Nel mondo in cui viviamo i rischi aumentano e si trasformano più velocemente della nostra stessa capacità di coglierli e gestirli.
Il Risk Outlook 2026, pubblicato da International SOS porta un messaggio inequivocabile: i nuovi rischi emergono più rapidamente di quanto l’azienda riesca a reagire per affrontarli, secondo il 57% dei decisori intervistati. Il tempo per prendere decisioni critiche si è drasticamente ridotto, secondo il 74%. E solo il 35% sente di poter mobilitare il proprio team in modo tempestivo.
Operiamo in un contesto che mette pressione anche alle realtà più strutturate.
Per una PMI, questa pressione diventa un rischio di sopravvivenza.
A peggiorare il quadro, quasi la metà degli intervistati (49%) osserva che i rischi sanitari, di security, operativi e reputazionali sono sempre più interconnessi. Significa che non esistono più criticità isolate, locali. Qualunque fattore può rapidamente generare effetti a catena su persone, tecnologie, attività di produzione, catena di forniture, continuità del business.
Ed è qui che emerge il punto decisivo: che non è la complessità del mondo. E’ la lentezza con cui molte aziende lo affrontano.
Come accadde a Microsoft.
Quando Satya Nadella arrivò alla guida di Microsoft nel 2014 trovò un’azienda potente ma lenta, irrigidita da un atteggiamento di autosufficienza: “Sappiamo già tutto.” (Know-It-All). Durante un meeting ai massimi livelli, Nadella pose una domanda semplice: “Cosa avete imparato questa settimana?” Silenzio. E fu in quel silenzio che Nadella vide il nodo reale da sciogliere: non tecnologico, ma culturale. Non mancavano certo competenze. Mancava la spinta a mettere in discussione il già noto per imparare il nuovo.
Allora decise di dare un messaggio rivoluzionario: spostare la cultura da Know-It-All -“So già tutto”, a Learn-It-All→ “Posso migliorare ogni giorno”. Avviò così un cambiamento che ha rimesso Microsoft in movimento, accelerando l’innovazione del Cloud, dando impulso alla collaborazione fra diversi team di lavoro e aumentando la flessibilità nell’approccio.
Perché Learn-It-All è vitale per le PMI?
In un mondo che cambia in modo imprevedibile, rapido e interconnesso le PMI, già fragili per risorse limitate e forte dipendenza da poche figure chiave, sono le più esposte.
Il rischio reale non è esterno. Il rischio reale è interno: una mentalità che non cambia abbastanza in fretta.
Ecco i cinque segnali da monitorare:
- La velocità con cui l’azienda reagisce agli imprevisti.
- La qualità dei dati con cui si prendono decisioni.
- La capacità del team di mobilitarsi rapidamente.
- La dipendenza da pochi fornitori o da poche persone interne.
- Il livello di apertura al cambiamento del management.
Se questi fattori non sono controllati e non si agisce per migliorarli, l’azienda si indebolisce progressivamente.
8 “bucce di banana” che rallentano l’apertura mentale:
- L’arroganza della competenza: “Lo so già fare.”
- La paura di sembrare impreparati: le domande non sono debolezza, sono lucidità.
- L’esperienza trasformata in gabbia, in comfort zone: è il passato, non sempre il futuro.
- L’ego che difende idee e convinzioni invece di cercare soluzioni.
- Il successo passato diventato àncora: ciò che ha funzionato ieri non basterà domani.
- L’intolleranza all’errore: senza prototipi, tentativi ed errori, neppure la scienza progredisce.
- La fretta che sostituisce il pensiero: chi corre sempre smette di vedere e di pensare.
- La bolla del consenso: se nessuno dissente, nessuno sta pensando in modo critico.
L’approccio Learn-It-All si basa su quattro pilastri: Curiosità e apertura verso il nuovo sono più importanti della competenza pregressa. L’errore può essere un prototipo, non una colpa. Feedback continui a chi lavora con noi, invece di valutazioni formali una volta all’anno. E “umiltà intellettuale” a ogni livello dell’organizzazione come acceleratore del cambiamento.
Per le PMI significa:
- ridurre l’arroccamento attorno al “si è sempre fatto così”
- leggere e interpretare i segnali di rischio potenziale, prima che accadano
- reagire più velocemente
- rendere il team più autonomo e interscambiabile
- creare una cultura che apprende dal cambiamento, non che lo subisce.
Chi pratica l’approccio Learn-It-All:
- Si pone la domanda scomoda del lunedì: “Cosa potremmo vedere e fare diversamente questa settimana?”
- Incarica un “avvocato del diavolo” a rotazione, in ogni riunione per mettere in discussione l’idea dominante o la soluzione prospettata prima che sia adottata.
- Domanda: “Cosa impariamo da questo errore?” ogni errore diventa una procedura nuova.
- Decide un micro-test ogni 15 giorni: piccolo, rapido, misurabile. E replicabile.
- Chiede ai clienti: “Cosa dovremmo smettere di fare?”
Oggi il rischio maggiore non è il mercato: è la lentezza mentale con cui lo affrontiamo.
Le PMI non possono competere sui grandi numeri. Ma possono vincere su velocità, flessibilità e capacità di apprendere ogni giorno.
La frase su cui riflettere
“La vera competizione non è con i concorrenti. È con la versione futura di noi stessi”, Natya Nadella, Ceo Microsoft.

