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Le competenze manageriali

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[dropcap]O[/dropcap]rganizzazioni e imprese saranno chiamate ad affrontare nuove sfide che richiederanno sempre più complesse strategie. La riconfigurazione e la ridefinizione, da parte delle aziende, del business, delle strategie e della mission, aprono sempre più la necessità di focalizzare o rifocalizzare le competenze distintive, dei livelli manageriali, in primis, ma anche di dirigenti, quadri e non solo.

Sebbene le competenze tecnico-manageriali classiche, quali il marketing, il controllo di gestione, la finanza, ecc. e le conoscenze tecnico-specialistiche di settore, mercato e prodotto continueranno a rivestire un’importanza fondamentale per il management, sempre maggiore sarà il “peso” assunto da una serie di caratteristiche e doti personali che dovrebbero caratterizzare i manager, in particolare in situazioni di forte complessità e gestione di una molteplicità di variabili (rispetto dei tempi, incertezza, soddisfazione di richieste impreviste e contingenti, ecc.).

Ma quali sono queste competenze strategiche?

Un primo ambito cruciale fa riferimento all’area di competenze che potremmo definire di autoefficacia personale. Risultano relative, in particolare, alla gestione dello stress, alla sicurezza e padronanza di sé ed alla capacità di sviluppare pensiero creativo e paiono orientate a preservare il proprio equilibrio e la propria integrità mentale o, ancora il proprio e l’altrui “benessere” in situazioni di forte tensione e impegno.

Un ulteriore aspetto riguarda, poi, l’area delle competenze che potremmo definire di attivazione motivazionale e di identificazione con particolare riferimento alla capacità di gestione dei collaboratori, di responsabilizzazione e di motivazione degli stessi, di attribuzione di significato (sense making) e di integrazione interna. Le competenze di “attivazione degli altri” sono espresse anche attraverso la capacità di sviluppo delle skills e dei talenti di collaboratori, subordinati, colleghi, ecc., l’abilità di delega e controllo efficaci, l’empowerment e l’empatia.

Ci si riferisce, poi, a competenze di tipo comunicativo, focalizzate sulla relazione con gli altri, siano essi capi, colleghi, collaboratori, clienti e soprattutto consulenti esterni. Sarà, in tal senso, fondamentale, nei rapporti di interazione manageriale, porre attenzione agli aspetti colloquiali, paraverbali ed assertivi della comunicazione, dimostrare una “sensibilità percettiva e relazionale”, capacità di ascolto e di espressione a livello interpersonale e di gruppo e con differenti mezzi comunicativi anche di tipo elettronico, nonché capacità di influenza sociale.

La centralità degli aspetti soggettivi, interpersonali e psicofisici nella vita organizzativa futura, è confermata dall’importanza attribuita, soprattutto da dirigenti e imprenditori, alle competenze emotive e sociali del manager dei prossimi anni, che viene definito addirittura “diffusore di BenEssere”, inteso come uno stato in cui colleghi e collaboratori trovano soddisfazione nell’operare e rispetto dei propri valori personali e professionali, a seguito sia dell’inserimento in un contesto logistico ed ergonomico positivo sia della creazione di un sistema climatico ed organizzativo coinvolgente e stimolante.

Un ulteriore area strategica emersa è relativa alle competenze di leadership e gestione dei gruppi. Gli stessi dirigenti e imprenditori sottolineano l’esigenza di un manager in grado di sviluppare un proprio stile di leadership e tendente a creare nei propri collaboratori, a loro volta, stili e sentimenti di leadership congruenti con la mission aziendale. Si enfatizzano, in particolare le capacità di lavorare in squadra, il teambuilding (la costituzione di gruppi di lavoro), l’assertività e la capacità di realizzare e mantenere networking, cioè attivare, sostenere, sviluppare e gestire interazioni con interlocutori diversificati per livello professionale e culturale.

