Le PMI che trascurano il benessere psicologico dei dipendenti sono più esposte a dimissioni, perdita di know how qualificato, mancano di attrattività e sono meno efficienti

 Le PMI che trascurano il benessere psicologico dei dipendenti sono più esposte a dimissioni, perdita di know how qualificato, mancano di attrattività e sono meno efficienti

Garantire la Mental-Health (cioè il Benessere Psicologico) è ormai una priorità che condizionerà sempre di più le potenzialità di crescita e sviluppo delle nostre aziende. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha addirittura esortato a rendere “la salute mentale e il benessere per tutti una priorità globale”.

Poiché in Italia oltre il 97% delle realtà produttive è costituito da PMI, è essenziale che la sensibilità su questo argomento cresca e si diffonda in modo più capillare.

Il triennio 2020-2022 ha fatto esplodere un carico di tensioni e paure a cui da decenni non si assisteva: pandemia covid, lockdown, stravolgimento delle modalità di lavoro, nuove precarietà economiche, obsolescenza di alcune competenze e forte domanda di nuove abilità. Un “new normal” a cui si è aggiunto lo shock della guerra in Ucraina con le sue drammatiche ripercussioni globali. Lavoratori e le lavoratrici hanno subito in pieno questa onda d’urto emotivamente pesantissima. I più colpiti risultano essere i giovani delle Z Generation, quella dei nati fra il 1994 e il 2012.

Fenomeni come il “quiet-quitting” e “great resignation” sono balzati all’ordine del giorno e non escludono nessuno: imprenditori, anche i titolari di imprese piccolissime, a conduzione familiare e i fondatori delle nostre PMI. Sanno che devono affrontarli e gestirli. I lavoratori hanno maturato nuove esigenze e sensibilità. E infatti anche nelle PMI, sempre di più, il termine “employer-branding” è diventato comune e viene inserito fra i temi da gestire come elemento a cui dare giusta priorità per la “business-continuity”.

Il Giornale delle PMI ne ha già parlato in diverse occasioni: https://www.giornaledellepmi.it/salute-mentale-e-benessere-psicofisico-dei-lavoratori-sono-un-problema-solo-per-le-grandi-aziende/

Le nostre PMI: da un lato, perdono figure professionali esperte (perché cercano altrove più attenzioni e cura in termini di qualità complessiva di vita aziendale e di bilanciamento lavoro-privato), dall’altro non trovano giovani con le competenze che servono, preparati e interessati a sceglierle come sbocco professionale interessante e di prospettiva.

I datori di lavoro svolgono quindi un ruolo fondamentale in questo grandissimo cambiamento di scenario.

Sono queste le evidenze di un recente grande sondaggio effettuato a livello europeo dal McKinsey Health Institute avente come oggetto il Benessere Organizzativo e Mentale.

Su 15.000 intervistati in aziende di tutto il mondo, oltre il 60% dichiara di avere sofferto una situazione di serio disagio psicologico ed emotivo, ben 6 su dieci.

Come mai così tanti? Perché la vita lavorativa si sviluppa attraverso un “continuum” in cui, prima o poi, molti si trovano a dover affrontare situazioni che generano ansia, stress, situazioni di pregiudizio, ritmi di lavoro non sostenibili, mancanza di inclusività.

PIÙ SALARIO NON SIGNIFICA UN MIGLIORE CLIMA ORGANIZZATIVO

Gli imprenditori devono “ripensare” il posto di lavoro tradizionalmente inteso e re-interpretarlo attraverso nuovi parametri: più inclusività, meno pregiudizi e stereotipi, più sostenibilità e soprattutto più attenzione al Benessere Psicologico e Mentale, vero innesco – ribadisce il sondaggio Mc Kinsey – che se trascurato, genera effetti a catena che minano la crescita e lo sviluppo di impresa.

Il monitoraggio del clima aziendale è importante, sottolinea lo studio, per scoprire e “stanare” quei dipendenti che non sono a loro agio ma che si vergognano di dichiararlo.

Anche questo tema, l’attenzione al “clima aziendale”, risulta essere una nuova variabile da considerare, soprattutto nelle PMI.

Pensare in una logica di “Total Rewarding”, allargare il perimetro dello scambio lavoro-remunerazione includendo anche forme di Welfare mirato e attento al benessere psicologico, è il salto di qualità che le nostre PMI devono adottare per vincere la sfida dello sviluppo.

Attivare un Piano di Welfare che includa soluzioni a garanzia del Benessere Psicologico è possibile e sostenibile anche per una PMI.

ASSIDIM punta a diffondere in tutte le imprese una sensibilità forte sull’importanza dei due pilastri del Vero Welfare: Salute e Protezione. Elementi che garantiscono un vero sviluppo e che sono i presupposti di un vero Benessere Organizzativo.

In tutti i programmi di assistenza sanitaria ASSIDIM sono presenti e inclusi nelle prestazioni standard molti specifici servizi finalizzati a sostenere il Benessere Psicologico e la Qualità della Vita dei collaboratori delle aziende, di ogni dimensione e a condizioni economicamente sostenibili.

Per sapere come contatta sviluppoassociativo@assidim.it

Note

“QUIET-QUITTING” Consiste nel lavorare nei tempi e nei modi indicati dal contratto, senza fare straordinari o assumersi responsabilità straordinarie, e nel periodo post-pandemia questo fenomeno, non nuovo, è sempre più visibile I “GREAT RESIGNATION” è una tendenza economica in corso in cui i dipendenti si sono volontariamente dimessi dal lavoro in massa, a partire dall’inizio del 2021 nella scia della pandemia di COVID-19

PER CHI DESIDERA APPROFONDIRE LA FONTE DELL’ARTICOLO https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/present-company-included-prioritizing-mental-health-and-well-being-for-all

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