Le opportunità in Usa e Canada per il Food & Beverage italiano nei dati CRIBIS

 Le opportunità in Usa e Canada per il Food & Beverage italiano nei dati CRIBIS

I dati sul settore del Food & Beverage in Italia e nel Nord-America presentati nel corso del Forum Agrifood Monitor 2017 da CRIBIS – società del gruppo CRIF specializzata nel fornire informazioni economiche e commerciali e servizi a valore aggiunto per le decisioni di business – offrono una preziosa bussola per le aziende italiane del settore agroalimentare che vogliono espandersi all’estero.

Nell’intervento “Il settore del F&B in Usa e Canada: rischi e opportunità per gli esportatori”, Niccolò Zuffetti, Marketing Manager di CRIBIS, ha fornito i numeri che descrivono lo scenario del F&B nei tre macro-ambiti di Industria, Commercio all’ingrosso e Commercio al dettaglio, in Italia, in quattro paesi benchmark d’Europa (Francia, Spagna, Germania, Uk) e in Nord-America. La rischiosità commerciale medio-bassa dei mercati statunitense e canadese nonché la presenza di un altissimo numero di player rappresentano una chance importante per le nostre imprese del F&B pronte ad esportare, pur in un contesto caratterizzato da una maggiore concentrazione d’impresa rispetto alla prevalenza di micro-operatori in Italia.

I DATI SUL F&B AMERICANO E IL BENCHMARK EUROPEO

Il segmento Industria del Food & Beverage negli Stati Uniti conta 39.000 imprese (di cui 9.747 con oltre 10 dipendenti) e oltre 7.600 imprese in Canada. Si tratta di numeri nettamente inferiori a quelli dell’Italia (65.000 imprese) e del paese europeo a noi più simile in questo ambito, la Francia (51.700 imprese), ma la concentrazione d’impresa è molto più elevata sui mercati nord-americani. Inoltre, l’industria del F&B ha una quota di importatori del 10,4% negli Usa e dell’11,4% in Canada – dati che superano nettamente le percentuali europee (Germania 2,6%, Spagna 7,9%, Uk 7,8%). La rischiosità commerciale negli Stati Uniti è bassa o sotto la media per il 55,6% delle imprese, media per il 37%, alta per il 7,4%. In Europa solo la Germania (69% rischiosità bassa o sotto la media) ha tassi analoghi agli Usa. In Canada la rischiosità del segmento industria si mantiene a livelli medi nel 58,5% delle imprese.

Il segmento Commercio all’ingrosso del Food & Beverage conta 67.000 imprese negli Stati Uniti (di cui 11.300 con più di 10 dipendenti) e 10.000 in Canada. In Italia lo stesso segmento conta 39.400 imprese, in Spagna 42.500, in Germania 20.100, in Francia 16.500 e in Uk 12.300. La quota di importatori tra i grossisti è del 20,8% in Canada e dell’11,9% negli Usa; in Ue lo sono il 18% delle imprese del Commercio all’ingrosso in Germania, il 14,5% in Spagna e l’11,6% in Uk, ma la rischiosità commerciale è minore in nord-America: negli Usa è bassa o sotto la media nel 44% delle imprese, media nel 47%, alta nel 9%; in Canada è bassa o sotto media nel 50%, media nel 37%, alta nel 13%. Sono percentuali che rendono il mercato nord-americano più favorevole rispetto a quello francese (rischiosità alta nel 19%) e tedesco (rischiosità alta nel 16%). In Europa, solo il mercato Uk (rischiosità alta nel 5% delle imprese, bassa o sotto la media nel 65%) presenta condizioni più attraenti, ma vanno inseriti gli elementi di incertezza legati alla Brexit.

