Le startup italiane: fanalini di coda in Europa

 Le startup italiane: fanalini di coda in Europa

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Il fenomeno delle start-up sta trovando terreno fertile in molti paesi europei, tra cui la Germania del mandato Merkel e l’Inghilterra. Diversa appare invece la situazione nella nostra “bella Italia”, dove questo tipo di impresa non sembra decollare, ed anzi, più che start-up, qualcuna di queste, che nonostante il tam-tam mediatico di pagina facebook, twitter, comunicato stampa, nonché intervista al CEO non è ancora stata fondata, assomiglia molto di più ad una start-down.

Il Governo italiano fin dal 2012, grazie alla Legge del 18 dicembre 2012 nr. 221, precedentemente conosciuta anche come “Decreto Crescita 2.0” – “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” – si trova impegnato nella messa in opera di una normativa organica volta a favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico. Secondo il bilancio di fine 2015, ricavato dagli ultimi dati pubblicati sul Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, e grazie ai dati pubblicati sul Registro delle imprese delle Camere di Commercio, le startup innovative in Italia hanno ormai superato quota 5000, arrivando a 5016, ed una su due ha sede in Lombardia.

Nonostante, secondo i rapporti territoriali di approfondimento, realizzati nell’ambito del Progetto StartUp Roadshow 2015, l’impegno governativo, sancito addirittura dal diritto, ci proponga dei risultati generali positivi, il Belpaese resta comune nelle retrovie europee per quanto concerne i finanziamenti concessi alle start-up.

Negli ultimi tre mesi addirittura più di 3,5 miliardi di dollari sono stati investiti in start-up con sede in Europa, tuttavia lo zoccolo duro degli investimenti fanno capo al Nord Europa con Germania e Regno Unito in pole position e con largo distacco rispetto all’Italia e agli altri paesi, seppur si registri qualche singolo episodio di largo successo, come in Spagna, dove una start-up è riuscita a raccogliere investimenti pari a 40 milioni di dollari.

L’Italia dunque non sembra proprio registrare risultati importanti a livello europeo e l’unica presenza che pare degna di nota sembrerebbe la start-up Visa, azienda che si occupa del permesso di soggiorno agevolato.

Insomma, il Belpaese ci restituisce una fotografia un pochino triste, che tuttavia potrebbe rianimarsi anche grazie all’apporto esterno. Nonostante il nostro paese sembri temporeggiare sulla questione dei finanziamenti per le start-up autoctone, diverse e sempre più numerose sono invece le start-up straniere che investono sul nostro mercato.

Tra queste citiamo Noicompriamo.it, parte di una holding tedesca, che si occupa dell’acquisto di vetture di seconda mano. La società propone il binomio vincente tra servizio standard sul web e personalizzato in sede, ed offre a tutti i semplici interessati una doppia quotazione auto completamente gratuita e priva di vincoli; naturalmente, nel caso la trattativa vada a buon fine, un pagamento sicuro e trasparente, esclusivamente via bonifico bancario.

Redazione

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