In relazione, come detto, al cambiamento rapido e continuo ed alla complessità crescente che caratterizzeranno sempre di più l’ambiente esterno ed i mercati, per il management appaiono fondamentali, inoltre, le competenze diagnostiche e di monitoraggio delle situazioni. Si fa riferimento, nello specifico, alla capacità di reperimento e sintesi delle informazioni significative, al talento nella verifica, elaborazione e diffusione delle informazioni, all’abilità nel riconoscimento delle informazioni e delle conoscenze distribuite nell’organizzazione, all’attitudine a valutare secondo una prospettiva di sviluppo delle risorse (fornire feed-back), nonché alla capacità di rilettura e di riflessione divergente e creativa sulle situazioni. Per i manager diventa, dunque, cruciale la capacità di interpretare l’evoluzione del mondo esterno e di modellarsi ad essa.

Strettamente connesse all’ambito della diagnosi ed analisi, appaiono le competenze di gestione dei processi di cambiamento e di fronteggiamento dei problemi in un’ottica strategica. In particolare risultano cruciali per il futuro l’abilità nella gestione degli imprevisti, la capacità di distribuire equamente le risorse, di negoziare, di riposizionare e ri-orientare le situazioni rispetto agli obiettivi secondo un’ottica revisionale (ragionamento per modelli significativi), la capacità di gestione dei processi di cambiamento e innovazione, nonché l’abilità nella presa di decisioni in sintonia con i contesti organizzativi e con il contesto esterno (valutazione preventiva dei differenti impatti delle decisioni). In un contesto in cui l’emergenza, la scarsità di risorse, l’attenzione ai collaboratori ed alla concorrenza rappresentano in chiave progressiva le cornici ancora più marcate di un quadro già in parte abbozzato. Si ipotizza, dunque, la necessità di un manager “problem solver” e “decision maker”.

Tra le future competenze manageriali strategiche emergono, inoltre, evidenziate prevalentemente da esperti e consulenti, quelle ispirate all’etica degli affari e all’attenzione “vera” alle risorse umane e al cliente, inteso non più come consumatore passivo, ma come uomo attivo, portatore di diritti ed interessi anche soggettivi. Nel prossimo futuro appare di fondamentale importanza una interpretazione etica del business ed il richiamo ai valori dell’organizzazione, da una parte, e alla deontologia professionale dall’altra.

Un ulteriore ambito di competenze rilevante, specie nell’ambito della Pubblica Amministrazione, fa riferimento al service management e in specifico all’orientamento alla qualità e al miglioramento continuo ed alla semplificazione e trasparenza, ponendo l’attenzione alla gestione efficace del front-office, alla comunicazione con l’utenza, al presidio della visibilità ed al governo dell’immagine dei servizi, come aspetti centrali per consolidare una strategia di orientamento all’utente piuttosto che all’organizzazione, nella logica dell’accountability e della rendicontazione partecipata.

Nell’ottica della crescente globalizzazione ed internazionalizzazione dei mercati, risulteranno cruciali anche le competenze manageriali legate alla gestione della diversità e della multiculturalità, intese come capacità di gestire risorse umane appartenenti a culture diverse, di occuparsi di progetti multidisciplinari e multiculturali e di avere una visione del business non solo su scala locale o nazionale, ma internazionale.

Deborah Morgagni
Senior partner presso Plan soc. coop. Bologna

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Deborah Morgagni

1 Comment

  • giuliana miante

    Nell’articolo come in tutta la letteratura in materia si redigono lunghi elenchi di competenze che i manager debbono possedere. Non ho ancora trovato libri od articoli che descrivono nel dettaglio come acquisire e rendere concrete queste competenze. Il come si fa non è ancora declinato in dettaglio ma sono in teoria. A quando si fornirà la cassetta degli attrezzi che consenta di applicare nella pratica ciò che è rappresentato in teoria?ringrazio per l’attenzione. Preciso che sono un manager da 18 anni.

    13 Settembre 2017 at 7:07

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