Il segmento Commercio al dettaglio del Food & Beverage conta 251.300 imprese negli Stati Uniti (di cui 22.200 con oltre 10 dipendenti) e 35.200 in Canada. In Italia sono 168.000, in Spagna 131.000, in Francia 97.800, in Germania 60.000 e in Uk 40.400. Gli importatori negli Usa rappresentano l’1,3% del totale, in Canada l’1,7%, percentuali superiori a quelle dei nostri partner europei (Uk 1,5%, Spagna 0,7%, Germania 0,5%). La rischiosità commerciale negli Usa è bassa o sotto media nel 74,2% dei casi, media nel 23%, alta nel 2,8%. In Canada è media nel 50% dei casi, bassa o sotto media nel 23,3%, alta nel 26,7%. Solo la Germania (79% rischiosità bassa o sotto la media) presenta condizioni simili in Europa.

“Stati Uniti e Canada offrono importanti opportunità per le imprese italiane che si internazionalizzano. Nel commercio all’ingrosso, con un totale di 77.000 operatori, il mercato nord-americano ha dimensioni di poco inferiori a quelli di Spagna, Germania, Francia e Uk messi insieme. Anche nel commercio al dettaglio, con 273.500 operatori, i mercati di Usa e Canada si avvicinano alla somma dei quattro partner europei”, sottolinea Zuffetti. “Il ricco bacino di imprese nord-americane è potenzialmente molto ricettivo alla nostra offerta, pronto a importare e con un tasso di rischiosità commerciale inferiore a quello italiano o di altri paesi europei. Ovviamente occorre vagliare il singolo partner in base alle sue credenziali, utilizzando informazioni possibilmente di fonte neutra”.

Nello specifico, una checklist utile per valutare il partner commerciale include l’analisi di elementi come l’affidabilità finanziaria e la qualità del management; le dimensioni e la struttura societaria; l’andamento delle vendite; la conoscenza del mercato locale; il tipo di attività e offerta; il potenziale di crescita; la capacità produttiva; le competenze tecniche.

IL FOOD & BEVERAGE IN ITALIA

L’industria del Food & Beverage in Italia conta oltre 65.000 aziende, di cui 6.558 con più di 10 dipendenti. Il 78,1% ha da 1 a 5 dipendenti; solo l’1,5% ne ha più di 50.

Sicilia (12,5%), Campania (11,3%), Lombardia (10,3%), Emilia Romagna (8,1%), Puglia (8,1%), Piemonte (7,0%), Lazio (6,7%), Veneto (6,1%), Toscana (5,3%), Calabria (5,0%) le regioni con una presenza maggiore di imprese. Gli importatori nell’industria italiana sono il 3,6% del totale. La rischiosità commerciale è media per il 50,7% delle imprese, alta per il 12%, bassa o sotto la media per il 37,3%.

Il Commercio all’ingrosso in ambito Food & Beverage conta 39.400 aziende, di cui 2.533 ha più di 10 dipendenti. L’86,2% ha da 1 a 5 dipendenti, solo lo 0,8% ne ha più di 50. Campania (15,3%), Sicilia (11,8%), Lazio (11,5%), Lombardia (11,1%), Puglia (8,8%), Veneto (6,8%), Emilia Romagna (6,5%) e Piemonte (5,4%) le regioni con la presenza maggiore di imprese. Gli importatori nell’ingrosso italiano del F&B sono il 5,9% del totale. La rischiosità commerciale è media nel 65% delle imprese, sotto la media o bassa nel 16%, alta nel 19%.

Il Commercio al dettaglio in ambito Food & Beverage conta 168.000 imprese, di cui 2.949 hanno più di 10 dipendenti. Il 94,3% ha da 1 a 5 dipendenti, appena lo 0,1% ne ha più di 50.

Campania (13,6%), Lombardia (11,3%), Lazio (10,2%), Sicilia (9,6%), Puglia (8,7%), Piemonte (6,9%), Toscana (6%), Veneto (5,9%) e Emilia Romagna (5,8%) le regioni con la presenza maggiore di operatori del commercio al dettaglio. Solo lo 0,7% è un importatore. La rischiosità commerciale è media nel 64,8% delle imprese, bassa o sotto la media nel 16,4%, alta nel 18,8%.

Redazione

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