Le principali novità della Finanziaria 2015

 Le principali novità della Finanziaria 2015

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[dropcap]T[/dropcap]utte le novità della manovra finanziaria di 32 miliardi di euro in vigore dal 1° gennaio e destinata “a far crescere il Paese”.

Nuovo Regime dei Minimi
La Finanziaria 2015 ha introdotto un nuovo regime forfetario che sostituisce l’attuale regime delle nuove iniziative ex art. 13, Legge n. 388/2000, dei minimi ex art. 27, commi 1 e 2, DL n. 98/2011 e contabile agevolato ex art. 27, comma 3, DL n. 98/2011.
Il nuovo regime è riservato alle persone fisiche con ricavi o compensi inferiori a determinati limiti, variabili in relazione all’attività esercitata.
Il reddito, ridotto per le nuove iniziative di 1/3 nei primi 3 anni, è assoggettato ad un’imposta sostitutiva pari al 15%.
Il nuovo regime è applicabile:
• a coloro che rispettano determinati requisiti;
• è un regime naturale, applicabile anche ai soggetti già in attività (non è quindi riservato soltanto ai soggetti che intraprendono una nuova attività), ma è comunque consentita l’opzione per l’applicazione del regime ordinario, con vincolo minimo triennale.
A favore degli esercenti attività d’impresa che applicano il regime forfetario, è riconosciuto un regime agevolato contributivo che consiste nel non applicare il minimale contributivo di cui alla Legge n. 233/90. Pertanto, usufruendo di tale regime, gli imprenditori iscritti alla Gestione IVS artigiani e commercianti saranno tenuti al versamento dei contributi sulla base del reddito (al lordo dei contributi dedotti) applicando le aliquote contributive ordinarie e non dovranno versare i contributi sul reddito minimale (c.d. contributi IVS “fissi”).

Novità IVA 2015

Split Payment e Reverse Charge
Il Ddl Stabilità 2015 ha apportato notevoli modifiche al trattamento fiscale Iva. L’obiettivo è di limitare il più possibile l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto e, secondo il legislatore, ciò potrà avvenire con l’introduzione dello split payment e con l’estensione del reverse charge.
L’Iva è una delle imposte più evase probabilmente anche a causa dell’attuale meccanismo: il cedente o il prestatore, con l’incasso della fattura, intasca anche l’Iva. Sarà poi un obbligo da parte sua provvedere al versamento dell’imposta a debito nelle casse dell’Erario. Poiché il versamento del tributo spesso viene omesso, il legislatore intende contrastare questa forma di evasione attraverso l’adozione del sistema di split payment per la riscossione dell’Iva nei rapporti con la PA e attraverso l’estensione del reverse charge a nuovi ambiti di attività.

Split Payment
Si tratta di un nuovo meccanismo di assolvimento dell’Iva per le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione. L’imposta sarà regolarmente addebitata in fattura dal soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio, ma non dovrà essere versata dal cedente bensì dall’ente pubblico acquirente che provvederà al versamento direttamente nelle casse dell’erario. In questo modo al fornitore sarà pagato il corrispettivo contrattuale al netto dell’Iva, pari all’imponibile della fattura emessa. I soggetti interessati allo split payment sono gli stessi per i quali si applica “l’Iva in sospensione” e cioè: Stato, organi dello Stato, enti pubblici territoriali, CCIAA, Istituti universitari, ASL e enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura.
La disposizione decorre dal 1° gennaio 2015, ma si applica anche alle fatture emesse nel 2014 e pagate dalla PA nel 2015.
L’iva addebitata in fattura non concorre alla determinazione del saldo della liquidazione periodica del cedente/prestatore e dovrà essere evidenziata quale storno del totale fattura, con la dicitura “Iva a carico dell’Ente ex art.17-ter, DPR n.633/72”.
Lo split payment non può essere applicato agli acquisti di beni o prestazioni di servizi soggetti al reverse charge ed è escluso anche per le prestazioni di servizi soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta sul reddito rese da professionisti o da agenti.
L’applicazione della norma può determinare in capo al cedente/prestatore che effettui prevalentemente operazioni con la PA una posizione di costante credito Iva. Per far fronte a tale effetto negativo il legislatore ha previsto la possibilità di richiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile con periodicità annuale o trimestrale ai sensi dell’art.30, comma 2 del DPR 633/1972.

