Le aziende dell’high-tech sono pronte per la crescita. E voi?

 Le aziende dell’high-tech sono pronte per la crescita. E voi?
Image source: Russell Reynolds Associates
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Sabrina Staiano, Europe Retail & H-Tech Marketing Manager di UPS
Sabrina Staiano, Europe Retail & H-Tech Marketing Manager di UPS

[dropcap]L[/dropcap]a tecnologia sta diventando per i consumatori di tutto il mondo quello che una volta era l’automobile: oggetti del desiderio che a differenza delle quattro ruote nel giro di pochi mesi vengono sostituiti da un modello più recente o da un nuovo dispositivo il quale soddisfa bisogni che non sapevamo nemmeno di avere: eBooks che possono contenere l’intera biblioteca di Alessandria, cerotti che tracciano il battito cardiaco e sensori che in base al tipo di cottura desiderata ci avvertono che è ora di togliere la carne dal fuoco. E la bella notizia è che questi prodotti conquistano anche il cuore dei consumatori dei Paesi emergenti, dove una nuova classe media è ansiosa di esercitare il proprio accresciuto potere di spesa.

Benché in maniera meno esasperata, altri settori vivono dinamiche simili: il ciclo di vita dei prodotti è sempre più breve, ed è sempre più alto il contenuto di innovazione richiesto dal mercato. Vi sono nuove pressioni e sfide così come nuove opportunità. Le strategie di produzione e la gestione della supply chain devono essere riviste tenendo a mente tutti questi cambiamenti. Per sondare umori e tendenze nel settore high-tech, UPS ha commissionato la ricerca Change in the Supply Chain, che ha coinvolto oltre 500 manager in Europa, America settentrionale, Asia-Pacifico e America Latina.

Dallo studio è emerso che le aziende tecnologiche si stanno posizionando per cogliere la ripresa a partire dalla riorganizzazione della Supply Chain. L’off-shoring, ovvero la delocalizzazione della produzione e dell’assemblaggio in Paesi a basso costo, rimane la strategia principale per il 59% degli intervistati europei. Tuttavia, sulla scia dell’aumento del costo dei carburanti e dei salari nei Paesi produttori, sta guadagnando popolarità il near-shoring, che grazie al riavvicinamento della produzione al luogo della domanda permette di ridurre l’inventario in transito ed avere un maggiore controllo sulla qualità del prodotto e sulla proprietà intellettuale. Oltre al near-shoring – adottato dal 35% degli europei, il 9% in più rispetto al 2013 – sempre più aziende tecnologiche stanno introducendo il Right-shoring, soprattutto in Europa, dove è scelto dal 56% dei manager contro il 45% della media globale.

In un mondo caratterizzato da una domanda fluttuante nei Paesi industrializzati e in forte crescita nei Paesi emergenti, la flessibilità è critica nelle decisioni di delocalizzazione ed è fondamentale scegliere il giusto mix di approvvigionamento per cogliere le opportunità di crescita, per non rischiare – ad esempio – di spostare del tutto la produzione dai Paesi emergenti dove la crescita demografica ed economica pone le basi anche per una crescita dei consumi. Il Right-shoring mira infatti a garantire efficienza scegliendo dove basare produzione ed assemblaggio attraverso un’attenta analisi della provenienza della domanda, delle competenze delle risorse, dei costi del lavoro, delle spese di immagazzinaggio e spedizione e si esprime tipicamente in un mix ottimale di offshoring, nearshoring e outsourcing.

Più che in ogni altra strategia, nel Right-shoring gioca un ruolo fondamentale il partner logistico, al quale le aziende si rivolgono non solo per le spedizioni e lo stoccaggio, ma anche per il disbrigo dei processi di sdoganamento (21%), avere accesso a sistemi di gestione delle spedizioni basati sul web (20%) e riuscire a comprendere le regole specifiche di ciascun Paese (11%). I partner logistici, soprattutto quelli con una presenza globale, aiuterebbero quindi le aziende dell’hi-tech a superare le difficoltà culturali e a mantenere il passo con le modifiche normative, percepiti come ostacoli rispettivamente per il 38% e 34% degli intervistati europei. Il partner logistico è ancora più importante per le pmi, che farebbero fatica a trovare al loro interno le competenze e le risorse per gestire una supply chain globale.

E sul lato produzione? Tra le novità del settore, si sta affermando prepotentemente la stampa 3D. In Europa, il 66% dei manager del settore hi-tech dichiara di averne esperienza diretta. Il 70% la utilizza come ausilio nel processo di progettazione di nuovi prodotti, il 63% per la creazione di pezzi di ricambio, il 58% per creare in modo rapido i campioni e i prototipi e il 47% addirittura per la realizzazione di prodotti finiti.

La stampa 3D sta oltrepassando inoltre i confini dell’high tech. C’è chi all’ultima edizione del Consumer Electronic Show di Las Vegas ha presentato una macchina che “stampa cibo” a partire da alimenti naturali creando piatti gustosi e complessi. Mentre pensate a come applichereste questa tecnologia al vostro settore vi invitiamo a consultare i risultati completi della ricerca UPS qui augurandoci di essere riusciti a darvi preziosi spunti su come cogliere le grandiose opportunità di crescita che si stanno affacciando sul mercato.

Buona ispirazione!

Sabrina Staiano
Europe Retail & H-Tech Marketing Manager

Sabrina Staiano

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