammatiche, ma propongono anche grandi opportunità per chi abbia sempre la mente aperta e sappia adattarsi rapidamente agli scenari in evoluzione. Una simile agilità non è sempre disponibile nelle medio-grandi aziende, permettendo alle piccole imprese di approfittare per riposizionarsi nel mercato. Condizione irrinunciabile è che si abbiano le idee molto chiare su dove concentrare le proprie energie, senza andare per tentativi, bruciando le scarse risorse disponibili. Vediamo quali sono le cinque opportunità da cogliere per una PMI nello scenario post-pandemico.

Lavoro a distanza: la nuova normalità con tanti vantaggi

La pandemia ci ha costretto a ripensare le nostre modalità d’interazione sociale, con conseguenze pratiche e psicologiche che ci condizioneranno per sempre. Con le norme di distanziamento sociale, messe in atto ovunque, compreso i posti di lavoro, l’idea che i dipendenti possano lavorare in pianta stabile da casa è ormai convincimento acquisito da tutti a tutti i livelli. Quel che sorprende è la quantità di ricadute positive per il business, soprattutto per le aziende medio-piccole. Per esempio, le infrastrutture e gli spazi hanno sempre rappresentato un vincolo per la crescita delle piccole aziende. Spesso, alla crescita del giro d’affari corrispondeva un’esigenza di maggior spazio per gli uffici, per ospitare il personale aggiuntivo. Questo vincolo diventava penalizzante quando le flessioni dei livelli occupazionali non giustificavano più i costi di uffici troppo grandi. Con il lavoro a distanza, questo problema è del tutto superato e consente una crescita infinita con tutti i vantaggi della massima flessibilità. Ma, non è tutto. La tecnologia (computer portatili, smartphone, videoconferenze, messaggistica di gruppo) ha reso il lavoro remoto più facile che mai, permettendo anche alle piccole imprese di assumere i migliori talenti da tutto il mondo, senza preoccuparsi dell’aspetto logistico.

La grande opportunità della “gig economy”

Il termine “gig economy” è stato usato per la prima volta nel 2009 da Tina Brown, quando era ancora editor del New Yorker. Con questa definizione, la giornalista intendeva identificare quei lavoratori che utilizzavano le loro competenze e abilità per dedicarsi a diversi progetti “fluttuanti”, consulenze e spezzoni di part-time negoziando le loro posizioni in un mercato essenzialmente digitale (“a bunch of free-floating projects, consultancies, and part-time bits and pieces while they transacted in a digital marketplace.”). Da allora, con la definizione “gig economy” ci si riferisce al mercato del lavoro caratterizzato da contratti a breve termine o lavoro freelance. “Gig economy” è un’espressione inglese composta dalla parola “gig”, che vuol dire lavoro temporaneo (noi diremmo lavoretto) ed “economy” (economia). È molto importante distinguere la “gig economy” da forme di lavoro non protetto, nelle quali i diritti dei lavoratori sono spesso calpestati. Quando ci riferiamo alla “gig economy”, pensiamo alla tendenza a usare piattaforme online per trovare piccoli lavori, i quali, una volta completati, non richiedono, né garantiscono, continuità; sostanzialmente si tratta di incarichi on-demand. Lo sviluppo della “gig economy” va di pari passo con l’aumento del lavoro a distanza. La gig economy offre ai lavoratori la massima flessibilità e la grande opportunità di essere veri e propri piccoli imprenditori. Questo agevola anche le piccole e medie aziende (e in certi casi anche le grandi), le quali possono attingere dal mercato delle competenze per portare avanti progetti che hanno una scadenza già definita o che, comunque, dovranno essere completati in un dato lasso di tempo. Per certi incarichi potrebbe non essere conveniente assumere in via definitiva un dipendente, ma potrebbe essere utile importare in azienda una particolare competenza, senza vincoli che facciano desistere l’imprenditore dall’intraprendere una determinata progettualità. In questo scenario, la gig economy è una manna. I classici esempi di “gig economy” sono:

  • Gli autisti di Uber
  • I lavoratori di TaskRabbit (assunzione temporanea di tuttofare)
  • Padroni di casa Airbnb
  • Venditori operanti nei mercati online
  • Volontari
  • Artisti

Ma la lista dovrebbe includere anche:

  • Lavoratori a chiamata
  • Fractional e temporary manager
  • Professionisti ad alta specializzazione
  • Lavoratori stagionali
  • Consulenti
  • Freelance

Figure come quelle del consulente o del freelance esistono da sempre, ma ciò che ha fatto esplodere la “gig economy” è la perfetta integrazione con la tecnologia, che ha abbassato le barriere di ingresso, aumentando i “gig” disponibili online facilmente accessibili a un numero di persone senza precedenti. Il tutto anche a grande vantaggio di piccole e medie imprese.