Reverse Charge
Il reverse charge è un sistema attualmente applicato al settore immobiliare. Con la legge Finanziaria è stato esteso anche ad altre attività:
– prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti e di completamento relative a edifici;
– cessioni di quote di emissioni di gas a effetto serra e altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla normativa comunitaria in materia di tali emissioni, cessione di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
– cessione di gas ed energia elettrica ad un soggetto passivo rivenditore;
– cessione di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari.
La procedura consiste nell’assolvimento dell’Iva da parte del cessionario o committente in luogo del cedente o prestatore. In questo modo il cedente non entrerà mai in possesso dell’Iva eliminando il rischio che questi ne ometta il versamento all’Erario. La fattura emessa dal fornitore senza Iva dovrà riportare la dicitura “Operazione soggetta a reverse charge ex art.17, comma 6, DPR n.633/72 con applicazione dell’Iva a carico del destinatario della fattura”.
L’entrata in vigore della nuova disposizione è dal 1 gennaio 2015, sebbene per la cessione di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari l’applicazione del reverse charge è subordinato al rilascio di un’apposita autorizzazione da parte della UE. Il mancato rilascio dell’autorizzazione comporterà l’aumento dell’aliquota dell’accisa sui carburanti entro il 30 giugno 2015.

Dichiarazione Iva
La dichiarazione IVA annuale a partire dall’anno di imposta 2015 (quindi, a partire dalla dichiarazione 2016), non si presenta più con il modello UNICO di dichiarazione dei redditi, ma in forma autonoma. La scadenza sarà l’ultimo giorno di febbraio, e non più il 30 settembre. Questa modifica fa decadere l’obbligo di presentazione, entro fine febbraio, della comunicazione dati Iva.

Clausola di salvaguardia
Nel caso in cui il legislatore non riesca ad assicurare il rispetto dei saldi di bilancio attraverso altre misure (risparmi di spesa o maggiori entrate), a partire dal 2016 scattano aumenti delle aliquote Iva: l’aliquota del 10% passa al 12% dal 1° gennaio 2016 e al 13% dal 1° gennaio 2017, mentre l’aliquota del 22% passa al 24% dal 1 gennaio 2016, al 25% dal 1 gennaio 2017 e al 25,5% dal 1 gennaio 2018.

Aliquote IVA: e-book e pellet
L’aliquota sugli e-book è stata equiparata a quella relativa ai libri cartacei, e quindi portata dal 22% al 4%.
Procedimento inverso per i pellet di legno, sui quali l’aliquota è salita dal 10% al 22%.

Modifiche Irap e Irpef
Non ci sono solo il taglio IRAP imprese sul costo del lavoro e il bonus IRPEF per i dipendenti e i parasubordinati: la Legge di Stabilità 2015 introduce una serie di novità su queste due imposte. Sull’IRAP ci sono il credito d’imposta per le imprese senza dipendenti e il ritorno alle aliquote 2013, sull’IRPEF si segnalano la proroga delle detrazioni su ristrutturazioni edilizie, efficienza energetica e bonus mobili, la tassazione ordinaria per il TFR anticipato. Vediamo una sintesi delle principali misure.

IRAP imprese, taglio costo del lavoro
Le imprese godranno della deduzione integrale del costo del lavoro del personale dipendente a tempo indeterminato. I produttori agricoli possono usufruire dell’agevolazione anche sui contratti a tempo determinato di durata almeno triennale, se il dipendente lavora per almeno 150 giornate.
Il taglio IRAP imprese si applica a: società di capitali e enti commerciali, società di persone e imprese individuali, banche, società finanziarie, assicurazioni, esercenti arti e professioni (persone fisiche, società semplici ed equiparate), imprenditori agricoli titolari di reddito agrario con volume d’affari di almeno 7mila euro annui.
La riduzione è applicabile dal 2015, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare.

