Le reti tra imprese: distretti e trademark collettivi e la sfida alla globalizzazione

 Le reti tra imprese: distretti e trademark collettivi e la sfida alla globalizzazione

La crisi economica ha riportato alla ribalta l’importanza della collaborazione soprattutto delle piccole e medie imprese. La rete è la scommessa per il futuro, un modello sul quale il sistema delle parti sociali e delle governance territoriali hanno deciso di puntare da tempo, valorizzando e promuovendo lo strumento della collaborazione, quale leva per il rilancio e la reazione alla crisi congiunturale dei mercati.

Fare rete, e cioè condividere progetti, attività, servizi, competenze, è una scelta strategica che consente alle imprese, nel rispetto dell’autonomia aziendale, di consolidare e accrescere le posizioni di mercato, ridurre i costi legati all’attività, fornire servizi e prodotti completi all’interno di una stessa filiera. Ma esiste una reale consapevolezza sui vantaggi, in particolare per le pmi, correlati al “perché fare rete”? Quali sono i soggetti che l’hanno sperimentato concretamente? E quali le esperienze fino ad oggi condotte in Italia?

Alcune risposte a questi quesiti Sdi, Soluzioni d’Impresa, azienda di formazione privata che opera in Sicilia, è riuscita a trovarle in sede di progettazione di un piano formativo incentrato sul tema dello sviluppo delle reti tra imprese nell’Isola.  Il sistema industriale italiano è caratterizzato per la maggior parte da pmi, circa il 95%. Non stupisce, quindi, che le forme di aggregazione a rete più diffuse nel sistema industriale italiano siano quelle relative a modelli propri delle pmi: distretti e trademark collettivi.  In Italia sono presenti 101 distretti (rif. Osservatorio dei distretti italiani) la cui concentrazione è soprattutto localizzata al centro-nord del Paese.

I distretti

distretti sono “sistemi territoriali caratterizzati da una elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente, e da una accentuata specializzazione produttiva dell’insieme delle imprese stesse”. Nei 101 distretti dell’Osservatorio, risultano registrate 283 mila aziende ben il 28,5% del totale manifatturiero. Le imprese attive nei distretti impiegano oltre 1,4 milioni di addetti (fonte Istat), che rappresentano il 29,4% del totale dell’occupazione manifatturiera. Nei distretti il 30% delle imprese è costituita sotto forma di società di capitali contro il 22% della media nazionale. Infine, le microimprese (1-9 addetti) rappresentano nei distretti l’86% a fronte di 95% di dato nazionale. Le imprese, invece, da 10 a 249 addetti sono pari al 13,6% (5% la media nazionale).

Negli ultimi 4 anni la competitività dei distretti italiani si è fortemente ridimensionata. Infatti, la globalizzazione sta progressivamente incidendo sul deterioramento del vantaggio competitivo legato alla territorialità. Per far fronte a questo fenomeno, le imprese distrettuali stanno reagendo secondo tre linee strategiche, già evidenziate dall’Osservatorio dei distretti italiani, nel rapporto 2012:

• ampliamento ed internazionalizzazione delle reti di fornitura (dai distretti ai dis-larghi) che comporta il ricorso a nuove forme di rapporti di rete che vanno al di là dei classici rapporti di subfornitura come outsourcing, offshoring, joint ventures ecc.;

• creazione di reti di innovazione secondo il modello dell’Open Innovation;

• creazione di reti di globalizzazione per il potenziamento dell’export extra UE. Anche questo tipo di strategie prevede il ricorso a nuove tipologie di rapporti di rete.

I trademark collettivi

L’altro modello di rete, caratterizzante soprattutto il settore agroalimentare italiano, è quello dei trademark collettivi basati sulla creazione di consorzi. Il modello di business, in questo caso, prevede il trasferimento al consorzio di alcuni aspetti competitivi soprattutto legati allo sviluppo del brand e alla sua tutela. Le imprese consorziate continuano a competere tra di loro invece sulle produzioni. Il modello dei trademark collettivi tiene molto bene alla prova della globalizzazione, essenzialmente per due motivi: la tutela del brand è legata alla territorialità (modelli DOC, DOP e IGT) e pertanto il brand non è esposto a concorrenza globale; il settore agroalimentare italiano ha una reputazione consolidata all’estero. Il modello del trademark collettivo si sta quindi estendendo, facendo leva sull’asset reputazionale, anche alla distribuzione ed alla ristorazione (si pensi ai recenti successi della formula Eat Italy).

In un periodo in cui la globalizzazione ha messo in crisi il vantaggio competitivo basato sulla localizzazione dei distretti, la politica di aggregazione delle imprese deve essere ripensata ponendo al centro lo sviluppo dell’asset relazionale e favorendo le dinamiche già in atto nei distretti italiani più competitivi e precedentemente delineate. Il Contratto di Rete si caratterizza come forma di aggregazione ideale per la sua maggiore flessibilità. Grazie ad esso le reti d’impresa superano, senza annullarla del tutto, la dimensione della territorialità e della localizzazione, pilastri dell’organizzazione distrettuale. E la chiave è ancora una volta il fattore umano, inteso in termini di conoscenza e innovazione, ma anche in termini relazionali e di fondamentali variabili, quali la fiducia e la reputazione, che diventano una componente chiave delle relazioni nel clima distrettuale e delle collaborazioni interaziendali in genere.

L’acquisizione di competenze, manageriali da un lato (chi crea la rete) e dei lavoratori dall’altro (chi vive la rete) diventa la condizione necessaria affinché si possano mettere in campo politiche integrate d’innovazione d’impresa… di successo!

Giorgia Petrotta

Ingegnere gestionale SDI, responsabile dell’area progettazione

2 Comments

  • buongiorno giorgia, credo che dovremo contattarci. Noi abbiamo creato un trademark innovativo e accattivante per le micro imprese http://www.energitismo.com

    • Salve Claudia. Ho dato uno sguardo al vostro interessantissimo sito. Possiamo sentirci via mail o telefono, sul nostro sito trovi tutti i riferimenti. a presto

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