Il marketing digitale

La pandemia ha bloccato tutte le iniziative che prevedevano la presenza dal vivo della clientela. Fiere ed eventi non torneranno più ad essere il momento principale di relazione con i potenziali clienti per presentare i propri prodotti. Le persone si sono abituate a ricevere direttamente a domicilio tutte le informazioni necessarie per i loro acquisti. Prima della pandemia, avere un sito web era importante, ma solo perché sarebbe stato anacronistico non averlo. Oggi, è fondamentale per intrattenere una relazione speciale e personalizzata con la propria clientela. Ma il sito è solo l’inizio, c’è tutto il mondo delle relazioni digital-sociali da coltivare e sfruttare per costruire la propria reputazione, guardando al proprio mercato originario, ma anche a tutti gli altri mercati del mondo. Ovviamente, l’implementazione dell’e-commerce non è più un’opzione, ma un must irrinunciabile.

Sfruttare la cultura delle recensioni

In perfetta continuità con il marketing digitale c’è l’attenzione alle opinioni dei consumatori. C’è qualcosa di più efficace che avere decine e decine di clienti soddisfatti che dichiarano al mondo quanto è bello usare il vostro prodotto o servizio? C’è una formula promozionale più efficace che non essere voi a parlare bene del vostro prodotto o servizio, ma farlo fare a chi l’ha già acquistato? Ormai, quasi tutti i consumatori, prima di fare un acquisto, cercano opinioni e recensioni da parte di altri consumatori. Questo non fa altro che continuare ad alimentare il successo dei prodotti e servizi che funzionano e relega in secondo piano quelli che hanno scarsa qualità. Se pensiamo a quanto costi una campagna marketing su scala nazionale, possiamo capire quanto sia conveniente per le piccole e medie aziende concentrarsi sulla soddisfazione dei propri clienti, alimentando una macchina di marketing che può competere anche con le grandi aziende in grado di poter spendere milioni in pubblicità. Tra un costoso spot televisivo e una serie di recensioni positive di clienti reali, cosa credete che sia più efficace per la vendita di un prodotto? E, soprattutto, quale delle due opzioni può permettersi un piccolo imprenditore?

Il segreto di una logistica razionale

Marketing digitale ed e-commerce portano necessariamente a ripensare in chiave strategica la propria logistica. Dopo aver speso decenni alla ricerca di negozi e punti vendita sul territorio, anche le grandi marche e le griffe della moda, si sono rese conto che i costi folli delle location delle grandi città possono essere perfettamente evitati. Se è vero che l’acquisto esperienziale, per settori come la moda, richiede che il processo di vendita avvenga ancora in luoghi di particolare effetto, è altrettanto vero che, progressivamente, per la maggior parte degli altri prodotti si svilupperà un senso pratico dell’acquisto.  Ricevere a casa nel giorno e nell’ora desiderata il prodotto ordinato online, sarà sempre più il metro di misura della soddisfazione del cliente. La piccola e media impresa deve muoversi per tempo per esplorare tutte le soluzioni esistenti per rendere questo vantaggio effettivo, cercando di costruire partnership efficaci con specialisti della logistica, che sappiano adempiere al meglio all’esigenza di una puntuale distribuzione dei prodotti. Per le imprese di medie dimensioni, che possano permettersi investimenti più consistenti, questo è il momento di acquistare o affittare magazzini sul territorio. I costi sono scesi drammaticamente e organizzare un’efficace rete distributiva, almeno per quanto riguarda la parte immobiliare, è diventato molto più conveniente.

Le cinque opportunità sopra elencate sono semplici da cogliere e richiedono solo la volontà di circondarsi di persone preparate e competenti sui punti. Non richiedono investimenti insostenibili e sono facilmente finanziabili sulla base di un buon progetto da presentare a banche e finanziatori. Inoltre, godono di tuti i vantaggi fiscali previsti dall’Industria 4.0. La piccola e media impresa, mai come ora, ha la possibilità di competere con la grande impresa, anche a livello internazionale. Nonostante internet esista da trent’anni, è la prima volta che se ne coglie a tutti i livelli la straordinaria portata sociale. A causa del COVID-19 il mondo si è dovuto fermare e, non avendo altra scelta, tutti, ma proprio tutti, hanno dovuto guardare alla tecnologia come l’unica ancora di salvezza per continuare ad avere beni di prima necessità e mantenere rapporti sociali a distanza. Il solo telefono non sarebbe bastato. Questa fase storica incentiva anche la nascita di start-up di ogni tipo; è il momento ideale per realizzare progetti che, prima di questo test planetario, sarebbero sembrati irrealizzabili.

Giuseppe Andò

https://www.linkedin.com/in/giuseppeando/

C-level, Executive, Team & Career Coach. Associate Coach Marshall Goldsmith Stakeholder Centered Coaching. Member of Board EMCC Italia (European Mentoring & Coaching Council).

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