Aliquote IRAP
Abrogate le minori aliquote IRAP che erano state fissato per il 2014, si torna a quelle 2013. Quindi l’aliquota base torna al 3,9% anziché 3,5% per la generalità di soggetti.
Le imprese che hanno versato l’acconto con il metodo previsionale, basandosi sulle aliquote 2014, effettuano il conguaglio in sede di saldo.

Credito d’imposta per imprese senza dipendenti
Le due misure sopra citate rischiavano di risultare particolarmente svantaggiose per le microimprese senza dipendenti, che avrebbero subito un rincaro delle aliquote senza avvantaggiarsi del taglio IRAP imprese sul posto del lavoro. Pertanto è stato inserito un credito d’imposta riservato a questa tipologia di imprese (comma 21), pari al 10% dell’imposta lorda, utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24.

Bonus 80 euro
Il credito a favore dei dipendenti, riconosciuto per il 2014 dal DL n.66/2014, è ora a regime.
Come in precedenza spetta ai titolari di reddito da lavoro dipendente, escluso i redditi da pensione ed ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, quali collaboratori coordinati e continuativi, collaboratori a progetto e lavoratori socialmente utili.
Il bonus è pari a 960 euro annui (80 euro al mese) per chi guadagna fino a 24mila euro lordi, mentre scende fino ad esaurirsi fra i 24mila e i 26mila euro.
La modalità di recupero per il sostituto d’imposta è confermata attraverso il modello F24 col codice tributo 1655.

Buoni Pasto Elettronici
A decorrere dal 1° luglio 2015 per i buoni pasto in formato elettronico, la quota non tassata in capo al dipendente è pari a euro 7,00 anziché euro 5,29 per quelli cartacei.

Detrazioni IRPEF
La manovra proroga per l’intero 2015 le detrazioni IRPEF su ristrutturazioni edilizie, lavori per la riqualificazione energetica degli edifici e bonus mobili. L’agevolazione sulle ristrutturazioni resta al 50%, con tetto massimo a 96mila euro. Il bonus arredi resta anch’esso al 50%, con limite di spesa a quota 10mila euro. Infine, la detrazione per i lavori di riqualificazione energetica resta al 65%, con tetti variabili a seconda della tipologia dell’intervento.

Ritenuta Bonifici
La ritenuta che banche e poste sono tenute ad operare sui bonifici relativi alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica, aumenta dal 4% all’8%.

TFR
È stata introdotta in via sperimentale dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018, la possibilità di chiedere l’anticipazione del TFR in busta paga da parte dei lavoratori dipendenti del settore privato, aventi un rapporto di lavoro di almeno 6 mesi presso lo stesso datore di lavoro.
L’anticipazione è soggetta a tassazione ordinaria (quindi, si applica l’aliquota marginale IRPEF), e non più alla tassazione sperata.

Incremento aliquota Imposta Sostitutiva e rivalutazione TFR
L’imposta sostitutiva applicabile ai Fondi Pensione passa dal 11,5% al 20% a decorrere dal 1° gennaio 2015.
Anche l’imposta sostitutiva applicabile alla rivalutazione del fondo TFR dal 1 gennaio 2015 passa dall’11% al 17%.

