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Le nuove sfide delle Partite IVA

Alessandro Necchio, esperto di consulenza strategica e organizzativa è titolare dell’unico studio di consulenza in Italia al 100% femminile, con 16 collaboratrici.

L’introduzione della fatturazione elettronica è stata una buona scelta dal suo punto di vista di consulente fiscale?

La fatturazione elettronica ha rappresentato sicuramente una “piccola rivoluzione” per tutte le PMI italiane. Ritengo però che tolta una fase di attrito iniziale, ad 8 mesi dall’introduzione di questo nuovo obbligo, si stia registrando una costante e continua ottimizzazione di quelli che sono i tempi tecnici e i processi necessari per la trasmissione telematica allo SDI (Sistema di interscambio). Ammetto che vi è stato anche un supporto diffuso in termini informatici, di una pluralità di software house che hanno in qualche modo facilitato il corretto utilizzo delle procedure.

A mio avviso sicuramente è stato un modo per snellire e facilitare la registrazione e la successiva conservazione dei documenti da parte degli Studi Professionali, preposti alle registrazioni ed elaborazioni contabili, nonché per le aziende che provvedevano autonomamente alla tenuta della contabilità. Sono convinto che in un lasso temporale di 6/9 mesi i benefici potranno essere maggiormente tangibili e concreti per tutti i soggetti economici interessati al ciclo attivo e passivo.

Ci dia tre buoni motivi per aprire una partita IVA oggi.

Bella domanda… intanto vorrei sfatare il mito che per aprire una partita iva si deve essere coraggiosi, a mio avviso per aprire una partita iva bisogna essere consapevoli!

  • La Partita Iva rappresenta lo strumento necessario ed imprescindibile per permettere ad un soggetto di intraprendere un’attività commerciale/artigianale/industriale o professionale, scostandosi diametralmente da quello che è il concetto di retribuzione fissa mensile. La partita iva può rappresentare a mio avviso una sfida che il soggetto si pone, nel realizzare sempre maggior introiti aumentando la marginalità, dicendolo con una metafora “unico limite a quanto in alto possiamo andare è quanto crediamo di poter salire”;
  • Spesso dietro l’apertura di una partita iva si celano idee, desideri e ambizioni: la partita iva diventa il tramite per la realizzazione di un proprio sogno imprenditoriale, per la creazione di un modello di business che sino a pochi istanti prima esisteva solo nella mente di chi l’ha pensato e ideato. Non esiste un solo modo per fare impresa, ma tanto più è differenziante l’idea che soggiace al progetto, tanto più vi sarà la possibilità di una buona riuscita della stessa;
  • Il terzo buon motivo è più che altro una raccomandazione, infatti fare pianificazione e programmazione per un soggetto che intende aprire una partita iva è determinante, in questo modo non saranno gli eventi a dominare la scena, perché il titolare dell’attività avrà già chiare le spese a cui andrà incontro e il montante di tassazione previsto. Questo può permettere allo stesso di affrontare scelte strategiche in modo sempre più coscio e consapevole. Non ci si può improvvisare nella gestione di una partita iva, pertanto anche la scelta di un professionista abilitato e con esperienza nel settore è senza ombra di dubbio una decisione che genererà un percorso più agevole e semplicistico.

Qual è la fatturazione minima mensile consona a chi apre una partita IVA?

Questa è una domanda ricorrente che spesso io e le mie collaboratrici ci sentiamo fare, ovviamente la risposta non è univoca vi sono innumerevoli fattori che concorrono ad una formulazione di risultato finale che sia rispondente e coerente.

Infatti una delle prime discriminanti è il settore di attività in cui ci si andrà a collocare, la presenza o meno di costi fissi di gestione (quali a titolo esemplificativo e non esaustivo, canoni di locazione, personale dipendente, utenze, spese per servizi) e non da ultimo l’incidenza di imposte e tasse che andranno a formare il reddito netto del soggetto.

Secondo la mia esperienza un soggetto che si struttura come ditta individuale, senza costi fissi di particolare rilievo ed entità, dovrà avere una fatturazione stimata minima mensile di 2.500 €uro, corrispondenti a 30.000 €uro annui, questo per garantire al soggetto stesso un reddito netto mensile stimato in circa 1.400 €uro.

Quali sono le maggiori sfide che il suo studio affronta nella consulenza del lavoro?

La consulenza del lavoro è profondamente e sostanzialmente cambiata e si è evoluta negli ultimi anni, come il ruolo di noi professionisti che ci troviamo a prestare assistenza e consulenza alle aziende che annoverano alle loro dipendenze personale subordinato. Infatti si è passati dal ruolo dello studio che “gestiva buste paga” al dover “gestire risorse umane”, termine che personalmente prediligo e in cui mi rivedo maggiormente.

Io oggi concepisco la consulenza del lavoro come uno strumento che possa avvicinare le esigenze aziendali ai fabbisogni dei singoli dipendenti, facendosi fautori di valori propri dell’impresa, promotori di un clima aziendale positivo, promuovendo politiche di welfare aziendale e di work-life balance.

Ci si deve a mio avviso scostare dal concetto in cui un dipendente è lo strumento per il raggiungimento dello scopo imprenditoriale, ma elaborare una visione d’insieme in cui il lavoratore diventa parte attiva in un percorso di crescita personale e professionale, condividendo gli obiettivi aziendali e i processi di innovazione e sviluppo.

La sfida più difficile è spesso trasmettere questa visione non convenzionale a realtà aziendali con forte resistenza al cambiamento.

In Italia ci sono 118.333 commercialisti (33,8% donne). Un aumento del 10% dal 2009. Quale strategia adotta per classificarsi ai primi posti? 

Di certo nel mio Studio non posso dire di avere un problema di quote rosa, in quanto ad oggi ho un team al 100% femminile (a dire il vero ancora per qualche giorno, perché dal 2 di settembre entrerà a far parte del mio staff il primo ragazzo), quindi mi sento assolutamente di confermare il trend che viene riscontrato nella domanda.

Credo che per poter essere ai primi posti come Studio occorra in primo luogo mettere il cliente al centro. Questa per me è una frase ricorrente, infatti fin dal primo colloquio sottolineo che la priorità per noi è il cliente, che ci affida la gestione fiscale e tributaria della sua azienda e/o quella per la gestione del proprio personale dipendente.

Troppo spesso infatti si resta radicati ad un concetto superato e retrogrado in cui il consulente è un soggetto esterno all’attività aziendale. Nulla di più sbagliato secondo me, il professionista deve essere parte integrate di tutto il processo giornaliero interno alla realtà d’impresa, deve recarsi dal cliente, vivere l’azienda, le sue difficoltà e titubanze. Non credo in una consulenza standardizzata, il progetto deve essere fatto su misura, non replicabile, tarato  sulle specifiche esigenze e necessità che in quel momento la struttura necessita, con una proiezione futura consapevoli della visione almeno a 3 anni.

Parallelamente, altro fattore che ci ha permesso di crescere in modo efficace ed efficiente, è stata una visione innovativa della comunicazione con tutti i nostri clienti: infatti siamo presenti su tutti i principali social, comunicando con continuità e assiduità le principali novità in termini fiscali, tributari e di diritto del lavoro, tramite circolari, video e la creazione di blog dedicati.

In Italia vi sono 5,3 milioni di partite IVA. In tre anni ne sono state chiuse circa 151mila, in media circa 50mila l’anno. Cosa non ha funzionato?

Il numero di partite iva cessate è sicuramente un dato che fa riflettere e che vale la pena argomentare.

Le motivazioni possono essere a mio giudizio molteplici, sicuramente viviamo in un’ epoca economica in cui fare impresa è diventato più complesso: i competitor non sono più il negozio del paese a fianco, ma, grazie alla tecnologia e all’avvento di internet, sono diventate un soggetto che vive in un altro stato e che recapita la merce direttamente al nostro domicilio il giorno successivo (vedi Amazon).

Esempi eclatanti come Uber – Airbnb sono realtà che fino a 10 anni fa non esistevano e che oggi hanno completamente rivoluzionato il mondo del trasporto e  dell’hotellerie. Ritengo che intraprendere una attività imprenditoriale oggi debba essere una scelta ponderata e fatta analizzando quale potrà essere la richiesta del mercato di domani (se mi baso su quello che il mercato richiede oggi, sono già in ritardo) e definendo da subito un piano imprenditoriale che abbia al suo interno numeri certi e ben definiti.

Secondo Giovanni Tria “interessante è l’obiettivo della flat tax, che coincide con l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale come condizione di una politica di crescita”. Lei è d’accordo?

Penso che una flat-tax al 15% sia un’iniziativa interessante, che può portare diversi giovani ad aprire una partita iva con maggior consapevolezza e con una quantificazione più precisa e puntuale di quello che sarà il proprio carico fiscale. Sicuramente gli effetti a più ampia scala su di un numero crescente e maggiore di soggetti aderenti a questo tipo di tassazione potrebbe portare un maggior equilibrio fiscale, spingendo più di qualche imprenditore a “dichiarare di più” consapevolmente, avendo certezza dell’aliquota marginale (fissa in questo  caso) che viene applicata, aspetto in antitesi con l’IRPEF progressivo a scaglioni di reddito.

In questo modo, diminuendo la pressione fiscale, le famiglie dovrebbero avere maggiore potere d’acquisto e le imprese potrebbero utilizzare i propri utili per maggiori investimenti.

Giorgio Nadali

Giorgio Nadali

Giornalista per diverse Testate nazionali. Docente di "Comunicazione e successo" presso l'Università UniTre di Milano. Formatore e performance coach certificato. Autore di 12 libri pubblicati.

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