ULTERIORI NOVITÀ

“Certificazione Unica”
Nell’ambito del Decreto “Semplificazioni”, in corso di pubblicazione sulla G.U. èprevista dal 2015 l’introduzione del nuovo mod. 730 precompilato. Al fine di consentire la (pre)compilazione del mod. 730 da parte dell’Agenzia delle Entrate, il citato Decreto obbliga i sostituti d’imposta entro il 7 marzo “dell’anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti” a:
• inviare all’Agenzia la certificazione “dei redditi” corrisposti nell’anno precedente, esclusivamente in via telematica;
• comunicare alla stessa i riferimenti per la ricezione dei modd. 730-4.
Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile, sul proprio sito Internet, la nuova bozza della “Certificazione Unica” 2015, con le relative istruzioni di compilazione.
Nelle istruzioni non viene fatta alcuna limitazione dei soggetti da inserire nella nuova Certificazione Unica. Ancorché, come sopra accennato, il nuovo modello in esame sia finalizzato alla compilazione del mod. 730 precompilato, nella Certificazione devono essere ricompresi anche i dati di soggetti non interessati dal 730 (ad esempio, lavoratori autonomi possessori di partita IVA).
Conseguentemente per tale caratteristica le informazioni richieste nella Sezione in esame sono simili a quelle da riportare nel mod. 770 (nel quale è auspicabile che non dovranno essere ripetute le medesime informazioni).
La “Certificazione Unica” 2015 deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro il 9 marzo 2015 (il 7 marzo cade di sabato) esclusivamente in via telematica, direttamente ovvero tramite un intermediario abilitato.
Qualora il sostituto rilasci una nuova Certificazione dopo il 7.3 dovrà indicare nelle Annotazioni che, se il percipiente intende avvalersi del mod. 730 precompilato, dovrà procedere a modificarne il contenuto sulla base dei nuovi dati forniti.
Si rammenta infine che entro il 28.2 del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati, i sostituti d’imposta sono comunque tenuti a inviare ai percipienti la Certificazione in esame, anche in formato elettronico (ad esempio, via e-mail) esclusivamente nel caso in cui sia possibile accertarsi che la stessa entri nella materiale disponibilità del destinatario.
In caso di omessa / tardiva / errata presentazione l’art. 2 del Decreto c.d. “Semplificazioni” prevede l’applicazione di una sanzione pari a € 100 per ogni comunicazione.

Modello 730 precompilato
Come noto, ai sensi dell’art. 1, D.Lgs. n. 175/2014, Decreto c.d. “Semplificazioni”, in via sperimentale, a partire dal 2015, l’Agenzia delle Entrate entro il 15.4 di ciascun anno rende disponibile telematicamente il mod. 730 precompilato ai titolari di redditi di lavoro dipendente, redditi da pensione e di taluni redditi assimilati.
Entro il 9 marzo 2015 ( il 7 marzo cade di sabato), così come previsto dal citato Decreto “Semplificazioni”, i sostituti d’imposta devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica 2015, che come sopra accennato, sostituisce il mod. CUD ed è propedeutica alla compilazione del mod. 730.
La stessa presenta un generale incremento delle informazioni da indicare rispetto al CUD. Infatti, con la Certificazione Unica sono comunicati all’Agenzia non solo i dati reddituali/previdenziali dei lavoratori dipendenti e assimilati ma anche quelli relativi a lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.
L’art. 3 del Decreto in esame dispone la trasmissione, entro il 28 febbraio, all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi (istituti di credito ed assimilati, assicurazioni, Enti previdenziali e forme pensionistiche complementari) dei dati relativi ai seguenti oneri deducibili / detraibili sostenuti nell’anno precedente, quali: interessi passivi su mutui, premi / assicurazioni, contributi previdenziali, mentre per le spese mediche è rinviata al 2016 l’acquisizione da parte dell’Agenzia dei dati relativi alle prestazioni sanitarie.Il mod. 730 precompilato è consultabile a partire dal 15 aprile:
– direttamente dal contribuente in una specifica sezione del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, per accedere alla quale è necessario disporre di un Pin, che può essere richiesto online, per telefono (al numero 848800444) oppure presso un Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
ovvero,
– mediante il sostituto d’imposta / CAF / professionista abilitato, previa apposita delega.
La dichiarazione precompilata può essere accettata così come predisposta dall’Agenzia o modificata / integrata con ulteriori dati.
Il contribuente che “riceve” il mod. 730 precompilato non è obbligato ad utilizzarlo. Infatti, è fatta salva la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie, utilizzando il mod. 730 “non precompilato” avvalendosi del sostituto d’imposta/CAF/professionista abilitato o il mod. UNICO.
Come previsto dal comma 2 dell’art. 4 del Decreto in esame è stata unificata al 7 luglio:
– la presentazione del mod. 730 al sostituto d’imposta / CAF / professionista abilitato;
– la trasmissione all’Agenzia delle Entrate del mod. 730 e del relativo risultato finale da parte del sostituto d’imposta / CAF / professionista abilitato ovvero direttamente dal contribuente.

Lettere di Intento
Con il D.Lgs. n. 175/2014, Decreto c.d. “Semplificazioni”, l’obbligo di comunicare i dati delle dichiarazioni d’intento è stato “trasferito” in capo all’esportatore abituale che è quindi tenuto ad inviare all’Agenzia delle Entrate, telematicamente, i dati delle dichiarazioni d’intento emesse e al fornitore / Dogana la dichiarazione d’intento unitamente alla ricevuta di avvenuta presentazione della stessa, rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.
Per contro il fornitore può effettuare cessioni / prestazioni senza IVA solo dopo aver:
– ricevuto la dichiarazione d’intento e la relativa ricevuta di presentazione all’Agenzia delle Entrate, consegnategli dall’esportatore abituale;
-riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate da parte dell’esportatore abituale.
Il fornitore dovrà altresì riepilogare nella dichiarazione IVA annuale le dichiarazioni d’intento ricevute.
La verifica di avvenuta presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate da parte dell’esportatore abituale effettuata dal fornitore prima della cessione / prestazione senza IVA, attualmente può essere eseguita dal sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, tramite una funzione a libero accesso, inserendo il codice fiscale dell’esportatore abituale e quello del cedente / prestatore, nonché il numero di protocollo della ricevuta telematica che l’esportatore abituale ha inviato al fornitore, mentre a regime potrà essere effettuata anche consultando il proprio cassetto fiscale.
Al cedente o prestatore che effettui operazioni nei confronti dell’esportatore abituale prima di aver ricevuto da parte di questi la dichiarazione d’intento ed averne riscontrato l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle entrate è irrogata una sanzione dal 100% al 200% dell’imposta.
La dichiarazione d’intento inviata al fornitore con le vecchie modalità del 2014 copre le operazioni effettuate fino all’11 febbraio 2015, per le quali il fornitore non deve verificare l’avvenuta presentazione, prima di emettere la fattura. Decorso tale termine, ossia dal 12 febbraio 2015, il fornitore potrà fatturare operazioni senza IVA solo se la relativa dichiarazione d’intento risulta presentata telematicamente all’Agenzia delle Entrate dall’esportatore abituale.
Si attendono chiarimenti dell’Agenzia per capire se e come regolarizzare le fatture emesse senza Iva nel periodo transitorio 1 gennaio – 11 febbraio 2015.

Comunicazioni Black List
A seguito delle modifiche apportate dall’art. 21, D.Lgs. n. 175/2014 all’art. 1, DL n. 40/2010, dal 1 gennaio 2015 è previsto che il limite il cui superamento comporta l’obbligo di presentazione della comunicazione “black list” aumenta ad € 10.000 annui (in luogo dei previgenti € 500 per operazione) mentre l’invio della comunicazione va effettuato con periodicità annuale (in luogo di quella mensile / trimestrale).
È auspicabile che l’Agenzia delle Entrate chiarisca se il nuovo limite annuale debba essere verificato con riferimento a tutte le controparti “black list” ovvero con riguardo a ciascuna controparte ovvero con riferimento alle operazioni attive e alle operazioni passive.

Giuseppina Silenzi
Senior Partner del Network Professionale

Giuseppina Silenzi

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